La Nuova Sardegna

Musica, vodka e poi il sesso di gruppo

Musica, vodka e poi il sesso di gruppo

La notte brava a Porto Cervo nel racconto della vittima e dei presunti violentatori

2 MINUTI DI LETTURA





TEMPIO. Il caso sulla presunta violenza sessuale di gruppo era esploso nel settembre del 2019 quando una studentessa italo svedese, residente a Milano, denunciò ai carabinieri della stazione di via della Moscova di essere stata stuprata dai quattro ragazzi nella casa di Beppe Grillo, a Porto Cervo. Lo aveva fatto al rientro dalle vacanze in Sardegna, il 26 luglio, una decina di giorni dopo il fatto. Stando al racconto della giovane – convinta a denunciare dalla madre – la violenza risalirebbe alla notte tra il 15 e il 16 luglio dopo una serata trascorsa con i quattro al Billionaire, dove la ragazza era andata insieme a un’amica. Nottata durante la quale si era bevuto in abbondanza e che era proseguita nella casa di Grillo, al Pevero, dove le amiche erano state invitate per una spaghettata e dove sarebbero avvenuti i rapporti sessuali ripresi anche col telefonino da uno di loro. «Rapporti consenzienti», si sono sempre difesi gli indagati. «Violenza», secondo la denuncia della 20enne. Che ai carabinieri aveva raccontato di essere stata costretta ai rapporti, violentata prima da uno e poi dagli altri, senza avere la forza di reagire e fuggire. Nel novembre 2020, dopo oltre un anno di attività investigativa, fatta di interrogatori, perizie sui cellulari, accertamenti e sopralluoghi nella villa, la Procura di Tempio ha chiuso l’inchiesta e trasmesso gli atti ai difensori degli indagati per le loro osservazioni. Tutti hanno chiesto di essere sentiti. E tutti hanno detto e ribadito che «non c’è stata violenza sessuale ma sesso consenziente». Attraverso l’agenzia Adnkronos sono trapelati alcuni passaggi degli atti d’inchiesta. La ragazza, stando alle accuse, sarebbe stata «costretta ad avere rapporti sessuali in camera da letto e nel box del bagno», «afferrata per la testa e costretta a bere mezza bottiglia di vodka» e «costretta ad avere rapporti di gruppo» dai quattro giovani indagati che hanno «approfittato delle sue condizioni di inferiorità psicologica e fisica». L’amica che era con lei aveva detto agli inquirenti di non aver sentito nulla perché dormiva, ubriaca. Da una foto scoperta nei cellulari si vede uno degli indagati immortalato davanti a lei, incosciente per l’alcol, in una posa a sfondo sessuale. Quello scatto potrebbe aver materializzato una nuova contestazione, che vede vittima anche la seconda ragazza.

L’inchiesta, durata quasi due anni, si avvia alle battute finali. La decisione della Procura – che dovrà chiedere il rinvio a giudizio dei quattro o l’archiviazione – è ormai imminente. (t.s.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative