Nell’ex distretto industriale prove di rinascita
di Luca Urgu
La pandemia è stata una mazzata in un’area già in forte crisi La coordinatrice Pinna: «Puntiamo sull’autoimpiego»
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Non scambiatelo per un gineceo come le dodici donne del Cpi farebbe pensare. Le operatrici tutte al femminile del Centro per l’impiego di Macomer hanno tutti i fattori critici di successo che appartengono al genere: capacità di ascolto, coniugare gli aspetti lavorativi con quelli professionali, programmare gli impegni in un territorio che nell’ultimo decennio ha visto decrescere i vari indicatori dell’occupazione. Un effetto della crisi di alcuni settori un tempo trainanti per il Marghine, come l’industria che ha smobilitato lasciando il vuoto. Comunque qui non si conosce la parola resa e le difficoltà fortificano. L’ultima, quella legata al Covid, ha portato ad una riorganizzazione degli uffici soprattutto nella modalità di erogazione dei servizi, sempre meno in presenza ma ugualmente efficaci nelle scelta obbligata online a distanza. Da un anno responsabile del Cpi di Macomer è Maria Patrizia Pinna, 50 anni, (nella foto), di Sindia, professionista che comunque lavora da 15 anni nel Centro dell’impiego dove ha maturato importanti esperienze a livello formativo. «Un aspetto fondamentale che ci gratifica molto è che in questo anno non proprio semplice non abbiamo mai chiuso e anzi siamo uno dei pochi centri che hanno sperimentato con successo anche le quattro giornate di apertura pomeridiana settimanali, dal lunedì al giovedì – spiega la responsabile – Abbiamo portato avanti tante attività con attenzione alle problematiche del territorio sia sul fronte dell’utenza che delle imprese». Purtroppo gli indicatori economici non sono incoraggianti (in un anno il 16 per cento delle assunzioni in meno, che arrivano al 18 per il segmento femminile) e una risalita si può intraprendere «solo puntando sulle politiche attive del lavoro, sull’orientamento e su una sinergia sempre maggiore con le pubbliche amministrazioni. Andiamo a coprire le esigenze di dieci comuni – con cui i rapporti sono stretti - che per tanti versi si assomigliano sulle difficoltà del primo impiego ma anche nel governare i flussi di chi è uscito dal mercato del lavoro e ha seri problemi a rientrarvi», sottolinea Maria Patrizia Pinna, che dall’alto di questo osservatorio privilegiato delle dinamiche economiche e del mondo del lavoro non ha potuto non notare la sofferenza di diversi settori produttivi, un tempo nemmeno così lontano trainanti per l’intera macroarea.
«Il Covid ha accentuato le performance negative, questo è un dato oggettivo, ma non deve mancare l’ottimismo e la voglia di trovare soluzioni – dice la responsabile del Centro impiego – anche da noi ci sono eccellenze e la voglia di crescere di molti giovani anche con le varie forme di autoimpiego. Sono scelte che anche noi dobbiamo incoraggiare e sostenere con gli strumenti che possediamo e ovviamente con la nostra preparazione, professionalità e capacità di capire e interpretare le esigenze».
«Il Covid ha accentuato le performance negative, questo è un dato oggettivo, ma non deve mancare l’ottimismo e la voglia di trovare soluzioni – dice la responsabile del Centro impiego – anche da noi ci sono eccellenze e la voglia di crescere di molti giovani anche con le varie forme di autoimpiego. Sono scelte che anche noi dobbiamo incoraggiare e sostenere con gli strumenti che possediamo e ovviamente con la nostra preparazione, professionalità e capacità di capire e interpretare le esigenze».
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