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«La palestra era una valvola di sfogo, ma poi...»

«La palestra era una valvola di sfogo, ma poi...»

Il racconto di Gianpaolo Meloni l’istruttore di Mma che ha provato a salvare Claudio dalla strada

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SASSARI. La prima volta che Claudio Dettori è entrato nella palestra Kimura Academy di via Gavino Matta, aveva 15 anni. Alle spalle qualche anno di Taekwondo, i genitori pensavano che le arti marziali miste potessero essere una valvola di sfogo per un ragazzo problematico. «Quel giorno lo ha accompagnato la mamma – racconta il maestro Gianpaolo Meloni – mi disse: abbiamo qualche difficoltà con lui, magari lo sport, la disciplina e le regole gli faranno bene». Le mma sono un insieme di discipline che mirano a rendere completo un lottatore, dai pugni ai calci alle gomitate, ma anche le prese articolari e le sottomissioni a terra. Claudio si appassiona e si allena con serietà. «Io l’ho visto crescere e gli voglio bene. Nei miei confronti ha sempre avuto un grande rispetto, e forse questo è il motivo per cui in palestra era davvero un’altra persona. Durante gli allenamenti non ha mai creato un problema, il suo comportamento, se devo dirlo con sincerità, è sempre stato educato e corretto. Ci sono atleti, che durante gli sparring, sono molto più irrequieti di lui, che tendono a esagerare». Il problema è quando Claudio va fuori dalla gabbia, esce dalla palestra, e il suo ring diventa il mondo. «A malincuore ho dovuto allontanarlo. Non faceva altro che cacciarsi nei guai, finire in mezzo alle risse, denunce per violenza. E allora gli ho parlato a quattrocchi, con grande schiettezza. Tu sai bene qual’è la prima regola, vero? Sai che i miei allievi non devono essere violenti e picchiare fuori dalla palestra. Io non posso accoglierti qui sapendo che ciò che ti insegno poi verrà usato là fuori per far male ad altre persone. E lui ha capito il mio discorso e ha chiesto di dargli un po’ di tempo. Che sarebbe cambiato e che sarebbe ritornato». Invece la deriva è andata avanti, e la rotta si è fatta sempre più distante dalla palestra. «È un ragazzo perso, purtroppo. Molto difficile da aiutare. Ma sinceramente non avrei mai immaginato che arrivasse a tanto. Quando ho letto il suo nome mi è dispiaciuto molto». (lu.so.)

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