La Nuova Sardegna

Per gli ex consiglieri di Rifondazione chieste 4 condanne

di Mauro Lissia
Per gli ex consiglieri di Rifondazione chieste 4 condanne

Il Pm: 3 anni per Uras, 4 anni per Davoli, Fadda e Pisu Prescrizione per Licheri, Lanzi e i reati precedenti al 2007

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CAGLIARI. Quattro condanne e due posizioni prescritte: sono queste le richieste avanzate dal pm Marco Cocco al processo per peculato continuato che vede imputati i sei ex consiglieri che tra il 2004 e il 2009 facevano parte del gruppo politico regionale di Rifondazione comunista. Per l’accusa, che ha consegnato una nota scritta al tribunale presieduto da Giovanni Massidda, i fatti di reato attribuiti a Paolo Antonio Licheri (56 anni) di Banari e Paola Lanzi (44) di Samassi risultano ormai estinti per prescrizione così come i reati commessi fino al 31 dicembre 2007 dagli altri quattro ex onorevoli della sinistra. Restano però i fatti successivi, per i quali il pm Cocco ha chiesto la condanna di Ciriaco Davoli (71 anni) di Orune e Giuseppe Fadda (76) di Serramanna a quattro anni e mezzo di reclusione, a tre anni per Luciano Uras (66) di Cagliari e a due anni e due mesi per Paolo Ignazio Pisu (74) di Laconi. Domani parleranno i difensori Paolo Sestu, Gianluca Grosso, Antonella Piredda, Pina Zappetto e Pierluigi Concas.

Le posizioni processuali dei sei imputati sono diverse e diverse anche le contestazioni. Davoli, che è stato a lungo il tesoriere del gruppo, era chiamato a spiegare come è stato speso il milione e 55 mila euro transitato sui conti correnti del Banco di Sardegna e del Banco di Sassari intestati a Rifondazione e a se stesso. Si tratta, così come è avvenuto in altri gruppi politici, di assegni e prelievi allo sportello riferiti a Davoli e agli altri consiglieri del gruppo, di cui il tesoriere-amministratore autorizzava le spese. Uras deve rispondere di una cifra pari a 74.630 euro, anche lui in parte nel ruolo di tesoriere che ricoprì successivamente a Davoli. A Fadda la Procura contesta 21.714 euro spesi o comunque non rendicontati tra il 5 ottobre 2004 e il 28 giugno 2007, mentre Paola Lanzi doveva rispondere di una cifra decisamente inferiore: 5.168 euro di cui non risultano i giustificativi, accreditati sul suo conto tra dicembre 2004 e marzo 2007. Licheri era chiamato a rispondere di 32.878 euro riferiti allo stesso periodo, mentre a Pisu il pm Cocco ha presentato un “conto” di 38.966 euro utilizzati tra novembre 2004 e maggio 2008.

Agli atti dell’indagine condotta dalle sezioni di polizia giudiziaria dei Carabinieri e della Guardia di Finanza non risultano per quanto riguarda il gruppo di Rifondazione giustificativi di spesa o altri atti che indichino con chiarezza e con riferimenti precisi ai tempi la destinazione delle somme accreditate sui conti del gruppo e dei singoli consiglieri. Secondo la Procura, che si è richiamata anche ad un recente pronunciamento della Corte di Cassazione, è sufficiente che manchi la prova documentale della spesa e della compatibilità della spesa con gli scopi istituzionali stabiliti dalla legge perché si integri il reato di peculato.

La posizione degli ex esponenti di Rifondazione è speculare a quella della stragrande maggioranza dei consiglieri fin qui coinvolti nel procedimento-monstre sull’uso illegale dei fondi destinati ai gruppi politici, che partito dalla Sardegna si è allargato alle procure di mezza Italia, con la piena conferma anche da parte della Cassazione dell’impianto accusatorio. Il gruppo di Rifondazione è entrato nell’indagine- partita dagli esposti della funzionaria Ornella Piredda - insieme ad altri 21 tra consiglieri ed ex consiglieri regionali, che sono stati mandati quasi tutti a giudizio in più fasi.

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