Scuola, boom di abbandoni in Sardegna: la Dad allontana i ragazzi

Dispersione in aumento nell’isola già maglia nera. In azione le procure minorili

SASSARI. La spia si accende quando il pc resta spento per troppo tempo: tre giorni, poi quattro, poi una settimana intera senza che nello schermo compaia il viso un po’ assonnato dello studente o studentessa in Dad. Un’assenza ingiustificata e dalle ragioni sconosciute anche ai compagni di classe e di chat. Allora i professori si attivano, contattano prima l’alunno e poi i suoi genitori. La verità viene fuori quasi sempre a rate e fa male, tanto, come un calcio in faccia. Prima c’è la bugia dettata dalla vergogna «il pc è rotto, è in riparazione, presto torno», poi l’ammissione: «Non posso seguire le lezioni perché a casa è saltato Internet». E la connessione non c’è più perché non è stata pagata la bolletta. Anche questo lascerà come ricordo il Covid: l’umiliazione di genitori rimasti senza lavoro e costretti a scegliere se fare la spesa o garantire la didattica a distanza ai figli. E lascerà anche le lacrime di una ragazzina molto brava che la scuola l’ha dovuta abbandonare per andare a lavorare: troppo forte il senso di colpa nei confronti di mamma e papà, impensabile per lei continuare a studiare e non contribuire economicamente a risollevare il disastroso bilancio familiare. Storie fotocopia ripetute troppe volte e raccontate dai numeri: nell’isola già maglia nera per la dispersione scolastica – la percentuale è del 23% – il Covid ha provocato una lunga scia di abbandoni tra gli studenti della scuola media e dei primi anni delle Superiori.

Scuola addio. L’età più critica è compresa tra i 14 e 16 anni, quella degli studenti coinvolti nella didattica a distanza. Tra chiusure imposte (come in questo periodo di zona rossa) o dovute ai periodi di quarantena per contatti con soggetti positivi, i ragazzi hanno trascorso molto più tempo a casa che a scuola. E per varie motivazioni molti di loro si sono arresi, interrompendo gli studi. Sul fenomeno stanno lavorando dirigenti scolastici, sindaci e procure minorili: quella di Cagliari ha ricevuto 300 segnalazioni di abbandoni o di interruzione della frequenza scolastica in un solo mese a fronte di 700 fascicoli aperti, in media, in un anno. È uno dei dati più alti a livello nazionale ma la Sardegna è in buona compagnia nella morìa di studenti che colpisce soprattutto le regioni del centro sud per motivi economici e quelle del centro-nord per altre cause. In generale, i ragazzi più fragili – da soli davanti a un pc o a un tablet – non riescono a stare al passo dei compagni. E allora si arrendono, schermo spento, stop alla scuola.

L’allarme. «La situazione è molto critica – spiega Anna Maria Maullu, presidente regionale dell’Anp, Associazione nazionale presidi e dirigente dell’Istituto professionale Pertini di Cagliari – con un notevole aumento di abbandoni sia nei centri urbani più popolati sia nei più piccoli paesi dell’interno dove la didattica a distanza resta improponibile». Dopo oltre un anno di Covid e di lezioni online, infatti, «ci sono ancora vaste aree della Sardegna dove il digitale è un sogno, con connessioni ballerine che non garantiscono agli studenti una partecipazione costante. E dopo vari tentativi andati a vuoto, tanti gettano la spugna e saltano le lezioni». Poi ci sono i problemi logistici e di natura economica: «Tra chi ha abbandonato, ci sono ragazzi che fanno parte di nuclei familiari numerosi con più studenti in Dad. E i supporti, pc e tablet, non bastano per tutti. Ma c’è anche chi deve arrangiarsi in spazi molto ridotti da condividere con fratellini piccoli che piangono e rumori vari: situazioni che creano disagio e scoraggiano. E poi l’emergenza economica: il Covid ha ridotto tante famiglie sul lastrico, per chi ha perso il lavoro e non ha prospettive di ripresa a breve termine non è semplice provvedere alle spese per consentire ai figli di studiare a distanza. Tra dispositivi in comodato d’uso e contributi erogati per pagare la connessione si è fatto il possibile, ma una quota di famiglie è rimasta esclusa».

La lente della Procura. Una quota maggiore del previsto, come emerge dai numeri del Cagliaritano. È stata Anna Cau, procuratrice dei minori, a intuire la portata del disagio. Per questo ha disposto accertamenti invitando i dirigenti del territorio competente – la vecchia provincia di Cagliari – a fornire informazioni sulla frequenza scolastica. Così sono saltati fuori i 300 casi di abbandono in un mese, con una maggiore distribuzione tra gli istituti professionali. Immediatamente sono state interpellate le famiglie per conoscere le cause. Tra i ragazzi “in fuga” c’è anche chi era a un passo dal diploma: alcuni si è riusciti a ripescarli in tempo, per altri la missione si è rivelata impossibile. Ripeteranno l’anno, con la speranza che non sia ancora in Dad.



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