La Nuova Sardegna

Birra, e sai (sempre più) cosa bevi

di Roberto Sanna
Birra, e sai (sempre più) cosa bevi

Ben 50 iscritti al corso per  sommelier. Prima fase online, ma il kit di degustazione (con formaggi e salsiccia) è tutt’altro che virtuale

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Imparare a conoscere meglio, apprezzare abbinare una delle bevande più antiche della storia: la birra. Un prodotto che, grazie anche all’attività dei birrifici artigianali, sta uscendo dai tradizionali confini degli scaffali del supermarket e dei banconi del bar per entrare in un territorio più nobile che porta dritto alle degustazioni e alle tavole.

E per stare al passo coi tempi l’Ais Sardegna ha organizzato il primo corso per sommelier della birra, che si è concluso in questi giorni. Un corso di primo livello condotto da Antonio Furesi che, essendo dedicato molto alla teoria, si è potuto svolgere online; per la seconda parte, quella che concluderà il percorso e darà diritto all’attestato, si spera che arriveranno tempi migliori visto che abbinamenti e degustazioni danno il loro meglio in presenza. L’iniziativa è comunque di grande valore, visto che solo in Campania, l’anno scorso, c’è stato un corso come questo. «In pochi giorni abbiamo esaurito i cinquanta posti a disposizione – dice soddisfatto il presidente regionale dell’Ais Roberto Dessanti –, abbiamo dovuto addirittura fare una lista d’attesa. A livello nazionale si trattava di una sorta di sperimentazione, noi abbiamo subito aderito, forti del fatto che la Sardegna è una delle regioni leader nel consumo di birra e soprattutto la nostra delegazione ha già pubblicato due edizioni della guida regionale delle birre artigianali. E a parte questo, credo che conoscere e abbinare le birre ormai rientri a pieno titolo nelle competenze di un sommelier, così come credo che anche il settore della ristorazione dovrebbe aprirsi a questo mondo e proporre ai clienti una bella carta delle birre».

«Già a livello nazionale avevamo formato una commissione per arrivare a codificare e organizzare un corso di questo tipo – aggiunge Antonio Furesi, che ha anche curato le due edizioni della guida regionale –, commissione della quale facevo parte e che lo scorso anno, poco prima del lockdown, aveva praticamente concluso i lavori. Poi si è fermato tutto e ripartire non è stato facile anche nel nostro settore, alla fine abbiamo deciso di andare avanti con una sperimentazione. Alla fine del 2020 ha cominciato la Campania, ora è stata la volta della Sardegna e i risultati sono stati molto buoni anche considerando che il nostro lavoro prevedeva, e tuttora prevede, attività in presenza». Farsi una birra on line per fortuna è meno complicato del previsto: «Intanto era prevista una corposa sezione teorica. Per quanto riguarda le degustazioni, il fatto che la birra abbia i formati da 33 cl, molto spesso anche in lattina, aiuta. Insieme alla Birroteca Hamelin di Sassari abbiamo preparato i kit di degustazione e ci tengo a dire che erano birre di alto livello, quasi tutte artigianali. Durante

ogni lezione venivano degustate tre birre e siamo anche riusciti a dare la classica valigetta con quattro bicchieri da degustazione, più una dispensa di studio. L’ultima lezione prevedeva anche delle prove di degustazione e siamo riusciti a far arrivare a tutti gli iscritti un kit con tre birre più alcuni formaggi e una salsiccia. Alla fine del corso ci sarà poi un test di autovalutazione che concluderà questo primo livello».

Sull’evoluzione del mondo brassicolo dal punto di vista del consumo, Antonio Furesi fa notare la nuova tendenza: «Si tende sempre più a bere birra in modo consapevole, si sceglie di bere un po’ meno privilegiando la qualità. Significa che non si chiede più, o non solo, la classica “bionda media” al bar e in pizzeria ma si scelgono le birre in base allo stile chiedendo direttamente una stout o una pils, per dire. La nostra figura diventa fondamentale: il sommelier è qualcuno che aiuta, consiglia e soprattutto comunica quello che è il mondo della birra. Un’evoluzione, tra l’altro, che sta coinvolgendo anche il settore dei distillati».

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