Una palestra a disposizione degli eroi della sanità
di Antonello Palmas
Ivaldi (Sport Club 900 Smart): «Medici e infermieri devastati dalla lotta al Covid, vogliamo aiutarli»
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SASSARI. «Abbiamo riconosciuto tutti i loro sacrifici nella lotta contro la pandemia, li abbiamo chiamati eroi, ma poi cosa è stato fatto davvero per i medici e gli infermieri ospedalieri?». È la domanda che si è posta Barbara Ivaldi, che gestisce una delle tante palestre chiuse per colpa delle limitazioni anti-Covid, la Sport club 900 Smart. E si è data una risposta: «Voglio mettere a disposizione competenze e attrezzature per consentirgli di risollevarsi fisicamente e mentalmente. Le mie ore saranno gratuite, anche se i professionisti che voglio coinvolgere comporteranno qualche spesa, ma non sarà un problema. E insieme a me ci sono colleghi di altre palestre pronti a fare lo stesso».
Barbara, un sorriso e un’energia che nemmeno un anno di stop è riuscito a fermare, spiega che tanti clienti lavorano nella sanità: «So che vivono una situazione difficile – dice – impegni e orari li hanno devastati dal punto di vista fisico e psicologico. Contratture, problemi alla schiena: tanti stanno dormendo nei lettini che si sono comprati per i turni di notte, dato che parecchi spazi nei reparti sono utilizzati per le aree Covid. E poi tanto stress. Così mi chiamano di continuo per sapere quando si riprende. Sono tutti vaccinati, lavorare con loro non presenterebbe rischi, noi siamo pronti a “tamponarci” anche tutti i giorni e avevamo già attrezzato le strutture per rispettare le disposizioni sanitarie. Sono in attesa di risposte, voglio capire se si può fare da subito».
La trainer ha chiamato il progetto “Comfort zone”: «Proporrò delle lezioni di Yoga, Pilates, Nirvana e dove necessario attività di rinforzo e lavoro fisioterapico e posturale. Per ciò che riguarda gli aspetti emotivi e psicologici, ho incluso degli appuntamenti con una psicologa e un mental coach perché sono sicura che questi aspetti debbano essere considerati con altrettanta urgenza. Capisco che in questo momento non possiamo lavorare con tutti, ma credo che tutti possiamo fare qualcosa e questo sarebbe un bel modo per renderci utili verso una categoria che ha un ruolo decisivo e ha in mano la nostra salute e che merita di lavorare al meglio. Allo stesso tempo si consentirebbe di ripartire e ritrovare l’entusiasmo. E l’idea è anche di dedicare alla sanità alcune giornate anche quando ci saranno le prime riaperture. Lo so – conclude Barbara – sono la solita, inguaribile utopista, ma sarebbe bello che questa iniziativa prendesse piede in tutta Italia. Le parole possono solo alleviare le ferite dell’anima ma noi istruttori possiamo renderci utili per tutto il resto».
Barbara, un sorriso e un’energia che nemmeno un anno di stop è riuscito a fermare, spiega che tanti clienti lavorano nella sanità: «So che vivono una situazione difficile – dice – impegni e orari li hanno devastati dal punto di vista fisico e psicologico. Contratture, problemi alla schiena: tanti stanno dormendo nei lettini che si sono comprati per i turni di notte, dato che parecchi spazi nei reparti sono utilizzati per le aree Covid. E poi tanto stress. Così mi chiamano di continuo per sapere quando si riprende. Sono tutti vaccinati, lavorare con loro non presenterebbe rischi, noi siamo pronti a “tamponarci” anche tutti i giorni e avevamo già attrezzato le strutture per rispettare le disposizioni sanitarie. Sono in attesa di risposte, voglio capire se si può fare da subito».
La trainer ha chiamato il progetto “Comfort zone”: «Proporrò delle lezioni di Yoga, Pilates, Nirvana e dove necessario attività di rinforzo e lavoro fisioterapico e posturale. Per ciò che riguarda gli aspetti emotivi e psicologici, ho incluso degli appuntamenti con una psicologa e un mental coach perché sono sicura che questi aspetti debbano essere considerati con altrettanta urgenza. Capisco che in questo momento non possiamo lavorare con tutti, ma credo che tutti possiamo fare qualcosa e questo sarebbe un bel modo per renderci utili verso una categoria che ha un ruolo decisivo e ha in mano la nostra salute e che merita di lavorare al meglio. Allo stesso tempo si consentirebbe di ripartire e ritrovare l’entusiasmo. E l’idea è anche di dedicare alla sanità alcune giornate anche quando ci saranno le prime riaperture. Lo so – conclude Barbara – sono la solita, inguaribile utopista, ma sarebbe bello che questa iniziativa prendesse piede in tutta Italia. Le parole possono solo alleviare le ferite dell’anima ma noi istruttori possiamo renderci utili per tutto il resto».
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