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Dopo le festività ecco le regole da seguire

di Luca Laviola
Dopo le festività ecco le regole da seguire

Il Paese è ancora diviso in diverse fasce in attesa del prossimo monitoraggio o delle verifiche

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ROMA. Dopo 100 giorni di campagna vaccinale in Italia ci sono quasi 3 milioni e mezzo di immunizzati totali (il 6,8% della popolazione over 16), ma tra gli ultrasettantenni appena l'11% ha ricevuto la prima dose e solo l'1,87% anche il richiamo, secondo il report settimanale del Commissariato all'emergenza. Cifre che danno il senso di un ritardo da recuperare e di una corsa contro il tempo in una fascia d'età (70-79 anni) che conta un quarto delle 400 vittime di media al giorno. Va meglio tra gli over 80 (41% dei decessi), vaccinati al 30% con due dosi e al 56% con una dose. La campagna di massa cerca di alzare il livello oltre le 240 mila dosi somministrate in media al giorno, ma dopo il sensibile calo del weekend di Pasqua (87 mila dato provvisorio di domenica) l'obiettivo delle 300 mila iniezioni in 24 ore è ancora da raggiungere e quello delle 500 mila entro fine mese lontano. Pesa anche un arrivo previsto di dosi ad aprile limitato a 8 milioni, perfino meno degli 8,2 milioni di marzo. Le Regioni, soprattutto quelle più efficienti come Lazio e Veneto, vorrebbero più munizioni. «Facciamo 25 mila vaccinazioni al giorno - dice il governatore Nicola Zingaretti -, ma potremmo farne il triplo». Nel Veronese sono finite le dosi per il richiamo Pfizer e le prenotazioni sono state rimandate di alcuni giorni (l'azienda ha consegnato proprio ieri un altro carico all'Italia). «Abbiamo ricevuto 2,8 milioni di dosi nel weekend di Pasqua - dice il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulé - e grazie al Comando Operativo di Vertice Interforze sono state distribuite nell'arco di 12 ore a tutte le Regioni». La macchina insomma attende di andare al massimo, ma il presidente della Puglia Michele Emiliano critica «chi ha utilizzato tutto lo stock vaccinale, che adesso sembra più veloce degli altri, senza pensare alla seconda dose, e chiede adesso dosi supplementari che non dovrebbe poter avere». Alla vaccinazione di massa si lega non solo l'abbattimento dei decessi, in Italia più numerosi che nel resto d'Europa, ma anche la riapertura sicura delle scuole, la priorità scelta dal governo Draghi tra le ripartenze. Al 2 aprile, secondo il report del commissariato, risultava vaccinato con una dose il 68% del personale dell'istruzione, ma appena lo 0,59% anche con il richiamo. Ben altri i numeri in alcune delle categorie che si era deciso di vaccinare per prime: è immunizzato con due dosi il 76% del personale sanitario - tra il quale il tasso di contagio è passato dal 6,7% all'1% - e il 72% degli ospiti delle Rsa, falcidiati dalla prima ondata, tra i quali sono crollati infezioni e decessi. La chiave sembra essere proprio la vaccinazione dei più anziani e fragili, l'obiettivo principale indicato da Mario Draghi per il nuovo piano nazionale.

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