Restrizioni più pesanti: rabbia e delusione
Il M5s: «Politica fallimentare». Confartigianato: «Riconsiderare i divieti per il settore del benessere»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. La zona rossa era nell’aria da 24 ore. Già da giovedì la Sardegna aveva capito che doveva prepararsi ad almeno due settimane di simil lockdown. Un ritorno a chiusure e restrizioni che l’isola sperava di avere accantonato. Inevitabili dunque le reazioni a questo provvedimento che fa precipitare la Sardegna all’ultimo posto della classifica a causa dell’Rt più alto d’Italia. E inevitabili anche le polemiche politiche. Il Movimento 5 stelle accusa la giunta Solinas. «Lanciare una campagna di screening dal titolo accattivante, come “Sardi e sicuri”, e scegliere allo stesso tempo di non intervenire per potenziare la macchina dei vaccini, dimostratasi sin da subito lenta, sguarnita e inadeguata – scrivono i consiglieri del M5s Michele Ciusa, Desirè Manca, Roberto Li Gioi e Alessandro Solinas –. I segnali del repentino fallimento nella gestione dell’emergenza portata avanti da questo governo sardo-leghista c’erano già tutti. Abbiamo denunciato l’avvio di una campagna di screening estremamente tardiva, abbiamo denunciato l’alto numero di vaccinati senza averne diritto, l’insufficienza di organico negli hub, e l’assurdità del procedere per slogan senza guardare all’unico dato ancorato alla realtà: i numeri della pandemia. Così, oggi, la Regione, sempre più interessata agli spot che ai dati, si ritrova inesorabilmente in zona rossa, con buona pace per chi, colpito da una crisi economica senza precedenti sta faticando a pagare le rate del mutuo, gli affitti, le tasse, e talvolta a mettere assieme il pranzo con la cena. Con quale coraggio, presidente Solinas, sta continuando a negare che la Sardegna ha estremo e urgente bisogno di aiuto».
Anche il mondo delle imprese però alza la voce per un provvedimento che, al di là della gravità dei numeri, penalizza ulteriormente settori già colpiti dalla pandemia. Come i parrucchieri, i barbieri e gli estetisti, per i quali la Confartigianato stima un danno da oltre 20 milioni di euro. «Il lockdown regionale rischia di affossare le centinaia di imprese che lentamente si stavano riprendendo dalla chiusura di un anno fa – dicono il presidente e il segretario di Confartigianato di Sardegna, Antonio Matzutzi e Daniele Serra –. La notizia della Sardegna nuovamente in zona rossa per almeno due settimane, con la conseguente chiusura anche del settore benessere, e quindi dei laboratori di acconciatura, estetica e di ricostruzione unghie, potrà comportare una perdita pesantissima per tutto il comparto dei servizi alla persona che faticava a riprendersi dal lockdown». L’associazione ha deciso di scrivere direttamente al governo. «Nei prossimi giorni, tramite anche la struttura nazionale di Confartigianato Acconciatori – concludono Matzutzi e Serra – se la situazione non dovesse cambiare, chiederemo al governo di riconsiderare le misure restrittive riguardanti le attività di acconciatura, consentendone lo svolgimento anche nella zona rossa, a tutela della salute dei cittadini e dell’economia del settore».
Anche il mondo delle imprese però alza la voce per un provvedimento che, al di là della gravità dei numeri, penalizza ulteriormente settori già colpiti dalla pandemia. Come i parrucchieri, i barbieri e gli estetisti, per i quali la Confartigianato stima un danno da oltre 20 milioni di euro. «Il lockdown regionale rischia di affossare le centinaia di imprese che lentamente si stavano riprendendo dalla chiusura di un anno fa – dicono il presidente e il segretario di Confartigianato di Sardegna, Antonio Matzutzi e Daniele Serra –. La notizia della Sardegna nuovamente in zona rossa per almeno due settimane, con la conseguente chiusura anche del settore benessere, e quindi dei laboratori di acconciatura, estetica e di ricostruzione unghie, potrà comportare una perdita pesantissima per tutto il comparto dei servizi alla persona che faticava a riprendersi dal lockdown». L’associazione ha deciso di scrivere direttamente al governo. «Nei prossimi giorni, tramite anche la struttura nazionale di Confartigianato Acconciatori – concludono Matzutzi e Serra – se la situazione non dovesse cambiare, chiederemo al governo di riconsiderare le misure restrittive riguardanti le attività di acconciatura, consentendone lo svolgimento anche nella zona rossa, a tutela della salute dei cittadini e dell’economia del settore».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
