Alberti, la salumeria che non cambia mai
di Pasquale Porcu
Aperta nel 1925 in via Roma e subito “adottata” dalla Sassari benestante, resta fedele all’idea del fondatore: «I prodotti migliori, senza discussioni»
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Il menu è scritto in grande col pennarello nero su cartoncini gialli, fuori dal locale di Alberti a Sasssari: lasagne al forno, polpi con patate, melanzane alla parmigiana. E nella vetrina, in via Roma 23, puoi sbirciare e trovare altre ghiottonerie: enormi bottarghe di tonno, preziose bottiglie di Vermentino, di Carignano del Sulcis, di Cagnulari. Uno spettacolo che si ripete dal 1925. Ma la storia comincia una ventina di anni prima. «Mia nonna – racconta oggi Antonello Alberti, figlio di Mario, fondatore del locale – aveva aperto, nel 1910, un negozio di alimentari all'angolo tra via Manno e via Cavour. Nulla di particolare, era un negozio come tanti altri. Ma mio padre, nato nel 1902, in quel negozio ha cominciato a respirare i profumi che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita. Tanto che nel 1920 è voluto andare in Continente per imparare meglio l'arte. Prima nella più importante salumeria di Genova, poi a Torino e poi ancora a Milano da Peck. Dopo cinque anni, nel 1925, eccolo in via Roma, dove ha voluto far nascere una salumeria qualificata. Prosciutti, salumi e formaggi ma anche una piccola torrefazione di caffè. La clientela? Le famiglie più benestanti di Sassari. Che non solo venivano a fare la spesa, ma si facevano preparare dei prosciutti da mio padre. L'organizzazione del negozio era esattamente come quella di oggi: il bancone, la cassa, e di fronte un grande scaffale. Qui i vini, lì sopra lo scatolame, in basso i cassetti con i diversi tipi di pasta sfusa. Con piccole variazioni il negozio era esattamente come lo vedete oggi».
«Mio nonno paterno veniva da Novara – prosegue Alberti – lavorava in ferrovia ed era stato trasferito a Sassari . Non era, dunque, salumiere. Lo erano, invece, a Novara i genitori di mia nonna. Ed ecco perché una volta trasferiti a Sassari fu lei ad aprire un negozio di alimentari» .
Ma che cosa si vendeva nel negozio nei primi decenni del secolo scorso? «Molti salumi e formaggi – risponde Antonello Alberti – Ricordo le grandi forme di grana e di emmenthal svizzero (bisognava tagliarlo con un grande coltello a doppia impugnatura). Ma c'era anche una selezione di formaggi sardi. Mio padre adorava il Fiore sardo, lo riteneva un prodotto di grande eccellenza, anche se non se ne vendeva molto. Papà, che era un buon ciclista, se lo andava a prendere in bicicletta a Gavoi. Ma la mia famiglia ha voluto avere sempre prodotti eccellenti. Mio padre aveva la seconda elementare ma non ho mai conosciuto un salumiere più esperto di lui. Voleva i prodotti migliori, non c'erano discussioni. Ricordo che con mio fratello Michele, andavamo a prendere le mozzarelle a Fertilia. Arrivavano freschissime in aereo dalla Campania o da Latina. Idem per il salmone: si facevano grandi ordini e qualche volta quello che non si vendeva lo portavamo a casa per consumarlo in famiglia. Molti dei nostri clienti erano avvocati e altri professionisti. Altre salumerie a Sassari? Praticamente per molti anni non avevamo concorrenti; ricordo Mangatia e un altro negozio in via Cesare Battisti... Abbiamo sempre lavorato tanto. In certi periodi, di sabato, eravamo in otto dietro il bancone. Mio padre ha lavorato fino al 1986, l'anno in cui è morto: era stato investito da un'auto sulle strisce pedonali». Nel 1990 alla salumeria si è aggiunta anche la gastronomia, nelle stanze che ospitavano i magazzini sono state impiantate le cucine. Che da allora sfornano cibi da asporto: lasagne classiche, con i funghi o al pesto, la mitica polenta, i piatti a base di melanzane (col parmigiano di 40 mesi), le zuppe. E il celeberrimo cocktail di gamberi in salsa rossa, immancabile negli anni Novanta sulle tavole di molti sassarese. Il profumo di quelle bontà, all'ora di pranzo, continua a diffondersi.
«Mio nonno paterno veniva da Novara – prosegue Alberti – lavorava in ferrovia ed era stato trasferito a Sassari . Non era, dunque, salumiere. Lo erano, invece, a Novara i genitori di mia nonna. Ed ecco perché una volta trasferiti a Sassari fu lei ad aprire un negozio di alimentari» .
Ma che cosa si vendeva nel negozio nei primi decenni del secolo scorso? «Molti salumi e formaggi – risponde Antonello Alberti – Ricordo le grandi forme di grana e di emmenthal svizzero (bisognava tagliarlo con un grande coltello a doppia impugnatura). Ma c'era anche una selezione di formaggi sardi. Mio padre adorava il Fiore sardo, lo riteneva un prodotto di grande eccellenza, anche se non se ne vendeva molto. Papà, che era un buon ciclista, se lo andava a prendere in bicicletta a Gavoi. Ma la mia famiglia ha voluto avere sempre prodotti eccellenti. Mio padre aveva la seconda elementare ma non ho mai conosciuto un salumiere più esperto di lui. Voleva i prodotti migliori, non c'erano discussioni. Ricordo che con mio fratello Michele, andavamo a prendere le mozzarelle a Fertilia. Arrivavano freschissime in aereo dalla Campania o da Latina. Idem per il salmone: si facevano grandi ordini e qualche volta quello che non si vendeva lo portavamo a casa per consumarlo in famiglia. Molti dei nostri clienti erano avvocati e altri professionisti. Altre salumerie a Sassari? Praticamente per molti anni non avevamo concorrenti; ricordo Mangatia e un altro negozio in via Cesare Battisti... Abbiamo sempre lavorato tanto. In certi periodi, di sabato, eravamo in otto dietro il bancone. Mio padre ha lavorato fino al 1986, l'anno in cui è morto: era stato investito da un'auto sulle strisce pedonali». Nel 1990 alla salumeria si è aggiunta anche la gastronomia, nelle stanze che ospitavano i magazzini sono state impiantate le cucine. Che da allora sfornano cibi da asporto: lasagne classiche, con i funghi o al pesto, la mitica polenta, i piatti a base di melanzane (col parmigiano di 40 mesi), le zuppe. E il celeberrimo cocktail di gamberi in salsa rossa, immancabile negli anni Novanta sulle tavole di molti sassarese. Il profumo di quelle bontà, all'ora di pranzo, continua a diffondersi.
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