Punta Giglio: troppe opere impattanti
Il comitato anti progetto contesta la narrazione sul “restauro” dei fortini
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ALGHERO. Affermano di non avere pregiudizi ideologici e di non essere fondamentalisti dell’ambiente. Il Comitato “Alghero per Punta Giglio”, in un documento firmato da Paola Correddu e Sara Piga, sottolinea invece di nascere «come movimento dal basso, multidisciplinare, senza collocazione politica ma con la sola volontà di occupare la sua posizione legittima di attore nei processi di controllo e vigilanza». Questo perché ritengono che ci sia stata «la completa esclusione della comunità locale dalla fase decisionale e autorizzativa» circa il progetto per la valorizzazione dell’area di pregio ambientale dove sono iniziati i lavori per il restauro e rifunzionalizzazione dell’ex batteria antinavale della Seconda guerra mondiale, in cui bando è stato vinto dalla cooperativa “Il quinto elemento”. Progetto cui si sono opposti da subito in maniera molto decisa, anche se mettono in chiaro che l’unico desiderio è «che si rispettino le leggi in vigore», specie nel caso di un’area tutelata dal Ppr e dai vincoli conseguenti all’essere una zona Sic e Zps.
«Ci siamo costituiti spontaneamente per volontà di 200 firmatari e oggi vantiamo 6000 iscritti al gruppo facebook e 3500 aderenti alla petizione» dicono quelli del comitato, che la definiscono «una storia emblematica che ha fatto emergere i limiti di una politica locale, la quale nella vicenda ha mostrato i segni della sua incapacità, assecondando per volontà o per pigrizia culturale e incuria un iter autorizzativo poco trasparente e pieno di ambiguità e contraddizioni».
Iter che rischia «di compromettere il futuro di una parte di territorio, selvaggio ma non certo abbandonato e degradato, dove la natura ha conquistato i suoi spazi rendendo meraviglioso un paesaggio che non ha alcuna necessità di interventi di valorizzazione che paiono far trasparire ben altre finalità». Correddu e Piga parlano di «narrazioni da parte della cooperativa fatte di termini come “vasca ludica”, “rifugio a mare”, di “sostenibilità” e “valorizzazione”, evitando accuratamente di indicare che il progetto prevede la realizzazione di un ristorante con 100 coperti, con vista sul golfo, un albergo con 7 stanze triple e quadruple, e una piscina di 23 m. x 3,5 m. e 3 di profondità al posto della vasca di raccolta dell’acqua».
Il comitato bolla come “irrituale” la procedura che ha visto «il parere di Vinca (valutazione di incidenza ambientale, preminente rispetto a tutti gli altri pareri) arrivare a conferenza dei servizi già conclusa con autorizzazione unica favorevole» e considerando che «un parere negativo dello Sva, servizio di valutazione ambientale della Regione, avrebbe potuto inficiare l’autorizzazione al progetto già ottenuta». Infine, anche l’Ispra «stigmatizza l’incompatibilità del progetto, sottolineando che per le più impattanti componenti progettuali (accesso alle postazioni mitragliere sul margine della falesia, realizzazione di una piscina, ristorante da 100 coperti) non vi sono forme di mitigazione per le fonti di disturbo». (a.palmas)
«Ci siamo costituiti spontaneamente per volontà di 200 firmatari e oggi vantiamo 6000 iscritti al gruppo facebook e 3500 aderenti alla petizione» dicono quelli del comitato, che la definiscono «una storia emblematica che ha fatto emergere i limiti di una politica locale, la quale nella vicenda ha mostrato i segni della sua incapacità, assecondando per volontà o per pigrizia culturale e incuria un iter autorizzativo poco trasparente e pieno di ambiguità e contraddizioni».
Iter che rischia «di compromettere il futuro di una parte di territorio, selvaggio ma non certo abbandonato e degradato, dove la natura ha conquistato i suoi spazi rendendo meraviglioso un paesaggio che non ha alcuna necessità di interventi di valorizzazione che paiono far trasparire ben altre finalità». Correddu e Piga parlano di «narrazioni da parte della cooperativa fatte di termini come “vasca ludica”, “rifugio a mare”, di “sostenibilità” e “valorizzazione”, evitando accuratamente di indicare che il progetto prevede la realizzazione di un ristorante con 100 coperti, con vista sul golfo, un albergo con 7 stanze triple e quadruple, e una piscina di 23 m. x 3,5 m. e 3 di profondità al posto della vasca di raccolta dell’acqua».
Il comitato bolla come “irrituale” la procedura che ha visto «il parere di Vinca (valutazione di incidenza ambientale, preminente rispetto a tutti gli altri pareri) arrivare a conferenza dei servizi già conclusa con autorizzazione unica favorevole» e considerando che «un parere negativo dello Sva, servizio di valutazione ambientale della Regione, avrebbe potuto inficiare l’autorizzazione al progetto già ottenuta». Infine, anche l’Ispra «stigmatizza l’incompatibilità del progetto, sottolineando che per le più impattanti componenti progettuali (accesso alle postazioni mitragliere sul margine della falesia, realizzazione di una piscina, ristorante da 100 coperti) non vi sono forme di mitigazione per le fonti di disturbo». (a.palmas)
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