Morte del chirurgo Spissu quattro indagati a Sassari
di Nadia Cossu
Sotto inchiesta per omicidio ed epidemia colposi: 3 sono dirigenti del Policlinico
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SASSARI. A marzo dello scorso anno il professor Marco Spissu, stimatissimo chirurgo del Policlinico sassarese, era già in pensione ma non si era tirato indietro di fronte alla chiamata per un intervento. Purtroppo il paziente da lui operato, un docente universitario, in seguito era risultato positivo al Covid-19. Spissu, che aveva 72 anni, era stato contagiato e aveva lottato per oltre un mese. Il 15 aprile aveva dovuto arrendersi di fronte alle complicanze che molto spesso rendono questo virus letale.
Per quella morte che aveva sconvolto non solo Sassari ma anche gran parte della Sardegna – perché Spissu era conosciuto da più parti per le sue grandi doti professionali e umane – il sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Paolo Piras aveva aperto un’inchiesta affidando tutti gli accertamenti del caso ai carabinieri del Nas di Sassari e ai tecnici dello Spresal. Oggi, a distanza di un anno, sono state chiuse le indagini nei confronti di quattro persone accusate a vario titolo di omicidio colposo e di epidemia colposa.
Solo del primo reato è chiamato a rispondere Fiorenzo Delogu, coordinatore dell’unità di crisi dell’Area socio sanitaria, che per la Procura avrebbe «rifiutato indebitamente l’effettuazione del tampone molecolare a Spissu» ritardando quindi la diagnosi di covid e la terapia che forse avrebbe potuto salvargli la vita.
Di omicidio colposo e anche di epidemia colposa sono invece accusati gli altri tre indagati. Si tratta di Gianni Paolo Argenti, indicato dalla Procura come “datore di lavoro”, ossia consigliere delegato del Policlinico sassarese, che non avrebbe «fornito dispositivi di protezione individuale né adottato i provvedimenti necessari perché i lavoratori, in caso di pericolo per la diffusione del virus, potessero prendere le misure adeguate» per evitare di rimanere contagiati. Sempre Argenti non avrebbe «integrato il documento di valutazione del rischio con le fasi del procedimento lavorativo comportanti il rischio di esposizione all’agente biologico Sars-CoV-2, con il numero di lavoratori addetti a queste fasi, con le generalità del responsabile del servizio di protezione e prevenzione rischi, e ancora il programma di emergenza». Al consigliere delegato è inoltre contestato di non aver fornito ai lavoratori informazioni e istruzioni sui rischi per la salute, sulle precauzioni da prendere per evitare l’esposizione al virus, sulle misure igieniche da osservare. Nessuna indicazione nemmeno per ciò che riguardava la funzione degli indumenti di lavoro, dei dispositivi e del loro corretto impiego. In generale i lavoratori non sarebbero stati «addestrati» ad affrontare l’emergenza.
Sempre indagato per entrambi i reati è anche il direttore sanitario del Policlinico, Angelo Pietro Melis, accusato di «non aver proposto all’amministrazione iniziative per la preparazione e l’aggiornamento del personale sul rischio biologico Sars Cov-2 non sottoponendo alla stessa schemi di norme interne per l’organizzazione dei servizi tecnico-sanitari in ragione del rischio di diffusione del virus (dispositivi di protezione individuale e attrezzature per la sanificazione degli ambienti).
Sotto inchiesta è finito anche Angelo Capriotti, responsabile del servizio di prevenzione e protezione del Policlinico che per il sostituto procuratore Piras non avrebbe provveduto a «individuare e valutare i fattori di rischio e le misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro». Non avrebbe inoltre «elaborato misure preventive e protettive né di sicurezza» e non avrebbe fornito ai lavoratori «le informazioni sui rischi di diffusione del covid dentro la struttura, né sulle normative di sicurezza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per quella morte che aveva sconvolto non solo Sassari ma anche gran parte della Sardegna – perché Spissu era conosciuto da più parti per le sue grandi doti professionali e umane – il sostituto procuratore della Repubblica di Sassari Paolo Piras aveva aperto un’inchiesta affidando tutti gli accertamenti del caso ai carabinieri del Nas di Sassari e ai tecnici dello Spresal. Oggi, a distanza di un anno, sono state chiuse le indagini nei confronti di quattro persone accusate a vario titolo di omicidio colposo e di epidemia colposa.
Solo del primo reato è chiamato a rispondere Fiorenzo Delogu, coordinatore dell’unità di crisi dell’Area socio sanitaria, che per la Procura avrebbe «rifiutato indebitamente l’effettuazione del tampone molecolare a Spissu» ritardando quindi la diagnosi di covid e la terapia che forse avrebbe potuto salvargli la vita.
Di omicidio colposo e anche di epidemia colposa sono invece accusati gli altri tre indagati. Si tratta di Gianni Paolo Argenti, indicato dalla Procura come “datore di lavoro”, ossia consigliere delegato del Policlinico sassarese, che non avrebbe «fornito dispositivi di protezione individuale né adottato i provvedimenti necessari perché i lavoratori, in caso di pericolo per la diffusione del virus, potessero prendere le misure adeguate» per evitare di rimanere contagiati. Sempre Argenti non avrebbe «integrato il documento di valutazione del rischio con le fasi del procedimento lavorativo comportanti il rischio di esposizione all’agente biologico Sars-CoV-2, con il numero di lavoratori addetti a queste fasi, con le generalità del responsabile del servizio di protezione e prevenzione rischi, e ancora il programma di emergenza». Al consigliere delegato è inoltre contestato di non aver fornito ai lavoratori informazioni e istruzioni sui rischi per la salute, sulle precauzioni da prendere per evitare l’esposizione al virus, sulle misure igieniche da osservare. Nessuna indicazione nemmeno per ciò che riguardava la funzione degli indumenti di lavoro, dei dispositivi e del loro corretto impiego. In generale i lavoratori non sarebbero stati «addestrati» ad affrontare l’emergenza.
Sempre indagato per entrambi i reati è anche il direttore sanitario del Policlinico, Angelo Pietro Melis, accusato di «non aver proposto all’amministrazione iniziative per la preparazione e l’aggiornamento del personale sul rischio biologico Sars Cov-2 non sottoponendo alla stessa schemi di norme interne per l’organizzazione dei servizi tecnico-sanitari in ragione del rischio di diffusione del virus (dispositivi di protezione individuale e attrezzature per la sanificazione degli ambienti).
Sotto inchiesta è finito anche Angelo Capriotti, responsabile del servizio di prevenzione e protezione del Policlinico che per il sostituto procuratore Piras non avrebbe provveduto a «individuare e valutare i fattori di rischio e le misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro». Non avrebbe inoltre «elaborato misure preventive e protettive né di sicurezza» e non avrebbe fornito ai lavoratori «le informazioni sui rischi di diffusione del covid dentro la struttura, né sulle normative di sicurezza».
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