Mediterraneo ed energia, per la Nato dossier caldo

Tra le reti dall’Africa all’Europa rispunta quella che collega Algeria e Sardegna

CAGLIARI. Non sarà più solo militare, ma la portaerei al centro del Mediterraneo continua a svolgere il suo ruolo strategico. Questa volta energetico. I veri decisori, una volta si definivano con uno slogan abusato il “complesso politico-militar-industriale” non stanno con le mani in mano e agiscono, disegnando scenari che investono direttamente l’isola, la sua economia e le sue scelte. Tra chi decide un ruolo naturalmente importante lo ha la Nato, con i suoi tanti bracci operativi, in questo caso non militari. Nei giorni scorsi a Roma si è tenuto un convegno, promosso dalla Nato Foundation Defence College, che ha sede proprio a Roma, dal Tap (il Trans Adriatic Pipeline) e da due think-tank, uno marocchino e l’altro organizzazione intergovernativa tra i soggetti che si affacciano nel Mediterraneo. Il tema della due giorni, le strategie energetiche e di sicurezza tra Africa e Europa. Tre i focus: il primo sui cambiamenti delle produzioni energetiche dal fossile al rinnovabile, con un occhio puntato sui concetti di stabilità, diversificazione delle produzioni e integrazioni dei mercati; il secondo sul rapporto, sempre più stretto tra sicurezza energetica e quella militare; il terzo sulle interconnessioni dei diversi mercati e sulla loro stabilità, non solo dal punto di vista finanziario ma anche strategica. Verrebbe da dire che in questo ambito il ruolo della Nato sia quello di “facilitatore” più che di osservatore neutrale, verso un Mediterraneo il più possibile interconnesso.

E qui la Sardegna riveste un ruolo centrale, perchè lo ha deciso la geografia, non la politica. Un ponte naturale tra Maghreb e Europa, soprattutto per il trasporto di energia, rinnovabile, che dall’Africa dovrebbe prendere nei prossimi anni la direzione dell’Europa, soprattutto del nord. I progetti, della Germania soprattutto, sono pubblici e definiti: aiutare i paesi dell’Africa sahariana a produrre energia dal sole e poi trasportarla dove questa energia si consuma: il centro Europa. Ma oltre alla stabilità politica, ecco il ruolo della Nato, c’è bisogno anche di infrastrutture, senza le quali i programmi decadono. Se si prende la cartina dei progetti che sono in programma si vedono tante reti che da sud vanno verso nord: tre verso la penisola iberica, il collegamento Tunisia Sicilia, tanti collegamenti nel Mediterraneo orientale tra Turchia-Egitto-Cipro-Israele, e infine un collegamento dimenticato: quello tra Algeria e Sardegna.

Guido Guida, responsabile degli affari internazionali di Terna, presentando i diversi progetti che costituiscono la “rete” del Mediterraneo lo ha però citato. È il progetto n.15, quello che riguarda l’isola.

Un progetto impegnativo, simile per impegno finanziario e per capacità di trasporto al più citato Tyrrhenian link, ma tenuto sottotraccia, in attesa del momento migliore per realizzarlo. Il progetto ha definito il suo studio di fattibilità, e ha definiti i punti di arrivo e partenza del cavo sottomarino: si parte da Cheffia, in Algeria, e si arriva a Sarroch, alla Sarlux, la centrale elettrica di Saras.

Il caso vuole che il 90 per cento del percorso del cavo nel tratto sottomarino sia uguale, compreso il punto di partenza, al percorso che il “mitico” gasdotto Galsi doveva fare per collegare le riserve algerine alla Sardegna all’Italia passando per la Sardegna: per i 560 chilometri offshore l’analisi dei fondali è la stessa, completata, di Galsi. La prudenza di Med-Tso, il network di operatori di trasmissione nel Mediterraneo di cui Terna fa parte, è però massima: «questo progetto è a livello esplorativo, non rientra nei piani dei gestori della rete algerina e italiana, e non fa parte di accordi di cooperazione tra le due nazioni». Nelle successive pagine però si descrivono in dettaglio i costi, (850 milioni di euro) gli scenari, gli impatti, soprattutto su produzione di energia da gas e rinnovabili, e persino una dettagliata analisi costi benefici, dove i benefici, ma in una ottica europea, sono di gran lunga superiori ai costi. La capacità di trasporto della condotta è di 1000 megawatt, la stessa del Tyrrhenian link. C’è una sola differenza tra i due collegamenti: quello con la Sicilia-Campania è in fase di progettazione, nell’articolo sotto si fa il punto, ed è nazionale. L’altro è internazionale, vede gli stati coinvolti, ed ha dalla sua un grande vantaggio: piace agli strateghi che lavorano in ambito Nato perchè corrisponde perfettamente alle loro linee guida per rendere il Mediterraneo più interconnesso, e più sicuro, secondo i desiderata dell’Alleanza, naturalmente.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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