La Nuova Sardegna

Sardara, Oppus si dimette: «È stato un grave errore»

di Alessandro Pirina
Sardara, Oppus si dimette: «È stato un grave errore»

Il direttore generale degli Enti locali rimette il mandato nelle mani di Solinas

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SASSARI. Cade la prima testa del pranzo di Sardara. Umberto Oppus, direttore generale dell’assessorato agli Enti locali, ha rimesso il suo mandato nelle mani del presidente Christian Solinas. Lo ha fatto dopo essere stato sentito per una quarantina di minuti dal pm Giangiacomo Pilia, titolare dell’inchiesta sul banchetto proibito del 7 aprile nella struttura termale di Sardara. «Ho detto al pubblico ministero tutta la verità, senza nascondere nulla. Ho sbagliato e chiedo scusa». Ma Oppus, che è anche sindaco di Mandas ed esponente del Psd’Az, non si è limitato alle scuse e si è anche dimesso da direttore generale. «Voglio evitare che un mio errore possa essere utilizzato per una strumentalizzazione politica verso il presidente Solinas. Non ci sto alla macchina del fango e preferisco fare un passo indietro». Oppus si definisce «tranquillo» dopo il faccia a faccia nella stanza di Pilia, che - è bene ricordarlo - al momento sta indagando contro ignoti e senza ipotesi di reato. «Io non sono un ipocrita – spiega –. Non mi nascondo dietro scuse. Sono stato invitato a un pranzo a cui non pensavo ci sarebbero state tante persone. È stato un errore grave e l’ho ammesso. Anche perché errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Ma io di pranzi come questo ne faccio 150 all’anno. Il problema è che eravamo in zona arancione e non si poteva fare. E dunque il pranzo è diventato una cosa diversa». L’esponente sardista si riferisce alle tante ricostruzioni che sono state fatte in questi giorni sulle reali motivazioni del ritrovo a Sardara tra politici, dirigenti pubblici e militari. «Ribadisco, era un pranzo come tanti. Non si può farne un caso politico. E mi scoccia che venga attaccato il presidente». Che ovviamente non ha preso bene la vicenda, anche perché sono coinvolti molti suoi fedelissimi. «Certo che è incazzato», ribadisce il direttore generale dimissionario agli Enti locali, che è stato anche lui protagonista di una delle tante voci - e addirittura meme sui social - sul pranzo di Sardara. E cioè che all’arrivo nella struttura della guardia di finanza sarebbe scappato dalla finestra slogandosi una caviglia. Ma lui smentisce. «È totalmente falso. Sono entrato e sono uscito dalla porta».

Ieri in procura è stato sentito anche l’ex assessore regionale Cristiano Erriu, il primo ad ammettere la sua presenza al pranzo, in una intervista alla Nuova, e a chiedere scusa pubblicamente. L’esponente Pd, oggi direttore generale della Camera di commercio di Cagliari, era però rimasto abbottonato sui nomi dei presenti al pranzo. Nei giorni scorsi invece sono stati ascoltati dal pubblico ministero Pilia anche il comandante della Forestale, Antonio Casula, il colonnello Mario Granari, comandante del 151esimo reggimento della Brigata Sassari, il portavoce del presidente Solinas Mauro Esu, il direttore di Forestas Giuliano Patteri, il direttore generale dell’assessorato all’Industria, Alessandro Naitana, l’ex direttore generale di Abbanoa Sandro Murtas e i vertici della sanità cagliaritana, il manager del policlinico Giorgio Sorrentino, la direttrice amministrativa Roberta Manunza e la direttrice sanitaria Paola Racugno. Ognuno ha spiegato al magistrato il motivo della propria presenza a Sardara, ma sembra che non tutte le giustificazioni collimino con le altre. Per qualcuno dei presenti potrebbe dunque scattare l’accusa di falsa testimonianza. Tra gli altri è stato sentito anche Gianni Corona, socio e manager di Sardegna termale, che si è assunto la responsabilità di avere organizzato il pranzo proibito in zona arancione. «Dietro quel pranzo non c’era nessuna organizzazione – ha ribadito alla Nuova –. Non si doveva discutere di chissà quale argomento, non c’era alcun disegno politico né strategia. Erano solo amici che si incontravano».

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