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Covid, l’Isola resta rossa tra delusione e rabbia

Covid, l’Isola resta rossa tra delusione e rabbia

L’indice Rt è sceso solo negli ultimi giorni e sono attivi 157 focolai Rimangono le limitazioni per attività commerciali e spostamenti

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CAGLIARI. Niente da fare: i sardi saranno «rossi» per un’altra settimana. L’illusione di ritornare in zona arancione, purtroppo, è durata solo mezza giornata. Nel primo pomeriggio di giovedì, è arrivato il verdetto inappellabile del ministero della Salute, con la Sardegna costretta ad altri sette giorni all’inferno e alla fine saranno ben 21 consecutivi. Con in più anche questo paradosso: da unica Regione bianca (1-15 marzo) ora è l’unica a essere ancora rossa. Tutte le altre sono state promosse in giallo, quattordici, o al massimo lasciate nel limbo dell’arancione, cinque.

Il monitoraggio. A essere decisivo, come sempre, è stato l’indice di contagio: l’R con t. Se è vero che, in questi ultimi giorni, è sceso sotto l’1 (0,97 per l’esattezza), nella prima settimana rossa (12-18 aprile) e in gran parte della seconda (19-25 aprile) lo stesso indice ha continuato a essere oltre la soglia di sicurezza e cioè intorno all’1,29. Per essere ancora più chiari: il passaggio in arancione sarebbe stato possibile solo se l’R con t fosse stato inferiore a uno in tutte e due le settimane rosse. Poi, a incidere nella valutazione del ministero alla salute, sarebbe stato anche il numero di focolai ancora attivi: 157, soprattutto da Oristano in su. Anche se, al momento della conta finale, il rischio di trasmissione regionale era stato comunque già derubricato dallo scenario 3, inferiore solo al 4, il peggiore, all’1, ma con la «presenza di molteplici allerte territoriali». Peccato, perché nel resto della Sardegna, a parte l’indice R con t, la possibilità di un nuovo picco era stata calcolata come «moderata», grazie al calo dei contagi ogni 100mila abitanti, il 10 per cento in meno, e «bassa» per l’impatto sulle terapie intensive e non intensive. Però, alla fine, questi indicatori oggettivi non sono serviti a nulla: a decidere è stato l’R con t e quindi il colore rimarrà rosso fino al 2 maggio, con il nuovo monitoraggio previsto non prima di venerdì 30 aprile.

La delusione. Giovedì l’assessore alla sanità, Mario Nieddu, non aveva nascosto di essere ottimista: «Abbiamo numeri da zona arancione», le sue parole. Incassata la botta, l’indomani ha commentato: «Siamo stati condannati dall'indice di contagio, invece per il resto abbiamo dalla nostra valori persino migliori delle Regioni finite in zona gialla». Questa circostanza, ha aggiunto, «è la riprova, semmai avessimo avuto bisogno di altre conferme, che il sistema dei colori basato sul calcolo dell'Rt va cambiato, perché non corrisponde mai all’andamento reale dell’epidemia nelle Regioni. Nel prossimo incontro con il ministro Roberto Speranza, mi auguro molto presto, tornerò all’attacco. Soprattutto, dopo questa terza settimana consecutiva in zona rossa, gli solleciterò la possibilità di un futuro passaggio diretto in area gialla senza passare per quella arancione». La terza settimana sotto scacco, secondo Dario Giagoni, capogruppo della Lega in Consiglio regionale, sarà «l’ennesima mazzata per l’economia, ed è per questo che le chiusure indiscriminate, finora considerate l’unica arma di difesa dal Covid, andranno riviste al più presto dal governo Draghi».

L’attacco. Dal fronte opposto i partiti di minoranza, invece, hanno criticato in lungo e largo la giunta Solinas. «Un’altra settimana in zona rossa – ha detto Emanuele Cani, segretario regionale del Pd – conferma la pessima gestione della pandemia da parte dl governatore e della sua maggioranza». I deputati del Partito democratico, Romina Mura, Gavino Manca e Andrea Frailis, hanno rincarato la dose: «Senza un immediato cambio di passo, il centrodestra finirà per compromettere anche la stagione turistica». Dal Consiglio regionale s’è alzata forte la voce di denuncia dei Progressisti. Massimo Zedda è stato perentorio: «L’unica preoccupazione di Solinas continua a essere la moltiplicazione dello staff presidenziale. È una vergogna che tutto questo accada in un momento così drammatico dal punto di vista sanitario, sociale ed economico». Per il capogruppo dello stesso partito, Francesco Agus, «la sensazione, parlo da oppositore, è che la massima autorità della Regione stia vivendo l’imbarazzo di chi si accorge, durante una cena importante, di avere una macchia sulla cravatta. Perché poi puoi anche dire qualunque cosa, ma se lo fai indossando una cravatta sporca di sugo non verrai preso in considerazione. E ormai la macchia di sugo sulla cravatta della Regione è talmente evidente da essere diventata purtroppo di dominio nazionale». (ua)

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