La Nuova Sardegna

Biancareddu deve restituire 433mila euro

di Mauro Lissia
Biancareddu deve restituire 433mila euro

Sentenza della Corte dei conti nella vicenda dei fondi ai gruppi: l’assessore regionale è accusato di peculato continuato

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CAGLIARI. Uscito dal procedimento penale per peculato grazie alla prescrizione, l’assessore regionale alla pubblica istruzione Andrea Biancareddu è inciampato in una sentenza da knock-out emessa lo scorso 21 gennaio ma depositata in questi giorni dalla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti: ritenendo l’esponente dell’Udc responsabile di danno erariale per non aver rendicontato le spese sostenute tra il 2004 e il 2007 quand’era consigliere regionale, i magistrati contabili l’hanno condannato a versare nelle casse della Regione 433.182 euro, quasi mezzo milione che corrisponderebbe, nel calcolo dei giudici, alla cifra spesa o lasciata spendere ai colleghi onorevoli illegittimamente come consigliere e come tesoriere del gruppo Udc. Alla somma, già ingente, Biancareddu dovrà aggiungere la rivalutazione monetaria e gli interessi legali, oltre che le spese processuali. Un autentico salasso, che i difensori Giulio Steri, Francesco Cocco Ortu e Mauro Tronci cercheranno di risparmiargli ricorrendo alla sezione centrale d’appello contro la decisione, sollecitata dal pm Gianpiero Madeo e firmata dai giudici Angela Silveri (presidente), Maria Elisabetta Locci (consigliere) e Valeria Motzo (relatore).

La vicenda è speculare alle decine di altre legate al mega procedimento penale per l’uso illegale dei fondi destinati a suo tempo alle spese di funzionamento e alle attività dei gruppi politici regionali. Qui si parla della tredicesima legislatura e l’origine del procedimento erariale è strettamente riferita alla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Marco Cocco il 31 marzo 2017 con l’accusa rivolta a Biancareddu di peculato continuato per essersi «indebitamente appropriato - così era scritto nel capo d’imputazione - di somme di denaro erogate dal consiglio regionale in favore del gruppo di appartenenza». A leggere le 44 pagine della sentenza della Corte dei Conti l’elenco è lungo: 25 assegni staccati a proprio favore per 74 mila euro, 46 prelievi di contanti per 90 mila euro, altri 244 assegni bancari per 216 mila euro in favore di beneficiari «che non è stato possibile individuare» perché mancavano le copie degli assegni oppure per l’indicazione generica negli estratti. Poi ancora assegni e bonifici che nel complesso raggiungono quasi il mezzo milione di euro, senza alcuna documentazione che ne certifichi la destinazione e soprattutto ricolleghi la somma all’uso istituzionale. Come dire la stessa situazione che ha condotto nei guai giudiziari decine di onorevoli, con procedimenti e condanne seriali.

Per i difensori il dolo, vale a dire la consapevolezza e volontà di violare la legge, non è stato provato nel procedimento erariale. Al contrario - hanno sostenuto fra l’altro gli avvocati - mancherebbe la prova che le somme contestate siano riferibili a Biancareddu e comunque sia stata sua la decisione di spenderle. Opposto il parere del pm Madeo e dei giudici, per i quali la «responsabilità amministrativo-contabile» dell’attuale assessore regionale è evidente. Da qui la decisione di condannarlo al pagamento dell’intera somma che risulta sia stata spesa nel periodo preso in esame dalla Procura ordinaria e successivamente dalla Corte dei Conti.

Per le stesse ragioni la Corte ha condannato anche Antonio Cappai (Udc) a versare 24710 euro al consiglio regionale.

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