Fara ucciso con un martello in cella il suo ospite 24enne
di Luigi Soriga
Tutti i sospetti su Claudio Dettori: da giorni viveva in casa della vittima
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SASSARI. Seduto su una panchina, in compagnia di una sigaretta, di una birra, e di chissà quali pensieri. Quando alle 21,30 i carabinieri della Sezione operativa della compagnia di Sassari gli si sono avvicinati e lo hanno fermato per l’omicidio del barista Antonio Fara, Claudio Dettori è rimasto immobile, in silenzio, come se li stesse già aspettando. Lo hanno accompagnato in caserma e poi interrogato a lungo. Gli indizi a suo carico sembrano schiaccianti, ma non ha confessato. Lunedì verrà sentito dal magistrato Giovanni Porcheddu e avrà al suo fianco l’avvocato Giuseppe Scarpa. Dovrà difendersi dall’accusa di omicidio.
I carabinieri erano da subito sulle sue tracce. Gli amici di Antonio Fara avevano immediatamente fatto il nome di Dettori, perché da una settimana dormiva nella casa di via Livorno. E poi le telecamere, il giorno prima del ritrovamento del cadavere, lo avevano inquadrato la sera mentre entrava dall’ingresso principale, senza poi più uscire. Fuggirà dal retro dell’alloggio, attraverso una porta secondaria che dà prima sul cortile esterno e poi, dopo aver scavalcato il muro di una palazzina attigua, sfocia in via Napoli.
Antonio Fara l’aveva incontrato una decina di giorni prima all’Emiciclo Garibaldi. Era tarda sera e aveva visto un ragazzo sdraiato su una panchina. Come tante altre volte ci ha pensato tanto. Il suo è un altruismo istintivo, una mano che si allunga senza se e senza ma, un ama il tuo prossimo senza diffidenze. «Come stai? Tutto bene?», gli ha chiesto, e gli ha offerto un tetto dove ripararsi dal freddo e dai troppi problemi.
Quello che è successo giovedì notte, lo racconta in parte la scena del delitto. La casa è in ordine, niente colluttazione. Il corpo è riverso sul corridoio, con un piumone vicino. C’è una profonda ferita alla testa, forse una martellata, anche se l’arma del delitto non è stata trovata. E poi ci sono altre lesioni sul corpo, forse procurate con un coltello. Nell’appartamento ci sono diversi oggetti che i ris stanno continuando ad esaminare e potrebbero essere compatibili con le ferite inferte. Il movente ancora non si conosce, e potrebbe essere insignificante. Claudio Dettori, 24 anni, sassarese, ha un trascorso di episodi di violenza, che gli sono già costati denunce. È incapace di gestire la rabbia, il cortocircuito potrebbe anche essere stato innescato da una banalità. Come una richiesta di denaro non assecondata, o ancora la semplice revoca dell’ospitalità. «Mi dispiace, ma non puoi star qui ancora a lungo...». La ricostruzione più plausibile è che la reazione sia stata improvvisa e imprevedibile, perché il barista probabilmente non ha avuto nemmeno il modo di difendersi. Probabilmente era seduto su una poltrona o su un divano, avvolto da un piumone. Lo ha colpito con una botta alla testa, il barista ha fatto in tempo ad alzarsi, fare qualche passo e poi stramazzare. E a quel punto l’assassino potrebbe aver infierito.
L’autopsia che il medico legale Salvatore Lorenzoni svolgerà martedì servirà a fornire elementi per rendere ancora più chiara la dinamica dell’omicidio. Ieri, per tutto il giorno, i carabinieri del Ris di Cagliari hanno continuato a setacciare palmo a palmo l’appartamento al piano terra di via Livorno, quasi all’incrocio con via Alghero. Fortunatamente sia nel cancello della palazzina, che negli edifici di fronte, ci sono delle telecamere che inquadrano la via. E Claudio Dettori viene immortalato negli orari compatibili con l’omicidio. Prima in via Livorno, quando entra nell’abitazione. E successivamente in via Napoli, quando scappa da una porta secondaria. Anche sul cortile esterno e sulla possibile via di fuga si sono concentrate le indagini degli esperti della scientifica. Infatti per poter uscire dal cortile esterno, e poi saltare in un altro cortile di un palazzo attiguo, bisogna scavalcare un muro di quasi tre metri. I Ris hanno analizzato le possibili impronte lasciate su un vecchio frigorifero che è servito sicuramente come gradino per rendere meno pericoloso il salto. Le telecamere di un negozio in via Napoli, a quanto pare, intercettano nuovamente il giovane mentre si allontana.
I carabinieri non lo hanno rintracciato subito. È stata una caccia all’uomo fatta in borghese, setacciando tutti i luoghi frequentati abitualmente. L’Emiciclo, i vari dormitori, gli edifici utilizzati come rifugi. Per tutta la giornata Claudio Dettori sembrava volatilizzato. Poi la segnalazione precisa, nel quartiere di Carbonazzi. I carabinieri lo circondano, ma non c’è bisogno di far nulla. Claudio Dettori poggia la bottiglia di birra, spegne la sigaretta, e li segue in silenzio.
I carabinieri erano da subito sulle sue tracce. Gli amici di Antonio Fara avevano immediatamente fatto il nome di Dettori, perché da una settimana dormiva nella casa di via Livorno. E poi le telecamere, il giorno prima del ritrovamento del cadavere, lo avevano inquadrato la sera mentre entrava dall’ingresso principale, senza poi più uscire. Fuggirà dal retro dell’alloggio, attraverso una porta secondaria che dà prima sul cortile esterno e poi, dopo aver scavalcato il muro di una palazzina attigua, sfocia in via Napoli.
Antonio Fara l’aveva incontrato una decina di giorni prima all’Emiciclo Garibaldi. Era tarda sera e aveva visto un ragazzo sdraiato su una panchina. Come tante altre volte ci ha pensato tanto. Il suo è un altruismo istintivo, una mano che si allunga senza se e senza ma, un ama il tuo prossimo senza diffidenze. «Come stai? Tutto bene?», gli ha chiesto, e gli ha offerto un tetto dove ripararsi dal freddo e dai troppi problemi.
Quello che è successo giovedì notte, lo racconta in parte la scena del delitto. La casa è in ordine, niente colluttazione. Il corpo è riverso sul corridoio, con un piumone vicino. C’è una profonda ferita alla testa, forse una martellata, anche se l’arma del delitto non è stata trovata. E poi ci sono altre lesioni sul corpo, forse procurate con un coltello. Nell’appartamento ci sono diversi oggetti che i ris stanno continuando ad esaminare e potrebbero essere compatibili con le ferite inferte. Il movente ancora non si conosce, e potrebbe essere insignificante. Claudio Dettori, 24 anni, sassarese, ha un trascorso di episodi di violenza, che gli sono già costati denunce. È incapace di gestire la rabbia, il cortocircuito potrebbe anche essere stato innescato da una banalità. Come una richiesta di denaro non assecondata, o ancora la semplice revoca dell’ospitalità. «Mi dispiace, ma non puoi star qui ancora a lungo...». La ricostruzione più plausibile è che la reazione sia stata improvvisa e imprevedibile, perché il barista probabilmente non ha avuto nemmeno il modo di difendersi. Probabilmente era seduto su una poltrona o su un divano, avvolto da un piumone. Lo ha colpito con una botta alla testa, il barista ha fatto in tempo ad alzarsi, fare qualche passo e poi stramazzare. E a quel punto l’assassino potrebbe aver infierito.
L’autopsia che il medico legale Salvatore Lorenzoni svolgerà martedì servirà a fornire elementi per rendere ancora più chiara la dinamica dell’omicidio. Ieri, per tutto il giorno, i carabinieri del Ris di Cagliari hanno continuato a setacciare palmo a palmo l’appartamento al piano terra di via Livorno, quasi all’incrocio con via Alghero. Fortunatamente sia nel cancello della palazzina, che negli edifici di fronte, ci sono delle telecamere che inquadrano la via. E Claudio Dettori viene immortalato negli orari compatibili con l’omicidio. Prima in via Livorno, quando entra nell’abitazione. E successivamente in via Napoli, quando scappa da una porta secondaria. Anche sul cortile esterno e sulla possibile via di fuga si sono concentrate le indagini degli esperti della scientifica. Infatti per poter uscire dal cortile esterno, e poi saltare in un altro cortile di un palazzo attiguo, bisogna scavalcare un muro di quasi tre metri. I Ris hanno analizzato le possibili impronte lasciate su un vecchio frigorifero che è servito sicuramente come gradino per rendere meno pericoloso il salto. Le telecamere di un negozio in via Napoli, a quanto pare, intercettano nuovamente il giovane mentre si allontana.
I carabinieri non lo hanno rintracciato subito. È stata una caccia all’uomo fatta in borghese, setacciando tutti i luoghi frequentati abitualmente. L’Emiciclo, i vari dormitori, gli edifici utilizzati come rifugi. Per tutta la giornata Claudio Dettori sembrava volatilizzato. Poi la segnalazione precisa, nel quartiere di Carbonazzi. I carabinieri lo circondano, ma non c’è bisogno di far nulla. Claudio Dettori poggia la bottiglia di birra, spegne la sigaretta, e li segue in silenzio.
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