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Il Salva Sardegna bis è legge: stanziati 73 milioni

Il Salva Sardegna bis è legge: stanziati 73 milioni

Centrodestra compatto per il sì, contestazioni dell’opposizione: «Avete svuotato il Piano Lavoras»

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CAGLIARI. Oltre all’emergenza sanitaria, c’è eccome quella economica e sociale. La Sardegna era già in ginocchio, le ultime settimane in zona rossa sono state il colpo di grazia: le imprese e tutti i lavoratori autonomi sono ormai alla canna del gas. Così, dopo aver licenziato a luglio la prima «Salva Sardegna» da 180 milioni, il Consiglio regionale ha dovuto approvare una seconda edizione della stessa legge. Stavolta, come ha detto in aula l’assessora al lavoro Alessandra Zedda, i milioni a disposizione saranno 73. «Anche questi contributi – le sue parole – serviranno per sostenere chiunque sia stato travolto dalla crisi». Di fatto la «Salva Sardegna bis», sempre secondo la Giunta, servirà a scorrere le graduatorie dei precedenti bandi e a «garantire un sostegno anche a chi finora è rimasto escluso». A votare a favore è stato tutto il centrodestra al governo, le opposizioni si sono astenute per senso di responsabilità, hanno dichiarato Pd, M5s, Leu e Progressisti. È stato solo uno il voto contrario, quello del consigliere regionale Cesare Moriconi, Pd, ma solo perché «anche questa legge, come la precedente, è confusa e non dà certezze su come e quando i soldi arriveranno davvero alle imprese. Molti, troppi, contributi non sono stati ancora erogati ed è forte il rischio che anche questi facciano la stessa fine: bloccati»

Il dibattito. Il centrodestra e le opposizioni si sono confrontate non solo sull’efficacia degli aiuti, è il problema sollevato da Moriconi, ma anche sulla provenienza di gran parte del nuovo finanziamento. Secondo Pd, M5s, Leu e Progressisti, invece di «ripulire il bilancio dalle spese inutili e sfruttare i soldi che la Regione ha congelati, ben 36 milioni sono stati scippati al Piano Lavoras». È il progetto che da anni permette ai Comuni di assumere a tempo per far fronte anche all’emergenza povertà. L’accusa è stata questa: «Avete scatenato una guerra fra poveri, i disoccupati da una parte e le imprese chiuse dall’altra. Non sono soldi nuovi, ma solo una partita di giro». Lega, Fi, Psd’Az, Riformatori, Udc, Fdi e Sardegna 20.Venti hanno replicato: «È uno spostamento provvisorio. Il Piano Lavoras sarà rifinanziato più tardi. Ora c’era l’esigenza immediata di dare una scossa a un tessuto economico in agonia, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno». Le opposizioni hanno rilanciato: «I vecchi bandi sono rimasti impantanati nella burocrazia e di alcuni non è stato erogato neanche un euro nonostante sia trascorsi mesi e mesi dalla prima legge». Il centrodestra ha giurato: «Abbiamo già aiutato molte aziende e tantissimi lavoratori autonomi. Siamo la prima Regione per quantità di contributi assegnati. Se ci sono stati degli errori, ci impegniamo a non ripeterli». Alla fine sono stati approvati anche due ordini del giorno. Il primo, proposto dal Pd, impone un nuovo finanziamento per Lavoras. Il secondo, firmato dalla Lega, che «in occasione della prossima variazione di bilancio saranno incluse negli aiuti tutte le altre categorie finora emarginate».

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