SOLINAS TOCCA A LEI, DECIDA SUBITO
di ROBERTO PETRETTO
Fatta la tara ai racconti più fantasiosi circolati in questi giorni, ricostruiti i fatti con buona attendibilità giornalistica e con ottima attendibilità giudiziaria, è il momento che sul...
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Fatta la tara ai racconti più fantasiosi circolati in questi giorni, ricostruiti i fatti con buona attendibilità giornalistica e con ottima attendibilità giudiziaria, è il momento che sul palcoscenico cali il sipario. Rimarrà forse per sempre il mistero sui motivi che hanno portato a mettere insieme quello strano e variegato assortimento di dirigenti, politici, amministratori, militari e medici. «Un semplice pranzo», hanno detto i più. Chissà se a Villa Devoto, sede della presidenza della Giunta, sono riusciti a ottenere una diversa motivazione. La Regione aveva alle terme uno schieramento di commensali di alto livello e il silenzio impermeabile mantenuto dal presidente Solinas in queste settimane era da un lato segno di un imbarazzo istituzionale, dall’altro dell’esigenza di approfondire gli aspetti del pasticcio. Ora il presidente dovrebbe avere l’elenco completo del cast di Sardara, i nomi di tutti gli interpreti di uno strano spettacolo ibrido,a metà fra dramma (per i protagonisti) e commedia (per gli spettatori), molti dei quali ben noti in Regione. Proprio Solinas, da dietro le quinte dove è rimasto (furente, dicono) sinora, può decidere se far scendere il sipario. Ma nei titoli di coda si dovrà capire quali conseguenze ha avuto sui protagonisti il pranzo di Sardara. Il direttore generale dell’assessorato agli Enti locali, Umberto Oppus, ha annunciato pubblicamente la sua volontà di presentare le dimissioni. Volontà non ancora formalizzata ieri, riferiscono voci da Villa Devoto. Arriveranno queste e altre dimissioni? E se non dovessero arrivare, cosa succederà? Il silenzio e la prudenza di questi giorni da parte del presidente erano comprensibili e persino dovuti. Ora però ci si aspetta che dalle stanze al primo piano di Villa Devoto arrivi una voce. Una parola che chiarisca se a Sardara non è accaduto alcunché di censurabile, se non per la responsabilità personale di ognuno dei partecipanti sorpreso a violare le norme di contenimento della pandemia. Oppure una parola di condanna per condotte che hanno messo in imbarazzo l’istituzione. Una parola di condanna e azioni conseguenti, perché è sin troppo scontato ricordare che chi ha un ruolo nelle istituzioni non può permettersi di andare contro quelle regole che le stesse istituzioni hanno emanato. Violare i divieti previsti dalla zona arancione può avere un peso diverso a seconda di chi commette l’infrazione. È persino pleonastico ricordarlo al presidente Solinas che però ora deve uscire dal silenzio: i provvedimenti disciplinari ci saranno o no? Nel pranzo di Sardara non sono stati commessi reati (forse dopo, nel racconto di qualcuno al magistrato, ma questo è un altro discorso) e a ben vedere si tratta pur sempre di una delle centinaia di violazioni compiute in tempo di Covid da tanti sardi. Nel chiedere chiarezza non c’è quindi alcuna spinta forcaiola o giustizialista, ma un’esigenza di trasparenza: l’istituzione che deve fugare anche il semplice dubbio di privilegi o protezioni. Chiarezza e trasparenza dovute non tanto al pubblico che ha assistito curioso alle cronache di Sardara, ma soprattutto ai tanti sardi che, pur con sacrifici, frustrazione e magari rabbia, le regole le rispettano.
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