[EMPTYTAG]AstraZeneca non risponde all’Ue
[EMPTYTAG]Bruxelles ha chiesto di porre rimedio entro venti giorni «alle sostanziali violazioni contrattuali»
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[FIRMA&LUOGO]di Enrico Tibuzzi
<MC>BRUXELLES
[TESTO]Mentre in Europa proseguono non senza difficoltà le campagne vaccinali anche a causa della mancanza di dosi, l'Ue continua a fare pressioni su AstraZenica affinché la società onori gli impegni presi e finora in gran parte disattesi. La scadenza fissata dall'ultimatum lanciato dalla Commissione il 19 marzo scorso all'azienda anglo-svedese attraverso una lettera di diffida è infatti passata senza che siano state registrate novità significative. Una situazione di stallo confermata dallo stesso portavoce di turno della Commissione europea Johannes Bahrke. Il quale, rispondendo all'ANSA, ha ammesso che le tanto attese risposte di AstraZeneca non sono ancora arrivate.
A marcare una nuova tappa del confronto in atto è stata la pubblicazione sul «Corriere della Sera» di ampi stralci della lettera inviata al colosso farmaceutico dal capo negoziatore dell'Ue sui vaccini anti-Covid, l'italiana Sandra Gallina. Una missiva partita da Bruxelles, come già detto, il 19 marzo, con cui è stato chiesto all'azienda di rispettare i propri impegni contrattuali con l'Europa entro «un periodo di 20 giorni», termine dunque scaduto l'8 aprile. Il testo della lettera elenca una lunga lista di elementi che hanno portato l'esecutivo comunitario «alla conclusione che AstraZeneca non ha rispettato, e continua a non rispettare, i suoi obblighi contrattuali di produzione e consegna» delle 300 milioni di dosi iniziali per l'Ue. «Vi chiediamo formalmente e vi diamo preavviso di porre rimedio alle sostanziali violazioni contrattuali entro venti giorni da questa lettera», si legge nel testo. «Sottolineiamo - si legge ancora nel messaggio - che la sostanziale violazione dell'accordo di acquisto da parte della vostra azienda può portare a conseguenze drammatiche per la vita, la salute e la libertà di milioni di cittadini europei nella crisi Covid-19».
Non solo l'appello lanciato da Bruxelles è rimasto senza risposta, ma venerdì scorso AstraZeneca ha annunciato nuovi ritardi nelle forniture. A questo punto i riflettori sono puntati sulla Commissione e il comitato di coordinamento tra gli Stati membri dell'Unione per vedere quali saranno le prossime mosse dell'Ue in questa complessa e delicatissima partita. «Restiamo in contatto con AstraZeneca per assicurare la tempestiva consegna di un numero sufficiente di dosi», ha sottolineato il portavoce della Commissione. Certo è che la vicenda AstraZeneca continua, per un motivo o per l'altro, ad essere al centro della scena. Suscitando non pochi interrogativi, compresi quelli che gli appassionati di dietrologie riconducono alla battaglia in corso tra le «big Pharma» per il predominio su un affare, quello dei vaccini anti-Covid, di un valore talmente elevato che al momento è anche difficile stimare. Al problema delle forniture si somma infatti quello delle indicazioni e controindicazioni che si sono succedute da quando l'Ema, l'autorità europea per i farmaci, ha dato il via libera al vaccino anglo-svedese, ora ribattezzato Vaxzevria. Prendendo posizioni non in linea con le indicazioni giunte dall'Ema alcuni Paesi membri, con la Germania in testa, hanno prima limitato la sua somministrazione alle persone più anziane. Salvo poi fare marcia indietro e dare indicazioni esattamente opposte.
<MC>BRUXELLES
[TESTO]Mentre in Europa proseguono non senza difficoltà le campagne vaccinali anche a causa della mancanza di dosi, l'Ue continua a fare pressioni su AstraZenica affinché la società onori gli impegni presi e finora in gran parte disattesi. La scadenza fissata dall'ultimatum lanciato dalla Commissione il 19 marzo scorso all'azienda anglo-svedese attraverso una lettera di diffida è infatti passata senza che siano state registrate novità significative. Una situazione di stallo confermata dallo stesso portavoce di turno della Commissione europea Johannes Bahrke. Il quale, rispondendo all'ANSA, ha ammesso che le tanto attese risposte di AstraZeneca non sono ancora arrivate.
A marcare una nuova tappa del confronto in atto è stata la pubblicazione sul «Corriere della Sera» di ampi stralci della lettera inviata al colosso farmaceutico dal capo negoziatore dell'Ue sui vaccini anti-Covid, l'italiana Sandra Gallina. Una missiva partita da Bruxelles, come già detto, il 19 marzo, con cui è stato chiesto all'azienda di rispettare i propri impegni contrattuali con l'Europa entro «un periodo di 20 giorni», termine dunque scaduto l'8 aprile. Il testo della lettera elenca una lunga lista di elementi che hanno portato l'esecutivo comunitario «alla conclusione che AstraZeneca non ha rispettato, e continua a non rispettare, i suoi obblighi contrattuali di produzione e consegna» delle 300 milioni di dosi iniziali per l'Ue. «Vi chiediamo formalmente e vi diamo preavviso di porre rimedio alle sostanziali violazioni contrattuali entro venti giorni da questa lettera», si legge nel testo. «Sottolineiamo - si legge ancora nel messaggio - che la sostanziale violazione dell'accordo di acquisto da parte della vostra azienda può portare a conseguenze drammatiche per la vita, la salute e la libertà di milioni di cittadini europei nella crisi Covid-19».
Non solo l'appello lanciato da Bruxelles è rimasto senza risposta, ma venerdì scorso AstraZeneca ha annunciato nuovi ritardi nelle forniture. A questo punto i riflettori sono puntati sulla Commissione e il comitato di coordinamento tra gli Stati membri dell'Unione per vedere quali saranno le prossime mosse dell'Ue in questa complessa e delicatissima partita. «Restiamo in contatto con AstraZeneca per assicurare la tempestiva consegna di un numero sufficiente di dosi», ha sottolineato il portavoce della Commissione. Certo è che la vicenda AstraZeneca continua, per un motivo o per l'altro, ad essere al centro della scena. Suscitando non pochi interrogativi, compresi quelli che gli appassionati di dietrologie riconducono alla battaglia in corso tra le «big Pharma» per il predominio su un affare, quello dei vaccini anti-Covid, di un valore talmente elevato che al momento è anche difficile stimare. Al problema delle forniture si somma infatti quello delle indicazioni e controindicazioni che si sono succedute da quando l'Ema, l'autorità europea per i farmaci, ha dato il via libera al vaccino anglo-svedese, ora ribattezzato Vaxzevria. Prendendo posizioni non in linea con le indicazioni giunte dall'Ema alcuni Paesi membri, con la Germania in testa, hanno prima limitato la sua somministrazione alle persone più anziane. Salvo poi fare marcia indietro e dare indicazioni esattamente opposte.
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