Ucciso dal virus a 51 anni Il pm: a processo due medici
di Nadia Cossu
Devono rispondere di omicidio colposo: non avrebbero attivato subito il 118 L’uomo era un ambulante di Ossi e fu la prima vittima di Covid nel Sassarese
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SASSARI. Roberto Pais aveva 51 anni, lavorava come ambulante, era sano e viveva con la sua famiglia – moglie e due figli – a Ossi. A marzo dell’anno scorso era stato la prima vittima del Covid in provincia di Sassari, l’ottava in Sardegna.
Per far luce sulla sua morte i familiari avevano presentato un esposto e ora il sostituto procuratore della Repubblica di Sassari, Paolo Piras, ha chiesto il rinvio a giudizio di due guardie mediche. Secondo l’accusa non avrebbero approfondito il quadro clinico del paziente – che aveva febbre, tosse e dispnea da più giorni – né avrebbero attivato il 118 e segnalato il caso all’Unità operativa di Malattie infettive della Aou.
Gli indagati inizialmente erano quattro – due erano medici di famiglia – ma per questi ultimi il pm ha chiesto l’archiviazione non individuando precise responsabilità a loro carico. Uno non era infatti in servizio il giorno in cui venne contattato dai parenti della vittima (e rispose comunque alla telefonata), l’altro non era invece il medico “scelto” del paziente poi deceduto.
I familiari del 51enne soltanto dopo una settimana – in cui il quadro clinico era vertiginosamente peggiorato – avevano visto finalmente arrivare a casa un’ambulanza del 118 con un medico a bordo e qualcuno che dopo tante richieste si era preso cura del loro caro. Purtroppo dopo appena sei giorni di ricovero in ospedale, Roberto Pais era morto nel reparto di Rianimazione di Palazzo Clemente a Sassari.
Per il sostituto procuratore Piras due persone devono rispondere di omicidio colposo. Entrambi sono medici di continuità assistenziale che, una volta contattati dai familiari, non avrebbero «segnalato il paziente al 112/118 e all’unità operativa di Malattie infettive – è scritto nella conclusione delle indagini – e non avrebbero nemmeno richiesto all’Unità di crisi locale il test diagnostico per la ricerca del Sars Cov-2». A uno dei due medici, inoltre, la Procura contesta «l’inosservanza dei principi giurisprudenziali non approfondendo il quadro del paziente mediante visita clinica e neppure mediante colloquio telefonico diretto, non ponendo in diagnosi differenziale la Covid-19, prescrivendo inutilmente l’antibiotico e consigliando l’attesa dell’effetto del farmaco fino all’assunzione di tutte le compresse contenute nella confezione e ritardando così la diagnosi corretta». L’altro medico, a questo proposito, è invece accusato di aver «confermato l’inutile prescrizione dell’antibiotico da parte del collega – scrive il pm – consigliando l’attesa dell’effetto e ritardando così la diagnosi corretta, consigliando al fratello del paziente, nell’eventualità di un peggioramento, di contattare per un nuovo consulto e favorendo così l’evoluzione ingravescente del quadro, demandando al fratello di Roberto Pais l’attivazione del 118 anziché procedere subito e di persona a contattarlo».
Ora la richiesta di rinvio a giudizio verrà sottoposta al vaglio del gip.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per far luce sulla sua morte i familiari avevano presentato un esposto e ora il sostituto procuratore della Repubblica di Sassari, Paolo Piras, ha chiesto il rinvio a giudizio di due guardie mediche. Secondo l’accusa non avrebbero approfondito il quadro clinico del paziente – che aveva febbre, tosse e dispnea da più giorni – né avrebbero attivato il 118 e segnalato il caso all’Unità operativa di Malattie infettive della Aou.
Gli indagati inizialmente erano quattro – due erano medici di famiglia – ma per questi ultimi il pm ha chiesto l’archiviazione non individuando precise responsabilità a loro carico. Uno non era infatti in servizio il giorno in cui venne contattato dai parenti della vittima (e rispose comunque alla telefonata), l’altro non era invece il medico “scelto” del paziente poi deceduto.
I familiari del 51enne soltanto dopo una settimana – in cui il quadro clinico era vertiginosamente peggiorato – avevano visto finalmente arrivare a casa un’ambulanza del 118 con un medico a bordo e qualcuno che dopo tante richieste si era preso cura del loro caro. Purtroppo dopo appena sei giorni di ricovero in ospedale, Roberto Pais era morto nel reparto di Rianimazione di Palazzo Clemente a Sassari.
Per il sostituto procuratore Piras due persone devono rispondere di omicidio colposo. Entrambi sono medici di continuità assistenziale che, una volta contattati dai familiari, non avrebbero «segnalato il paziente al 112/118 e all’unità operativa di Malattie infettive – è scritto nella conclusione delle indagini – e non avrebbero nemmeno richiesto all’Unità di crisi locale il test diagnostico per la ricerca del Sars Cov-2». A uno dei due medici, inoltre, la Procura contesta «l’inosservanza dei principi giurisprudenziali non approfondendo il quadro del paziente mediante visita clinica e neppure mediante colloquio telefonico diretto, non ponendo in diagnosi differenziale la Covid-19, prescrivendo inutilmente l’antibiotico e consigliando l’attesa dell’effetto del farmaco fino all’assunzione di tutte le compresse contenute nella confezione e ritardando così la diagnosi corretta». L’altro medico, a questo proposito, è invece accusato di aver «confermato l’inutile prescrizione dell’antibiotico da parte del collega – scrive il pm – consigliando l’attesa dell’effetto e ritardando così la diagnosi corretta, consigliando al fratello del paziente, nell’eventualità di un peggioramento, di contattare per un nuovo consulto e favorendo così l’evoluzione ingravescente del quadro, demandando al fratello di Roberto Pais l’attivazione del 118 anziché procedere subito e di persona a contattarlo».
Ora la richiesta di rinvio a giudizio verrà sottoposta al vaglio del gip.
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