il giocatore tipo
C’è l’urlatore, l’avvoltoio e mr. alibi ma il più terribile è l’affondatore
SASSARI. Nei campi intanto, si delineano già le varie tipologie di giocatore. E non è possibile non riconoscersi in qualcuno di questi identikit.L’accumulatore seriale: è il già citato trader, quello...
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SASSARI. Nei campi intanto, si delineano già le varie tipologie di giocatore. E non è possibile non riconoscersi in qualcuno di questi identikit.
L’accumulatore seriale: è il già citato trader, quello che l’amministratore sta scrivendo in chat “si è liberato un camp….” E lui ha già risposto: “lo prendo io”. Riesce a monopolizzare agende per intere settimane, e organizzare incastri e partite.
L’affondatore: è quello che cerca di giocare sempre con i più forti, ignaro della sua asineria, o per il gusto malsano e recondito di rovinare le partite altrui. Chi gioca con lui in doppio, è destinato alla depressione. In genere gli altri tre si danno il cambio, ma l’affondatore resta sempre l’ago della bilancia.
Mr alibi: c’era il sole, le palline sono sgonfie, ho cambiato racchetta, le pareti sono umide, mi fa male il gomito, era tua!
Il coach: quello che ha sempre da ridire, che ha fatto lezioni col maestro, che conosce tutti i tutorial sulla bandeja e sulla vibora, insomma il teorico, lo stratega delle posizioni in campo, con una certa predisposizione a cazziare sistematicamente il compagno.
Lo speaker: quello che deve per forza commentare ogni punto, telecronista nel dna.
Lo schiacciatore kamikaze: ogni palla alta, lui parte di smash a tutto braccio. Dopo 100 partite non ha ancora capito che a padel la schiacciata il più delle volte è un boomerang, perché vige la legge terza di Cadorna: più forte tiri e più forte torna. Il difensore aspetta la palla vicino alla rete dopo il rimbalzo a parete, e la rischiaccia in scioltezza.
Il vogatore: lui è il nemico giurato dello schiacciatore. È quello con tecnica artigianale, che però si piazza a fondo, rema, e ti sfinisce a pallonetti, al quarto dei quali in genere lo schiacciatore fa partire il missile terra aria. Il rematore ha tre sponde per amiche, è una trottola infaticabile, capace di resuscitare punti già chiusi.
L’avvoltoio: ha la prenotazione alle 17, e lui alle 16,55 è già lì che svolazza all’ingresso del campo, scalpitando e spargendo ansia. Gli altri possono essere 5 pari al tiebreak, ma lui alle 16.59 è pronto a far intervenire i celerini con i manganelli per lo sgombero immediato.
Il braccino: è quello che non compra mai le palline, che entra per ultimo in campo quando un altro le ha già tirate fuori dal barattolo. E quando qualcuno chiede: chi ha palline buone? Lui fa finta di non sentire o fa stretching.
L’atleta di cristallo: è quello che si rompe sempre, con stiramenti di default, che non si riscalda mai ma entra in campo e spara subito uno smash a freddo.
L’uomo bionico: sei fasce dr Gibaud, stringhe al velcro nei tendini rotulei, bendaggio sul gomito del tennista, plantari. È un rottame ma non desiste. Nemmeno Robocop aveva una dotazione protesica simile.
Il fashion style: è il manager che smessa giacca e cravatta, sul campo da padel indossa il completino griffato, con abbinamento scarpa, t-shirt e pantaloncino.
L’urlatore: esulta ad ogni punto come fosse un goal in champions. Quando vince il set comincia a correre come Tardelli ai mondiali.
Il ladrone: se la palla tocca la linea, è fuori. Se rimbalza un centimetro prima della parete è fuori. Chiama i punti a suo favore con una convinzione che non lascia repliche. I compagni lo conoscono e lo assecondano rassegnati.
L’ex tennista: entra in campo, guarda la pallina e la sfida: tu non riuscirai mai a oltrepassarmi. Della serie: cos’è questa perversione della difesa a sponda? E via col festival del topspin, delle volee e del controbalzo. (lu.so.)
L’accumulatore seriale: è il già citato trader, quello che l’amministratore sta scrivendo in chat “si è liberato un camp….” E lui ha già risposto: “lo prendo io”. Riesce a monopolizzare agende per intere settimane, e organizzare incastri e partite.
L’affondatore: è quello che cerca di giocare sempre con i più forti, ignaro della sua asineria, o per il gusto malsano e recondito di rovinare le partite altrui. Chi gioca con lui in doppio, è destinato alla depressione. In genere gli altri tre si danno il cambio, ma l’affondatore resta sempre l’ago della bilancia.
Mr alibi: c’era il sole, le palline sono sgonfie, ho cambiato racchetta, le pareti sono umide, mi fa male il gomito, era tua!
Il coach: quello che ha sempre da ridire, che ha fatto lezioni col maestro, che conosce tutti i tutorial sulla bandeja e sulla vibora, insomma il teorico, lo stratega delle posizioni in campo, con una certa predisposizione a cazziare sistematicamente il compagno.
Lo speaker: quello che deve per forza commentare ogni punto, telecronista nel dna.
Lo schiacciatore kamikaze: ogni palla alta, lui parte di smash a tutto braccio. Dopo 100 partite non ha ancora capito che a padel la schiacciata il più delle volte è un boomerang, perché vige la legge terza di Cadorna: più forte tiri e più forte torna. Il difensore aspetta la palla vicino alla rete dopo il rimbalzo a parete, e la rischiaccia in scioltezza.
Il vogatore: lui è il nemico giurato dello schiacciatore. È quello con tecnica artigianale, che però si piazza a fondo, rema, e ti sfinisce a pallonetti, al quarto dei quali in genere lo schiacciatore fa partire il missile terra aria. Il rematore ha tre sponde per amiche, è una trottola infaticabile, capace di resuscitare punti già chiusi.
L’avvoltoio: ha la prenotazione alle 17, e lui alle 16,55 è già lì che svolazza all’ingresso del campo, scalpitando e spargendo ansia. Gli altri possono essere 5 pari al tiebreak, ma lui alle 16.59 è pronto a far intervenire i celerini con i manganelli per lo sgombero immediato.
Il braccino: è quello che non compra mai le palline, che entra per ultimo in campo quando un altro le ha già tirate fuori dal barattolo. E quando qualcuno chiede: chi ha palline buone? Lui fa finta di non sentire o fa stretching.
L’atleta di cristallo: è quello che si rompe sempre, con stiramenti di default, che non si riscalda mai ma entra in campo e spara subito uno smash a freddo.
L’uomo bionico: sei fasce dr Gibaud, stringhe al velcro nei tendini rotulei, bendaggio sul gomito del tennista, plantari. È un rottame ma non desiste. Nemmeno Robocop aveva una dotazione protesica simile.
Il fashion style: è il manager che smessa giacca e cravatta, sul campo da padel indossa il completino griffato, con abbinamento scarpa, t-shirt e pantaloncino.
L’urlatore: esulta ad ogni punto come fosse un goal in champions. Quando vince il set comincia a correre come Tardelli ai mondiali.
Il ladrone: se la palla tocca la linea, è fuori. Se rimbalza un centimetro prima della parete è fuori. Chiama i punti a suo favore con una convinzione che non lascia repliche. I compagni lo conoscono e lo assecondano rassegnati.
L’ex tennista: entra in campo, guarda la pallina e la sfida: tu non riuscirai mai a oltrepassarmi. Della serie: cos’è questa perversione della difesa a sponda? E via col festival del topspin, delle volee e del controbalzo. (lu.so.)
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