Medici di base contro l'Ats: «Vaccini solo negli hub»

La denuncia dei dottori in Gallura e nel sud Sardegna: «Discriminano i pazienti che non possono viaggiare»

SASSARI. Un accordo regionale che assume contorni diversi a seconda dei territori di riferimento. Il patto tra Regione e medici di base fa acqua da tutte le parti e, a quanto pare, funziona solo nel Sassarese e nell’Ogliastra. Nelle altre zone dell’isola la pazienza dei medici ha superato i livelli di guardia. Loro si dicono pronti, disponibili e spinti dai pazienti, soprattutto quelli fragili, che preferirebbero ricevere la dose dalla mano amica del medico di famiglia. Senza considerare chi l’hub non può raggiungerlo. E non sono pochi. L’Ats, però, avrebbe altre intenzioni per gestire le poche dosi ancora disponibili, tra cui quella di convogliare il maggior numero di persone verso gli hub, strutture in grado di mettere a referto numeri più pesanti. Ma quando il generale Figliuolo ha strigliato proprio i medici di medicina generale, chiedendo maggior impegno, i freni inibitori sono caduti e la categoria ha denunciato un sistema che, a loro dire, si dimostra imperfetto e sbilanciato.

L’accusa. La situazione peggiore si respira nel Cagliaritano. «Gli unici medici di medicina generale al lavoro sono quelli che partecipano all’hub di Quartu – spiega il dottor Guido Sanna –. Hanno chiesto di essere impegnati, per il resto non si è visto nulla». Per “nulla” Sanna intende vaccini: «Ho 80 pazienti fragili, molti allettati e tutti impossibilitati a raggiungere l’hub. Ho comunicato l’elenco e fatto richiesta all’Ats dei vaccini. Sono passate tre settimane e non ho avuto risposta». L’Ats averebbe un altro sistema, in funzione nel Sassarese ormai da giorni: «Il punto di vaccinazione mobile? Non so se sia attivo. Personalmente ne ho solo sentito parlare. A Sassari i medici di base vaccinano, hanno trovato un punto d’incontro». Il dottor Walter Cabasino, medico di base di Pula, aggiunge altri aspetti: «Siamo riusciti ad organizzare un punto di vaccinazione in paese, nel teatro. Abbiamo avuto il supporto del Comune, dei colleghi e degli infermieri professionali. C’è tutto, anche un ambulatorio e un’ambulanza per le urgenze. Mancavano solo i vaccini». Fatta la richiesta, Cabasino ieri mattina si è presentato al Binaghi armato di frigorifero portatile per il trasporto dei flaconi. La risposta è arrivata a “temperatura Pfizer”, glaciale: «Il direttore della farmacia mi ha detto di non avere dosi disponibili. Quelle utilizzabili erano destinate all’hub di Cagliari – spiega Cabasino –. Mi sono stati manifestati dubbi sulla nostra capacità di gestire le vaccinazioni, lasciamo perdere». Un dettaglio che si aggiunge alla lista: «Come l’anagrafe vaccinale della Sardegna (Avacs, ndr) che non ci riconosce. Comunque – aggiunge Cabasino – così si dividono i cittadini in categorie, quelli di serie A che possono andare all’hub e quelli di serie B che invece non possono. È saltata ogni distinzione sui pazienti fragili, nonostante il presidente Draghi sia stato piuttosto chiaro sotto questo aspetto. Questa situazione deve essere sbloccata».


A distanza di chilometri, in Gallura, si ripetono gli stessi problemi: «Abbiamo avuto 25 giorni di interlocuzioni con l’Ats, la settimana scorsa abbiamo inviato una lettera ufficiale del sindacato e solo questa mattina (ieri, ndr) siamo stati convocati, per giovedì, dall’Ats», racconta Giovanni Barroccu, medico di base a Olbia ed ex presidente della Fimmg regionale. Di vaccini ricevuti, nemmeno se ne parla: «Sono stati destinati tutti all’hub, nonostante le nostre richieste – continua Barroccu –. Vogliamo dare una mano ma dobbiamo poter seguire i nostri schemi, non possiamo mica abbandonare 1500 pazienti per passare le giornate all’hub. Non può funzionare così». In Gallura, poi, le unità mobili avrebbero un altro aspetto: «Unità mobili? Quando è capitato di dover vaccinare un paziente fragile, i colleghi si sono presentati all’hub, hanno spiegato l’urgenza e in qualche modo hanno ottenuto i vaccini». La situazione di Olbia e della Gallura è stata descritta anche dal consigliere regionale Roberto Li Gioi, M5s: «È inaccettabile – incalza Li Gioi - che i medici non sappiano a chi rivolgersi per avere le dosi da somministrare, che non abbiano linee guida da seguire per la tipologia di vaccino da inoculare e soprattutto che non sappiano come prenotarlo. Per dare appuntamento ai pazienti è necessario avere la certezza che il vaccino ci sia. Siamo al limite dell’assurdo, l’assessore Nieddu deve risolvere la situazione ».
 

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