Per un’omonimia un grafico di Porto Torres finisce nella lista nera degli Stati Uniti
I conti di Alessandro Bazzoni bloccati per due mesi. Imprenditore milanese col nome identico trafficava in petrolio
PORTO TORRES. Una mattina ti svegli e scopri che dall’altra parte del mondo qualcuno ha deciso - senza neppure uno straccio di verifica - che tu sia un mezzo terrorista, uno che traffica petrolio, milioni di barili di greggio prodotto da Petroleos Venezuela Sa, il tutto aggirando le sanzioni imposte dagli Usa al regime di Nicolas Maduro. È quello che è accaduto a un giovane grafico pubblicitario di Porto Torres, Alessandro Bazzoni, 35 anni, che ha solo avuto la sfortuna di incappare in un caso di omonimia. Nel senso che il protagonista della vicenda è un Alessandro Bazzoni, milanese, residente a Lugano, finito nella lista nera del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per commerci illeciti.
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In questi casi, a quanto pare, non si va per il sottile e tutti gli Alessandro Bazzoni d’Italia (una ventina, anche se poi nella rete sono rimasti i due titolari di partita Iva) si ricorderanno l’ultimo giorno alla Casa Bianca di Donald Trump. Poco importa se tu sei un grafico pubblicitario che da quindici anni lavora nel settore e solo da tre - con grandi sacrifici - ti sei aperto una attività tutta tua, nel centro storico di Porto Torres, a due passi dal Comune.
«Tutto comincia il 19 gennaio con l’avvio dell’inchiesta, da quello che abbiamo capito – racconta Alessandro Bazzoni – e nei primi giorni di febbraio mi chiamano dalla banca: mi dicono che c’è un problema e devono interrompere i rapporti con me. Il mio conto corrente viene prima bloccato e poi cancellato. Si ferma il mondo, non posso più lavorare, non ho un Iban, non posso aprire un altro conto, ricevere i bonifici e neppure pagare la merce ordinata». Sulle prime il 35enne di Porto Torres pensa a uno scherzo, poi realizza che il guaio è grosso e venirne fuori non sarà facile.
«Frugo nei siti internet, trovo parecchio materiale, quasi tutto in lingua inglese – dice ancora Alessandro Bazzoni – e dalle traduzioni mi si presenta davanti una situazione allucinante. Io che non ho neanche un cliente fuori dall’Italia avrei sviluppato chissà quali contratti in Venezuela aggirando le leggi americane. Scopro che, come me, anche un altro Alessandro Bazzoni, un ristoratore di Verona, è finito nella blacklist dell’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro Americano, la Specially Designated Nationals and Blocked Persons list (la sigla è Sdn)». I due si mettono in contatto, vagano in una giungla di informazioni, si sostengono a vicenda. I burocrati di Washington sembrano irremovibili. L’Alessandro Bazzoni sardo e l’altro veronese uniscono le forze: «Abbiamo cominciato a inviare mail, copia del passaporto, codice fiscale e documenti inerenti l’attività svolta, risulta chiaro che noi non c’entriamo niente».
Passano le settimane, non succede niente. Alessandro e Alessandro sono diventati amici, accomunati da una incredibile storia. Il Bazzoni portotorrese con il suo avvocato (Giampaolo Mura dello studio Berlinguer) presenta una denuncia ai carabinieri e chiede che vengano accertate le responsabilità per il danno subito, anche perchè l’ultima risposta ha dell’incredibile: dagli Stati Uniti sostengono - a dieci giorni dall’ultima comunicazione - che “stiamo valutando la situazione”. Parla anche con il sindaco Massimo Mulas che si mette a disposizione e avvia interlocuzioni attraverso i canali istituzionali. Si arriva al primo aprile. Il Dipartimento del Tesoro comunica di avere “liberato” i due Bazzoni sbagliati. Dovrebbe essere tutto a posto: «Invece io non ho ancora ricevuto niente – conclude Alessandro Bazzoni – spero che l’incubo sia terminato. Subito dopo Pasqua tornerò in banca e credo che faranno il possibile per rimettermi nella condizione di ricominciare a lavorare. Intanto chi mi ripaga i danni? Nessuno ha chiesto scusa».
I due Alessandro sono diventati amici, si incontreranno più avanti. «Abbiamo preso questo impegno, è una storia che si può raccontare, anche per fare capire che può capitare a chiunque: svegliarsi un giorno e scoprire che qualcuno ha deciso di terremotare la tua vita».
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