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I centri estetici chiedono di riaprire

I centri estetici chiedono di riaprire

Appello al governo di parrucchieri, tatuatori e estetisti: «Stiamo morendo»

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CAGLIARI. Un’altra settimana in zona rossa, e quindi di chiusura totale, preoccupa parrucchieri, estetisti, tatuatori, manicure e pedicure della Sardegna. «Sono le categorie che più delle altre stanno pagando questa terza ondata – commenta Tonio Pani, presidente del Settore benessere di Confartigianato Sud Sardegna – e i sacrifici che stanno facendo gli operatori del benessere della persona non bastano più. È una situazione veramente pesante e per questo nei giorni scorsi, attraverso una nostra delegazione ci siamo rivolti al Governo per chiedere la riapertura, prima possibile, di queste attività e l’adeguamento dei “sostegni”. Perché servono sostegni veri, non spiccioli, quando e se arrivano. I nostri operatori si sono impegnati per lavorare in sicurezza e devono riaprire prima possibile».

I numeri che ruotano intorno al settore della cura alla persona in Sardegna sono importanti. Si parla di 3.384 imprese e di oltre 5000 addetti che offrono servizi di acconciatura, manicure, pedicure e trattamenti estetici. Secondo una recente l’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato il settore nell’Isola ha un giro d’affari annuo di circa 523 milioni di euro pari all’3% dell’ammontare della spesa per prodotti non alimentari. Una somma di 61 euro al mese per famiglia, equivalenti a 732 euro all’anno.

Le richieste della categoria presentate al governo sono state quelle di autorizzare le imprese di acconciatura ed estetica ad aprire anche nelle zone rosse, di implementare la lotta all’abusivismo, In sardegnadi aumentare le risorse per i contributi a fondo perduto e rivedere i criteri di assegnazione per evitare discriminazioni.

«Abbiamo ricordato – spiega Tonio Pani – come le imprese del settore abbiano sempre assicurato la rigorosa osservanza dei protocolli igienico-sanitari e non è un caso che saloni di acconciatura e centri estetici non abbiano rappresentato fonte di contagio. Al contrario la chiusura delle attività in zona rossa alimenta la piaga dell’abusivismo generando gravi danni economici alle imprese regolari già stremate dalla crisi e favorendo la diffusione dei contagi».

«Ricordiamo che la Sardegna si caratterizza per una diffusione di piccole imprese, spesso a conduzione familiare – conclude Pani – e quindi ogni volta che una serranda viene abbassata e una bottega di un artigiano viene chiusa, questo significa che quella famiglia, che vive di quel reddito, entra nella fascia di povertà».

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