Londra ritorna alla vita, noi ancora indietro
di Andrea Ruzzeddu
Riaperte le scuole, i bar e i ristoranti, stop al coprifuoco. L’Italia invece arranca e pecca di disorganizzazione
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Da più di un mese, Londra si è avviata ad una lenta ripresa dopo un duro lockdown. Con l'adozione della “road map” proposta dal Prime Minister Boris Johnson e il suo entourage, l'obiettivo finale è quello di mettersi definitivamente alle spalle il Covid grazie agli sforzi intrapresi nei mesi passati. Dopo una timida riapertura delle scuole, la settimana scorsa è stata permessa la riapertura dei negozi non essenziali, dei pub e dei ristoranti, ma solo con servizio all'esterno. È caduto definitivamente il coprifuoco per i locali.
Tutte le immagini recenti della città sembrano impossibili da scattare in un giorno come quelli che stiamo vivendo da più di un anno: fiumi di persone che popolano Oxford Street e che entrano nei negozi, parchi ripopolati, insomma, quasi tutto quello che una metropoli come Londra vive quotidianamente! Quasi, perché ancora non è tutto finito, infatti solo a partire dal 21 giugno si spera di far cadere anche le norme di distanziamento. E in seguito si arriverà al gesto forse più forte che permetterà di voltare pagina e che finirà nei prossimi libri di storia: togliersi la mascherina, respirare liberamente, sorridere e farlo vedere a tutti. E allora forse il prossimo anno la vita tornerà veramente ad essere quella di una volta (non spensierata perché sarebbe una favola, ma con qualche preoccupazione in meno).
Eppure all'inizio di questa catastrofe eravamo tutti un po’ disgustati da questa nazione il cui premier aveva come unica soluzione per andare oltre quella di cercare di raggiungere spontaneamente l'immunità di gregge attuando implicitamente una selezione naturale, come se le persone fossero animali in corso di evoluzione. Eppure proprio questo Paese “insensibile” ha appena fregato tutto il mondo, Unione Europea compresa. Nemmeno l'uscita dalla stessa l'ha fermata, forse avrà delle ripercussioni economiche ma le avremo tutti.
E noi invece siamo ancora all'inizio, ancora non riusciamo a carburare. Siamo stanchi come tutti, sembra che un rimedio ci sia eppure noi non riusciamo a utilizzarlo al meglio così da iniziare a vedere anche noi la luce dopo tanto buio. Non riusciamo a salire sullo stesso treno del Regno Unito. Cosa ci manca? Non lo so. Quello che so è che dopo questo la nostra “esterofilia” crescerà ancora e penseremo sempre di più che ci troviamo in uno Stato inefficiente e disorganizzato. E forse non è poi così sbagliato come pensiero se ci confrontiamo con gli altri. Perché loro sì e noi no? Può essere frustrante. Ma prima di dire sempre che gli altri sono meglio di noi, forse dovremmo pensare a cosa facciamo noi per rendere migliore il posto in cui viviamo. Ci troviamo in uno Stato con tanti punti forti che dobbiamo solo valorizzare per trarne vantaggio. Alcune cose vanno sicuramente migliorate, ma chi deve farlo, se non noi? Non dobbiamo aspettare che qualcun altro faccia le cose al posto nostro, siamo noi a dover pensare a noi stessi e a primeggiare in ciò che creiamo. Invece di lamentarci, dobbiamo agire ora, non domani.
Se non pensiamo da soli a noi stessi, non usciremo mai da questo periodo. Per fortuna abbiamo ogni arma necessaria, spetta solo a noi utilizzarla nel miglior modo possibile.
* Andrea frequenta
il Liceo Europeo Canopoleno di Sassari
Tutte le immagini recenti della città sembrano impossibili da scattare in un giorno come quelli che stiamo vivendo da più di un anno: fiumi di persone che popolano Oxford Street e che entrano nei negozi, parchi ripopolati, insomma, quasi tutto quello che una metropoli come Londra vive quotidianamente! Quasi, perché ancora non è tutto finito, infatti solo a partire dal 21 giugno si spera di far cadere anche le norme di distanziamento. E in seguito si arriverà al gesto forse più forte che permetterà di voltare pagina e che finirà nei prossimi libri di storia: togliersi la mascherina, respirare liberamente, sorridere e farlo vedere a tutti. E allora forse il prossimo anno la vita tornerà veramente ad essere quella di una volta (non spensierata perché sarebbe una favola, ma con qualche preoccupazione in meno).
Eppure all'inizio di questa catastrofe eravamo tutti un po’ disgustati da questa nazione il cui premier aveva come unica soluzione per andare oltre quella di cercare di raggiungere spontaneamente l'immunità di gregge attuando implicitamente una selezione naturale, come se le persone fossero animali in corso di evoluzione. Eppure proprio questo Paese “insensibile” ha appena fregato tutto il mondo, Unione Europea compresa. Nemmeno l'uscita dalla stessa l'ha fermata, forse avrà delle ripercussioni economiche ma le avremo tutti.
E noi invece siamo ancora all'inizio, ancora non riusciamo a carburare. Siamo stanchi come tutti, sembra che un rimedio ci sia eppure noi non riusciamo a utilizzarlo al meglio così da iniziare a vedere anche noi la luce dopo tanto buio. Non riusciamo a salire sullo stesso treno del Regno Unito. Cosa ci manca? Non lo so. Quello che so è che dopo questo la nostra “esterofilia” crescerà ancora e penseremo sempre di più che ci troviamo in uno Stato inefficiente e disorganizzato. E forse non è poi così sbagliato come pensiero se ci confrontiamo con gli altri. Perché loro sì e noi no? Può essere frustrante. Ma prima di dire sempre che gli altri sono meglio di noi, forse dovremmo pensare a cosa facciamo noi per rendere migliore il posto in cui viviamo. Ci troviamo in uno Stato con tanti punti forti che dobbiamo solo valorizzare per trarne vantaggio. Alcune cose vanno sicuramente migliorate, ma chi deve farlo, se non noi? Non dobbiamo aspettare che qualcun altro faccia le cose al posto nostro, siamo noi a dover pensare a noi stessi e a primeggiare in ciò che creiamo. Invece di lamentarci, dobbiamo agire ora, non domani.
Se non pensiamo da soli a noi stessi, non usciremo mai da questo periodo. Per fortuna abbiamo ogni arma necessaria, spetta solo a noi utilizzarla nel miglior modo possibile.
* Andrea frequenta
il Liceo Europeo Canopoleno di Sassari
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