La Nuova Sardegna

Vaccini, in campo anche i farmacisti

di Claudio Zoccheddu
Vaccini, in campo anche i farmacisti

Circa 300 hanno dato la disponibilità. Approvate le linee guida nazionali ma per l’accordo serve il nulla osta della Regione

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SASSARI. Le linee guida nazionali sono state approvate ma prima che possano essere declinate su scala regionale sarà necessario che la Regione recepisca l’accordo quadro siglato dal Governo con le federazioni di rappresentanza dei farmacisti. Passerà ancora qualche tempo prima che i sardi si possano vaccinare in farmacia, se ne riparlerà tra la metà e la fine di aprile, ma le diplomazie sono già al lavoro e la fumata bianca si annuncia inevitabile. «Manca uno scudo penale e civile per i farmacisti ma le interlocuzioni sono già state avviate, a breve incontreremo i responsabili dell’assessorato regionale della Sanità – spiega Pierluigi Annis, presidente regionale di Federfarma –. Noi siamo disponibili e sono certo che troveremo un accordo. Molti colleghi sono già pronti a contribuire alla campagna di vaccinazione e sarebbero onorati di dare una mano. I costi non sono un problema, i sei euro che risultano dall’accordo nazionale sono quelli che generalmente vengono destinati ai medici, su cui si è deciso di modulare la dotazione finanziaria. Ma, lo ripeto, non sarà certo questo il problema». Le intenzioni, dunque, sono ottime. Ma non bastano. Prima che i farmacisti possano inoculare le dosi del vaccino direttamente in farmacia dovranno compiere alcuni passi fondamentali: «Il primo è comunicare la propria disponibilità – aggiunge Annis – ma da un sondaggio che abbiamo effettuato risulta che perlomeno il 50 per cento dei colleghi sarebbe disponibile». E se in Sardegna ci sono circa 600 farmacie, significa che 300 sarebbero pronte ad effettuare le vaccinazioni. Ora, però, sarà necessario istruire i farmacisti: «Per ottenere l’abilitazione sarà necessario affrontare un corso di formazione di 16 ore approntato dall’Istituto superiore di sanità che permetterà di ottenere la qualifica di farmacista-vaccinatore. Il corso verrà seguito da un periodo di tutoraggio con un medico abilitato, per ottenere anche un riscontro pratico. Niente di troppo complicato, credo che si possa risolvere tutto nel giro di una settimana. In ogni caso prima di iniziare sarà necessario ricevere i vaccini. Saranno i Johnson & Johnson – aggiunge Annis – che dovrebbero arrivare appunto verso la metà di aprile”. C’è tempo, dunque, per organizzare la formazione e le aree di inoculazione nelle farmacie o addirittura fuori, al riparo di un gazebo: «Chiaramente chi verrà vaccinato in farmacia non sarà un soggetto fragile. Credo che noi ci occuperemo delle fasce più giovani della popolazione. Tra l’altro la possibilità di usare i locali delle farmacie permette una notevole flessibilità. Penso ai piccoli Comuni, in cui le persone potranno essere vaccinate a poca distanza da casa. Ma anche nelle città sarà possibile sfruttare la possibilità di giocare con gli orari, magari con aperture alle vaccinazioni in pausa pranzo o dopo la chiusura serale», conclude Annis. In farmacia ci saranno ovviamente anche i controlli di sicurezza, di cui però non è ancora stata chiarita la paternità. Ci potrebbe essere un medico ma è più probabile che se ne occupi il 118, in caso di necessità. Ciò che invece è già stato appurato sono i 15 minuti di osservazione sul paziente necessari dopo la somministrazione del vaccino.

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