Liste d’attesa infinite malate oncologiche costrette a emigrare
di Alessandro Pirina
Da uno a tre mesi per un intervento. E c’è chi va a Milano La Aou: colpa del Covid, siamo al lavoro per ridurre i tempi
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SASSARI. Dalla visita era emersa la necessità di un intervento al seno, ma l’attesa troppo lunga l’ha portata a emigrare a Milano, dove è stata operata il 25 febbraio. La sua storia è una delle tante donne che oggi devono aspettare tempi biblici per essere operate. Un problema atavico che il Covid ha trasformato in una emergenza. A raccontarla è Luana Farina, presidente del movimento Donne libere in lotta per il diritto alla salute. «Purtroppo i tempi sono questi – racconta –. A Sassari le sedute operatorie sono ancora troppo poche. Con la vecchia dirigenza sanitaria eravamo riusciti a fare in modo che da due diventassero tre o quattro con l’attivazione della Smac per le emergenze. Si era riusciti a recuperare, stavamo quasi andando a norma, ma con il Covid la situazione è di nuovo precipitata. Ma la colpa non è di certo di chi lavora alla Smac». Luana Farina, che insieme a tante altre donne si era battuta per una Breast unit, aveva vinto la battaglia a metà. «La Smac non è la stessa cosa, ma almeno è servita a ridurre le liste d’attesa. Ora la pandemia ci ha fatto tornare indietro. Abbiamo anche fatto un esposto in procura, presentato da decine di persone con diverse patologie, perché durante il Covid non venivano chiamati per i controlli. Ma devo dare atto che il commissario Antonio Spano si è detto subito disponibile a una collaborazione. Che a volte c’è altre meno».
Dalla Aou confermano che con la seconda ondata le liste d’attesa sono passate da un mese a tre. La Smac, guidata dal professore Corrado Rubino, non ha mai smesso di lavorare, garantendo il percorso terapeutico-diagnostico-assistenziale a tutte le donne colpite da tumore al seno. La struttura - fa sapere la Aou - per quanto riguarda le visite senologiche non ha liste d’attesa. La musica cambia quando si parla di interventi di senologia maggiore. Oggi si riscontra un aumento delle liste d’attesa, con circa 60 donne che devono essere sottoposte a un intervento chirurgico. «Siamo passati da una lista d’attesa di un mese – spiega Rubino – ai circa tre mesi di adesso. Tuttavia, in caso di un potenziale peggioramento della prognosi, siamo in grado di intervenire in urgenza». L’allungamento dei tempi deriva dalla conversione dei reparti ordinari in reparti Covid, dal dislocamento del personale nei reparti che ospitano i pazienti colpiti dal virus. «Le ondate intermittenti con le quali il Covid attacca – riprende Rubino – rendono difficile l’intera attività chirurgica ma il nostro obiettivo è recuperare le liste d’attesa. In questo periodo, considerando gli impegni degli anestesisti nella terapia intensiva Covid, siamo riusciti ad avere una seduta dedicata a settimana per gli interventi chirurgici. Ma è chiaro che questo non possa bastare». Un aiuto potrebbe arrivare dalla riattivazione di progetti specifici che consentirebbero, con sale e anestesisti a disposizione, di effettuare sedute operatorie aggiuntive. «Questo è quanto si sta organizzando con l’Azienda – conclude il responsabile della Smac – e con l’impegno delle risorse necessarie, in alcune settimane, con sedute operatorie nei weekend, si potrebbe smaltire l’eccesso delle liste d’attesa». In periodo pre Covid, nel 2019, per ridurre le liste d’attesa l’Azienda aveva già attivato alcuni di questi progetti.
Dalla Aou confermano che con la seconda ondata le liste d’attesa sono passate da un mese a tre. La Smac, guidata dal professore Corrado Rubino, non ha mai smesso di lavorare, garantendo il percorso terapeutico-diagnostico-assistenziale a tutte le donne colpite da tumore al seno. La struttura - fa sapere la Aou - per quanto riguarda le visite senologiche non ha liste d’attesa. La musica cambia quando si parla di interventi di senologia maggiore. Oggi si riscontra un aumento delle liste d’attesa, con circa 60 donne che devono essere sottoposte a un intervento chirurgico. «Siamo passati da una lista d’attesa di un mese – spiega Rubino – ai circa tre mesi di adesso. Tuttavia, in caso di un potenziale peggioramento della prognosi, siamo in grado di intervenire in urgenza». L’allungamento dei tempi deriva dalla conversione dei reparti ordinari in reparti Covid, dal dislocamento del personale nei reparti che ospitano i pazienti colpiti dal virus. «Le ondate intermittenti con le quali il Covid attacca – riprende Rubino – rendono difficile l’intera attività chirurgica ma il nostro obiettivo è recuperare le liste d’attesa. In questo periodo, considerando gli impegni degli anestesisti nella terapia intensiva Covid, siamo riusciti ad avere una seduta dedicata a settimana per gli interventi chirurgici. Ma è chiaro che questo non possa bastare». Un aiuto potrebbe arrivare dalla riattivazione di progetti specifici che consentirebbero, con sale e anestesisti a disposizione, di effettuare sedute operatorie aggiuntive. «Questo è quanto si sta organizzando con l’Azienda – conclude il responsabile della Smac – e con l’impegno delle risorse necessarie, in alcune settimane, con sedute operatorie nei weekend, si potrebbe smaltire l’eccesso delle liste d’attesa». In periodo pre Covid, nel 2019, per ridurre le liste d’attesa l’Azienda aveva già attivato alcuni di questi progetti.
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