Una lama nella testa Mario Sedda è stato ucciso
di Nadia Cossu
Il 39enne di Porto Torres non è morto per cause naturali: c’è un indagato
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SASSARI. Mario Sedda, il 39enne trovato senza vita lo scorso primo aprile in mezzo all’erba di via Sassari, a Porto Torres, non sarebbe morto in seguito a un malore. Sarebbe stato ammazzato. Da qualcuno che probabilmente la vittima – un uomo dall’esistenza complicata che spesso vagabondava per la città – conosceva bene e frequentava.
A distanza di nove giorni dal ritrovamento del cadavere, un sessantenne di Porto Torres è stato iscritto dalla Procura nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario.
A segnare la clamorosa svolta in un’inchiesta che stava già viaggiando verso l’archiviazione – si era ipotizzato che il decesso fosse dovuto a cause naturali – è stato l’esito dell’autopsia. Perché se in un primo momento non erano emersi segni di violenza sul corpo di Sedda, l’esame necroscopico avrebbe invece svelato un dettaglio raccapricciante: conficcata nel cranio della vittima è stata trovata una porzione di lama di coltello, spezzata.
Decisamente improbabile che il trentanovenne possa essersi colpito da solo con quell’arma, molto più plausibile, invece, che a farlo sia stato qualcun altro. E i sospetti della Procura e dei carabinieri che stanno indagando sono ricaduti su un uomo di sessant’anni al quale è già stata notificata l’informazione di garanzia e che è quindi a conoscenza del fatto che gli inquirenti lo considerino un potenziale omicida.
La cautela è d’obbligo perché bisognerà attendere tutta una serie di accertamenti che sono in una fase primordiale. Ma perché gli investigatori hanno concentrato le loro attenzioni su questo uomo? È possibile che inizialmente fosse soltanto uno dei tanti tenuti “sotto osservazione” dopo il ritrovamento del corpo di Sedda. Nella prima fase delle indagini funziona così: si va a cercare nel giro di amicizie e conoscenze della vittima, per capire se emergono dettagli interessanti dai loro racconti. E nell’ambito di queste attività può accadere che alcuni atteggiamenti – o altri elementi più concreti – convincano le forze dell’ordine a voler andare a fondo, ad approfondire.
E questo potrebbe essere successo nel caso del sessantenne indagato. In più, su alcuni suoi indumenti sono state rilevate tracce ematiche “di interesse”. E infatti gli abiti sono stati sequestrati e inviati ai carabinieri del Ris di Cagliari che le analizzeranno nelle prossime ore. Nei laboratori degli specialisti dell’Arma sono finiti anche una giacca e uno zainetto. Si cercheranno impronte e chiazze di sangue che possano in qualche modo fornire i riscontri necessari e utili a far diventare l’indagato qualcosa in più di un sospettato. Perché se emergerà che le tracce ematiche appartengono a Mario Sedda, il sessantenne dovrà spiegare come sono finite sui suoi abiti.
I due si conoscevano e frequentavano anche gli stessi posti. Due vite ai margini, qualche eccesso di troppo, l’alcol e in alcuni casi anche l’uso di sostanze stupefacenti. Vite sfortunate, che si incrociano e talvolta si scontrano. È possibile che i due abbiano avuto una discussione, magari in un momento in cui non erano lucidi, e che la lite sia poi degenerata in tragedia. È vero che è presto per dirlo ma è quasi certamente una delle ipotesi che gli inquirenti hanno preso in considerazione. Perché le giornate di queste due persone scorrevano sempre allo stesso modo, lontane dal benessere e vicine a situazioni di degrado. Dove è molto facile cadere nell’esasperazione che poi sfocia in violenza.
Mario Sedda non era una persona che “dava fastidio”, faceva la tipica vita solitaria degli ultimi. Forse anche questo aspetto aveva lasciato pensare che la morte naturale fosse l’ipotesi più realistica. Poi le novità emerse dall’autopsia hanno portato a un cambio di rotta.
L’indagato di Porto Torres è una persona con qualche precedente penale alle spalle, nulla di particolarmente grave, qualche furto, molestie. Ma non reati violenti. Va detto che la sua iscrizione nel registro degli indagati, in questo momento preciso, è stata dettata da esigenze di attività investigativa. Perché lo richiedeva il sequestro dei suoi oggetti personali che in queste ore sono sotto la lente di ingrandimento dei militari del Ris.
Quando, e soprattutto se, gli accertamenti produrranno esiti significativi la posizione del sessantenne inevitabilmente si complicherà.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A distanza di nove giorni dal ritrovamento del cadavere, un sessantenne di Porto Torres è stato iscritto dalla Procura nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario.
A segnare la clamorosa svolta in un’inchiesta che stava già viaggiando verso l’archiviazione – si era ipotizzato che il decesso fosse dovuto a cause naturali – è stato l’esito dell’autopsia. Perché se in un primo momento non erano emersi segni di violenza sul corpo di Sedda, l’esame necroscopico avrebbe invece svelato un dettaglio raccapricciante: conficcata nel cranio della vittima è stata trovata una porzione di lama di coltello, spezzata.
Decisamente improbabile che il trentanovenne possa essersi colpito da solo con quell’arma, molto più plausibile, invece, che a farlo sia stato qualcun altro. E i sospetti della Procura e dei carabinieri che stanno indagando sono ricaduti su un uomo di sessant’anni al quale è già stata notificata l’informazione di garanzia e che è quindi a conoscenza del fatto che gli inquirenti lo considerino un potenziale omicida.
La cautela è d’obbligo perché bisognerà attendere tutta una serie di accertamenti che sono in una fase primordiale. Ma perché gli investigatori hanno concentrato le loro attenzioni su questo uomo? È possibile che inizialmente fosse soltanto uno dei tanti tenuti “sotto osservazione” dopo il ritrovamento del corpo di Sedda. Nella prima fase delle indagini funziona così: si va a cercare nel giro di amicizie e conoscenze della vittima, per capire se emergono dettagli interessanti dai loro racconti. E nell’ambito di queste attività può accadere che alcuni atteggiamenti – o altri elementi più concreti – convincano le forze dell’ordine a voler andare a fondo, ad approfondire.
E questo potrebbe essere successo nel caso del sessantenne indagato. In più, su alcuni suoi indumenti sono state rilevate tracce ematiche “di interesse”. E infatti gli abiti sono stati sequestrati e inviati ai carabinieri del Ris di Cagliari che le analizzeranno nelle prossime ore. Nei laboratori degli specialisti dell’Arma sono finiti anche una giacca e uno zainetto. Si cercheranno impronte e chiazze di sangue che possano in qualche modo fornire i riscontri necessari e utili a far diventare l’indagato qualcosa in più di un sospettato. Perché se emergerà che le tracce ematiche appartengono a Mario Sedda, il sessantenne dovrà spiegare come sono finite sui suoi abiti.
I due si conoscevano e frequentavano anche gli stessi posti. Due vite ai margini, qualche eccesso di troppo, l’alcol e in alcuni casi anche l’uso di sostanze stupefacenti. Vite sfortunate, che si incrociano e talvolta si scontrano. È possibile che i due abbiano avuto una discussione, magari in un momento in cui non erano lucidi, e che la lite sia poi degenerata in tragedia. È vero che è presto per dirlo ma è quasi certamente una delle ipotesi che gli inquirenti hanno preso in considerazione. Perché le giornate di queste due persone scorrevano sempre allo stesso modo, lontane dal benessere e vicine a situazioni di degrado. Dove è molto facile cadere nell’esasperazione che poi sfocia in violenza.
Mario Sedda non era una persona che “dava fastidio”, faceva la tipica vita solitaria degli ultimi. Forse anche questo aspetto aveva lasciato pensare che la morte naturale fosse l’ipotesi più realistica. Poi le novità emerse dall’autopsia hanno portato a un cambio di rotta.
L’indagato di Porto Torres è una persona con qualche precedente penale alle spalle, nulla di particolarmente grave, qualche furto, molestie. Ma non reati violenti. Va detto che la sua iscrizione nel registro degli indagati, in questo momento preciso, è stata dettata da esigenze di attività investigativa. Perché lo richiedeva il sequestro dei suoi oggetti personali che in queste ore sono sotto la lente di ingrandimento dei militari del Ris.
Quando, e soprattutto se, gli accertamenti produrranno esiti significativi la posizione del sessantenne inevitabilmente si complicherà.
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