La Nuova Sardegna

Cabras, Giganti: gelo tra Regione e Ministero

Claudio Zoccheddu
Cabras, Giganti: gelo tra Regione e Ministero

Nonostante gli annunci manca l’accordo sulla fondazione di Mont’e Prama. E il Comune rilancia sul restauro

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SASSARI. Sono rimasti in silenzio per più di trent’anni, ai margini della vita scientifica e politica dell’isola. Poi, dopo il restauro e dopo le ultime campagne di scavo, sono ritornati ad essere quello che (forse) erano: un simbolo. Eppure, non se la passano bene. La storia dei Giganti di Mont’e Prama è nuovamente congelata. Sono passati più di due mesi dalla fine di febbraio, quando l’accordo tra il presidente della Regione, Christian Solinas, e il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, sembrava aver definitivamente spianato la strada alla nascita della fondazione e regolato i dissidi sul restauro, anche grazie allo proposta di “scambio” del direttore del museo archeologico nazionale di Cagliari, Francesco Muscolino, pronto a destinare a Cabras due giganti esposti a Cagliari in “sostituzione” di quelli destinati al restauro. Peccato che dalle parole non si sia ancora passati ai fatti. La fondazione non esiste e il piano di restauro non è mai partito. Perché?

Il calendario. L’ultima bolla è esplosa il 4 febbraio. Dopo più di un anno di tira e molla con il Comune di Cabras, Maura Picciau, soprintendente alle Belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna, annuncia il trasferimento a Cagliari di due statue e due modelli di nuraghe esposti a Cabras. È un intervento di restauro, programmato nel centro di Calamosca. Il Comune insorge, teme che i giganti non facciano ritorno a Cabras. Il viaggio di ritorno viene garantito dalla soprintendente, ma non basta perché non esiste una data certa. Il sindaco di Cabras forza la mano e il 10 febbraio chiude il museo “per motivi di ordine pubblico”, lasciando Picciau fuori dai cancelli e costringendola a rinunciare all’ispezione e a rientrare a Cagliari. Due giorni dopo, nel giardino del museo civico di Cabras, va in scena un affollato sit-in organizzato per dire no al trasferimento. Sulla questione intervengono sostanzialmente tutti: il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, fresco di conferma nel governo Draghi, rilancia il progetto della fondazione e dice che “Cabras è la casa dei giganti”, un’idea spostata dal governatore, Christian Solinas che però poco dopo aveva parlato di “fondazione a guida sarda”. Un’ipotesi non considerabile dal ministero, le statue sono beni demaniali, che sembrava aver bloccato ogni ipotesi di dialogo. E invece, a sorpresa, la salita è diventata improvvisamente discesa e il gioco della parti sulle poltrone della fondazione si era concluso con una fumata bianca che rilancia ogni prospettiva. L’accordo correva sul filo del telefono nella seconda metà di febbraio, con Franceschini e Solinas sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Al punto che il ministero, il 22 febbraio, ha fatto recapitare in Regione una bozza di accordo sulla fondazione e sul restauro contestato, in questo caso ad opera della Direzione generale dei Beni culturali. L’episodio venne a galla, senza troppi riferimenti, quando lo stesso Solinas annunciò, in un’intervista alla Nuova Sardegna, di aver raggiunto l’accordo con il ministero e con il Comune di Cabras per la nascita della fondazione. Leggermente più complicato è stato il discorso legato al restauro della statue, con il Comune che ha provato un rilancio.

Restauro sospeso. Per il sindaco di Cabras, Andrea Abis, è la questione del restauro la priorità assoluta: «Fondazione e restauro sono argomenti disgiunti ma collegati sotto il profilo logico e strategico. Appena firmeremo l’accordo sul restauro passeremo a quello sulla fondazione». Il problema è che di entrambi non si sente più parlare da tempo. A Cabras le ultime notizie sono di metà marzo: «Quando abbiamo ricevuto le bozze di accordo – spiega Abis – che nel caso del restauro abbiamo deciso di integrare. La prima proposta non era sufficiente, dovevamo alzare la posta». Il sindaco non entra nel dettaglio delle richieste ma il rilancio dell’amministrazione è stato rapido: «Mi sono serviti tre o quattro giorni di lavoro per scrivere quello che ritenevo importante – aggiunge Abis –. Si tratta di elementi legati al museo civico ma anche al sito di scavo. In ogni caso, la nostra proposta è stata rispedita in Regione subito dopo la validazione dei nostri avvocati». Più di un mese dopo, non è arrivata alcuna risposta e anche il restauro, come la nascita della fondazione, resta un capitolo incompleto di una lunghissima storia fatta di ritardi, incomprensioni, promesse e accordi verbali. Una storia che, però, è ancora tutta da scrivere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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