In aula è bagarre, si sfiora la rissa tra consiglieri
Le opposizioni: vogliamo la verità. La vicepresidente Zedda: Solinas non deve riferire alcunché
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CAGLIARI. Il secondo tempo è stato addirittura più duro del primo. Se martedì, in Consiglio regionale, lo scontro sul pranzo di Sardara era stato aspro ma comunque tenuto sempre a distanza, ventiquattr’ore dopo c’è mancato poco che il centrodestra e le opposizioni venissero alle mani ancora sul buffet fuorilegge. Non è accaduto solo perché i commessi, esemplari, hanno fatto da cuscinetto fra i due blocchi, evitando più volte il contatto fisico. Altrimenti chissà come sarebbe andata a finire. Male, di sicuro. E invece dopo un’ora abbondante di urla, invasioni reciproche, battimani provocatori, a metterci la faccia è stata la vicepresidente Alessandra Zedda. È stato il suo intervento a fare da spartiacque fra la battaglia e un armistizio seppure armato.
La dichiarazione. «Quanto accaduto a Sardara – ha detto – è un fatto grave e inopportuno, tuttavia il presidente, da giorni chiamato in causa dalle opposizioni, ora non deve né può riferire alcunché». Perché? Perché «sapete tutti che ci sono indagini in corso, e solo all'esito di quelle, valuteremo quale dovrà essere la reazione della giunta sui fatti di Sardara». Solo allora, in sostanza, sarà presa in considerazione l’ipotesi di punire i dirigenti pubblici sorpresi alle Terme. Però potrebbe anche non accadere alcunché, perché il governatore – pare sempre attraverso la vicepresidente – avrebbe fatto sapere: «Sono destituite di fondamento le indiscrezioni (però mai smentite) che Solinas sia pronto a sollecitare le dimissioni di chi, nonostante l’incarico pubblico, fosse a Sardara».
Le controdichiarazioni. Quando detto in aula da Alessandra Zedda non ha soddisfatto i consiglieri di opposizione, ma almeno ha messo fine agli scontri. Massimo Zedda (Progressisti) ha replicato: «Noi chiediamo di sapere chi abbia organizzato l’incontro e perché? Gli invitati avevano qualcosa da festeggiare, o dovevano sottoscrivere chissà quale patto? È su questi aspetti, non sui nomi, che il governatore dovrebbe fare chiarezza». È la stessa trasparenza sollecitata, poco dopo, da Piero Comandini del Pd: «Non è ammissibile che continuino a essere avvolti nel mistero i motivi all’origine dell’incontro di Sardara, per questo gridiamo allo scandalo». Eugenio Lai di Leu ha insistito: «Cosa doveva essere deciso? Quali patti fra una portata e l’altra?». I 5 stelle, con Desirè Manca, non hanno mollato la presa: «C’erano poltrone da lottizzare? C’è un collegamento fra quel pranzo e la legge, da voi imposta con arroganza, che gonfia a dismisura lo staff dei consulenti della Regione? Chi avrebbe dovuto chiarirlo, Solinas, ancora una volta è rimasto muto». Sta di fatto che il mistero rimarrà tale almeno fino a quando un magistrato non ricostruirà nel dettaglio ogni minuto del banchetto. Anche se dai banchi dell’opposizione c’è chi ha sottolineato prima della sospensione temporanea della lotta: «Quando c’è da fare piazza pulita, ci deve pensare sempre qualcun altro. Mai la politica, che purtroppo ha perso da tempo gli anticorpi dell’etica». (ua)
La dichiarazione. «Quanto accaduto a Sardara – ha detto – è un fatto grave e inopportuno, tuttavia il presidente, da giorni chiamato in causa dalle opposizioni, ora non deve né può riferire alcunché». Perché? Perché «sapete tutti che ci sono indagini in corso, e solo all'esito di quelle, valuteremo quale dovrà essere la reazione della giunta sui fatti di Sardara». Solo allora, in sostanza, sarà presa in considerazione l’ipotesi di punire i dirigenti pubblici sorpresi alle Terme. Però potrebbe anche non accadere alcunché, perché il governatore – pare sempre attraverso la vicepresidente – avrebbe fatto sapere: «Sono destituite di fondamento le indiscrezioni (però mai smentite) che Solinas sia pronto a sollecitare le dimissioni di chi, nonostante l’incarico pubblico, fosse a Sardara».
Le controdichiarazioni. Quando detto in aula da Alessandra Zedda non ha soddisfatto i consiglieri di opposizione, ma almeno ha messo fine agli scontri. Massimo Zedda (Progressisti) ha replicato: «Noi chiediamo di sapere chi abbia organizzato l’incontro e perché? Gli invitati avevano qualcosa da festeggiare, o dovevano sottoscrivere chissà quale patto? È su questi aspetti, non sui nomi, che il governatore dovrebbe fare chiarezza». È la stessa trasparenza sollecitata, poco dopo, da Piero Comandini del Pd: «Non è ammissibile che continuino a essere avvolti nel mistero i motivi all’origine dell’incontro di Sardara, per questo gridiamo allo scandalo». Eugenio Lai di Leu ha insistito: «Cosa doveva essere deciso? Quali patti fra una portata e l’altra?». I 5 stelle, con Desirè Manca, non hanno mollato la presa: «C’erano poltrone da lottizzare? C’è un collegamento fra quel pranzo e la legge, da voi imposta con arroganza, che gonfia a dismisura lo staff dei consulenti della Regione? Chi avrebbe dovuto chiarirlo, Solinas, ancora una volta è rimasto muto». Sta di fatto che il mistero rimarrà tale almeno fino a quando un magistrato non ricostruirà nel dettaglio ogni minuto del banchetto. Anche se dai banchi dell’opposizione c’è chi ha sottolineato prima della sospensione temporanea della lotta: «Quando c’è da fare piazza pulita, ci deve pensare sempre qualcun altro. Mai la politica, che purtroppo ha perso da tempo gli anticorpi dell’etica». (ua)
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