Moby Prince, Lai: «Le parole di Onorato utili solo se ha delle prove»
L’ex senatore: «L’ipotesi bomba c’era ma fu esclusa dalle indagini degli esperti»
SASSARI. Vincenzo Onorato non ha dubbi: per l’armatore a causare la strage della Moby Prince è stata una bomba. Lo ha detto per la prima volta dopo trent’anni in una intervista alla Nuova. A farlo propendere per questa tesi è la perizia di Alessandro Massari, esplosivista della polizia scientifica, secondo cui un ordigno esplose nella prua e il traghetto finì contro l’Agip Abruzzo, causando la peggiore tragedia della marineria civile italiana: 140 morti. Ma l’ipotesi non convince l’ex senatore Silvio Lai, già presidente della commissione d’inchiesta sulla strage del traghetto Livorno-Olbia.
Lai, ha letto le dichiarazioni di Onorato?
«Ho provato stupore. In commissione lo avevamo sentito ma concentrò la sua audizione sulla professionalità del comandante Chessa, sul loro rapporto. Lo sentimmo per ultimo dopo tutte le altre testimonianze perché le domande da porgli erano molte. Tuttavia non fu una seduta particolarmente dirimente».
La bomba fu presa in considerazione dalla commissione?
«Certamente, da subito. Noi avevamo dato l’incarico al Ris di Roma di analizzare i tamponi presi nel locale del motore delle eliche di prua, ma non poterono rifare le indagini perché il tipo di esame effettuato nel 1992 non permetteva di rianalizzare i tamponi. Inoltre, avevamo affidato all’esperto esclusivista Maggiore Paride Minervini - lo stesso incaricato dalla commissione sull’uranio impoverito - la valutazione delle precedenti analisi degli esperti».
Tra cui quella di Massari.
«Massari aveva ritrovato la presenza di 7 tipi differenti di esplosivi, 5 di uso civile e 2 di uso militare. Secondo lui era certamente avvenuta un'esplosione in quei locali ma non si poteva dire con certezza se prima o dopo l'impatto. Nello stesso periodo la procura affidò l’incarico agli esperti dell’Istituto di chimica degli esplosivi della Marina militare, che giunsero alla conclusione che una esplosione c’era stata, ma non generata da esplosivo, bensì da gas, perché la deformazione dei locali era omogenea verso tutte le direzioni. Minervini, non potendo rianalizzare i tamponi di Massari, in base alle foto esistenti arrivò alle stesse conclusioni».
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E dunque la commissione accantonò l’ipotesi bomba.
«Noi abbiamo recuperato delle indagini di quel periodo, anche analizzando un eventuale collegamento con un attentato incendiario in un ufficio Navarma di Olbia: ai tempi c’era una competizione con una compagnia navale che collegava la Corsica, qualcuno disse anche che i traghetti venivano utilizzati per contrabbandare esplosivo tra Toscana, Sardegna e Corsica. Ma di fronte alle valutazioni degli esperti non abbiamo potuto proseguire su questa ipotesi, per quanto ci sarebbe potuto essere un vantaggio per i familiari delle vittime, visto che il reato di strage non va mai in prescrizione».
L’armatore parla di uno scenario internazionale complesso: guerra del Golfo, Camp Darby, navi sconosciute in rada.
«Era questo ma il tipo di esplosivo presente secondo Massari non porta a scenari di quella dimensione. E dagli approfondimenti con la Nato l’area operativa di confine dello scenario di guerra nel medio oriente era a sud della Sicilia».
E l’ipotesi mafia?
«All’inizio abbiamo preso in considerazione tutto, compresi traffici internazionali, camorra e mafia, ma una volta esclusa la presenza di un ordigno siamo fuori dalla ipotesi strage».
Nell’audizione Onorato non fece alcun cenno alla bomba?
«Noi lo tempestammo di domande, ma queste cose le dice solo ora. Se l’ipotesi della bomba di cui parla Onorato fosse corroborata da ulteriori elementi sarebbe utile per riaprire le indagini, altrimenti siamo in un campo impraticabile. Lui nella audizione come nell’intervista aveva parlato solo della grande esperienza del comandante Chessa. Mi fa piacere che lo riaffermi, ma mi chiedo come mai non avesse contestato le sentenze di primo e secondo grado che parlavano di distrazione e velocità eccessiva oltre che di nebbia».
Onorato dice che la tesi della nebbia fu sancita la mattina stessa del disastro dopo una breve riunione tra l’ammiraglio Albanese, comandante della capitaneria di Livorno, e l’allora ministro Carlo Vizzini.
«Dai lavori della commissione è emerso che la nebbia serviva anche ad attenuare la responsabilità sui soccorsi. Se fosse vero quanto dice Onorato, sarebbe coerente con la forzatura dell’ipotesi nebbia per giustificare soccorsi così disorganizzati».
L’armatore dice che l’accordo assicurativo con Snam fu fatto per consentire il risarcimento ai parenti delle vittime.
«Ma questo ha impedito che si indagasse sulla posizione della petroliera che a Navarma era nota. Ha sollevato da responsabilità l’altro armatore che non stava nel posto giusto e probabilmente era dedito ad altre attività. Ha certamente evitato il fallimento di Navarma e forse accelerato il risarcimento dei familiari, tuttavia ha condizionato il proseguo delle indagini e gli esiti processuali. Ma mi hanno stupito anche i suoi ricordi generici sulla manutenzione. È vero che il Rina diede il via libera ma aveva anche raccomandato interventi entro 30 giorni che non furono fatti».
È stata aperta una nuova inchiesta a Livorno.
«Sì, ci sono stati chiesti tutti gli atti, che noi abbiamo inviato anche alla procura di Roma».
Crede sia utile la nascita di una nuova commissione?
«Ci sono elementi e analisi che noi abbiamo avviato e che possono essere approfonditi. Lo stesso perito esplosivista ha partecipato con la Marina Militare alle ricerche dei rottami nei fondali del porto di Livorno per confermare il luogo dell’impatto. Sono stati individuati ma non recuperati. Quei rottami potrebbero fornire ulteriori indicazioni sul materiale che fuoriusciva dalla petroliera. Per tutti era petrolio grezzo, ma da quello che abbiamo scoperto la petroliera trasportava idrocarburo raffinato. Si potrebbe poi approfondire il tema delle registrazioni della notte dei soccorsi. Noi abbiamo analizzato solo il canale dell’emergenza, ma potrebbero esserci altri colloqui sugli altri canali che noi non abbiamo potuto sbobinare perché abbiamo recuperato lo strumento solo due mesi prima della scadenza della commissione».
La nuova commissione dovrà essere bicamerale?
«In ogni caso scadrebbe con il termine della legislatura, se deve essere fatta va istituita rapidamente altrimenti non serve».
Se non è stata una bomba quale può essere stato la causa dell’impatto?
«L’impatto può essere causato da una innumerevole quantità di errori umani: solo tre anni fa c’è stato un impatto tra un traghetto e una petroliera al largo del nord della Corsica nonostante le attuali tecnologie dovrebbero evitarlo. La posizione e le attività notturne della Petroliera, un improvviso ostacolo, un malfunzionamento improvviso sulla Moby. Tutto è possibile. Ma occorre ricordare il fatto che l’impatto di per se non è stata la causa della morte delle persone. Sono stati una serie di errori umani a generare una strage che si poteva evitare e una serie di piccoli e grandi interessi sull’impatto e sulla organizzazione dei soccorsi a nasconderla per tanti anni. Perché è certo che come furono tratti in salvo subito i 32 marinai dell’Agip, potevano essere salvati i 140 della Moby».
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