«Se ha qualcosa da dire vada in Procura»
SASSARI. Se l'armatore Vincenzo Onorato «ha qualcosa da dire» sulla tragedia della Moby Prince lo faccia «davanti ai magistrati». Così i rappresentanti dei familiari delle 140 vittime della più...
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SASSARI. Se l'armatore Vincenzo Onorato «ha qualcosa da dire» sulla tragedia della Moby Prince lo faccia «davanti ai magistrati». Così i rappresentanti dei familiari delle 140 vittime della più grande sciagura della marineria italiana, avvenuta 30 anni fa nella rada del porto di Livorno, commentano le dichiarazioni dell’armatore alla Nuova. «Abbiamo letto l'intervista rilasciata dal signor Vincenzo Onorato – affermano in una nota congiunta Luchino Chessa (foto), presidente dell'associazione 10 aprile-Familiari vittime Moby Prince onlus, nonché figlio del comandante Ugo Chessa, e Nicola Rosetti, vicepresidente della associazione 140 familiari vittime Moby Prince – e lo invitiamo, se ha qualcosa da dire su questa vicenda, a presentarsi davanti ai magistrati della procura della Repubblica di Livorno». Nella strage del 10 aprile 1991 persero la vita 140 persone (tra cui una trentina di sardi): 75 erano passeggeri e 65 membri dell’equipaggio. L’unico che riuscì a mettersi in salvo fu il mozzo Alessio Bertrand.
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