Mille sospetti sulle ultime ore di un giovane buono e solitario
di Gianni Bazzoni
Colpita una persona abituata a rialzarsi ma che non aveva colto il pericolo Sin dall’inizio erano affiorati dubbi sulle reali cause del decesso
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PORTO TORRES. Se vivi per strada, se fai fatica a proteggerti, può accadere che muori senza neppure avere intuito il pericolo. Perché tutti i giorni e le persone sono uguali. Ma Mario Sedda non aveva perso l’intuito, sapeva ancora individuare il pericolo, anche se spesso non riusciva a difendersi.
Quando il suo corpo è stato trovato in mezzo all’erba, semicoperto da arbusti, a poca distanza dal suo inseparabile zainetto, non tutti hanno creduto alla morte naturale. È vero che stava male, che aveva diverse patologie (una particolarmente grave) ma c’era qualcosa di strano nella storia. Perché è finito lì? E davvero c’è andato da solo o era in compagnia di qualcuno? Ma di chi, considerato che nel corso degli ultimi avvistamenti era stato notato in compagnia di persone che conosceva? Umanità che viaggia nel disagio ogni giorno, che si rialza a fatica da ogni caduta e cerca di andare avanti senza sapere neppure dove andare di preciso.
L’ipotesi di una morte violenta è stata presa in considerazione timidamente, anche se poi nessuno si è più sbilanciato perché le prime informazioni trapelate indicavano l’assenza di segni particolari.
C’era però da attendere, perché l’ultima parola – in questi casi – spetta al medico legale che effettua la perizia. E il colpo di scena è arrivato il giorno prima del funerale: Mario Sedda sarebbe stato ucciso, con un coltello strano, un qualcosa che somiglierebbe più a un tagliacarte. Colpito da qualcuno – forse alla schiena – che poi l’ha abbandonato lì e se n’è andato.
E una ricostruzione brutale, attorno alla quale gli investigatori e il magistrato che si occupa della vicenda, stanno cercando di inserire le tessere di un mosaico che consenta di mettere insieme gli ultimi momenti in vita di Mario Sedda, ma anche le frequentazioni abituali, gli incontri e gli spostamenti.
Il primo approfondimento è riferito al luogo del ritrovamento del cadavere. Nello zainetto c’erano una bottiglia e qualche lattina: roba da bere, strumenti per giornate lunghe da affrontare, per combattere la malinconia. Con chi è andato Mario in quel posto e perché? Quasi all’uscita della città, lontano dal luogo che abitualmente frequentava nell’ultimo periodo.
E l’ultima persona che è stata vista in sua compagnia che cosa può sapere della morte di Mario? Il lavoro è in una fase delicata, le indagini non ammettono errori. Ci sono una serie di indizi da valutare, elementi da sottoporre a esame e che – a seconda dei risultati – possono essere trasformati in prove importanti.
Una certezza al momento c’è: si indaga per omicidio e chi ha ucciso Mario Sedda l’ha fatto senza particolari difficoltà. Perché quell’eterno ragazzo non ha avuto la forza per difendersi, e magari non si è neppure reso conto di essere talmente in pericolo da rischiare la vita. Era accaduto chissà quante volte, ma Mario aveva avuto sempre la corazza per uscirne fuori, a volte pagando un prezzo altissimo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quando il suo corpo è stato trovato in mezzo all’erba, semicoperto da arbusti, a poca distanza dal suo inseparabile zainetto, non tutti hanno creduto alla morte naturale. È vero che stava male, che aveva diverse patologie (una particolarmente grave) ma c’era qualcosa di strano nella storia. Perché è finito lì? E davvero c’è andato da solo o era in compagnia di qualcuno? Ma di chi, considerato che nel corso degli ultimi avvistamenti era stato notato in compagnia di persone che conosceva? Umanità che viaggia nel disagio ogni giorno, che si rialza a fatica da ogni caduta e cerca di andare avanti senza sapere neppure dove andare di preciso.
L’ipotesi di una morte violenta è stata presa in considerazione timidamente, anche se poi nessuno si è più sbilanciato perché le prime informazioni trapelate indicavano l’assenza di segni particolari.
C’era però da attendere, perché l’ultima parola – in questi casi – spetta al medico legale che effettua la perizia. E il colpo di scena è arrivato il giorno prima del funerale: Mario Sedda sarebbe stato ucciso, con un coltello strano, un qualcosa che somiglierebbe più a un tagliacarte. Colpito da qualcuno – forse alla schiena – che poi l’ha abbandonato lì e se n’è andato.
E una ricostruzione brutale, attorno alla quale gli investigatori e il magistrato che si occupa della vicenda, stanno cercando di inserire le tessere di un mosaico che consenta di mettere insieme gli ultimi momenti in vita di Mario Sedda, ma anche le frequentazioni abituali, gli incontri e gli spostamenti.
Il primo approfondimento è riferito al luogo del ritrovamento del cadavere. Nello zainetto c’erano una bottiglia e qualche lattina: roba da bere, strumenti per giornate lunghe da affrontare, per combattere la malinconia. Con chi è andato Mario in quel posto e perché? Quasi all’uscita della città, lontano dal luogo che abitualmente frequentava nell’ultimo periodo.
E l’ultima persona che è stata vista in sua compagnia che cosa può sapere della morte di Mario? Il lavoro è in una fase delicata, le indagini non ammettono errori. Ci sono una serie di indizi da valutare, elementi da sottoporre a esame e che – a seconda dei risultati – possono essere trasformati in prove importanti.
Una certezza al momento c’è: si indaga per omicidio e chi ha ucciso Mario Sedda l’ha fatto senza particolari difficoltà. Perché quell’eterno ragazzo non ha avuto la forza per difendersi, e magari non si è neppure reso conto di essere talmente in pericolo da rischiare la vita. Era accaduto chissà quante volte, ma Mario aveva avuto sempre la corazza per uscirne fuori, a volte pagando un prezzo altissimo.
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