C’è l’isola al centro di un traffico che non si è fermato
di Roberto Petretto
Lo scambio delle merci assicurato in tempo di pandemia Ambiente: camion sulle navi per averne meno sulle strade
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SASSARI. Febbraio 2020, più o meno un secolo fa, in un mondo diverso. Sul molo di Porto Torres soffia un vendo freddo che arriva da nord. Sulla Cruise Roma che fa la spola tra Civitavecchia e Barcellona, con scalo intermedio a Porto Torres, si sale senza ressa e senza file. Nel garage sonnecchiano placidi giganti da 500 cavalli: camion abituati a macinare chilometri d’asfalto che si lasceranno invece trasportare lungo le acque del Mediterraneo. È passato un anno, un esserino che si vede solo al microscopio ha cambiato il mondo e le vite, ma alcune cose hanno continuato a funzionare sempre. Con accorgimenti e precauzioni, ma comunque in movimento, per assicurare il funzionamento di una società provata dalla pandemia, ma decisa a resistere.
La situazione. Sulla nave che fa rotta tra Civitavecchia e Barcellona, come su centinaia di altre che collegano i porti del Mediterraneo, dell’Europa e del mondo tante formiche operose hanno continuato a muoversi ordinate, incessanti. Percorrendo in lungo e in largo quelle “autostrade del mare” che sono diventate una parte fondamentale dello scheletro sui cui poggia la struttura dei collegamenti e degli approvvigionamenti di beni. Le autostrade del mare sono una rete di rotte marittime proposta dalla Commissione europea nel 2001. Hanno la non trascurabile caratteristica di garantire un aiuto importante alla riduzione delle emissioni in atmosfera: «Grazie alle Autostrade del Mare sono state risparmiate 680mila tonnellate di Co2 equivalente alle emissione annue di una città di 1 milione di abitanti». È una stima del 2018, fatta dal ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, ma ancora attuale.
Corsie sull’acqua. Per Domenico De Rosa, amministratore delegato del Gruppo Smet e presidente della commissione Autostrade del Mare di Alis (Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile) «a fronte dell’arrivo di navi con maggiore capacità, vedremo nuove linee aprirsi» anche se il limite resta quello «delle infrastrutture portuali inadeguate a ricevere quelle giga-navi e i volumi ulteriori che dalla strada passeranno al mare. È impensabile restare bloccati nei terminal per volumi di merce in crescita perché sono linee miste passeggeri e merci».
L’isola al centro. La Sardegna. La Sardegna ha una posizione privilegiata, al centro dei traffici mediterranei, piattaforma naturale che può fungere da snodo strategico. Ma molto bisogna fare ancora, soprattutto sul piano infrastrutturale. Dei sette scali portuali sardi (Porto Torres, Olbia, Golfo Aranci, Santa Teresa di Gallura, Oristano, Portovesm e Cagliari) non tutti hanno le caratteristiche per inserrisi con efficacia nel circuito delle autostrade del mare. Alcuni perchè fuori dai percorsi di interesse commerciale, altri per carenze infrastrutturali. «È indispensabile che la Sardegna diventi un punto strategico del sistema delle autostrade del mare», ha detto nel luglio dello scorso anno in occasione di un confronto con la Regione la deputata sarda del Pd, Romina Mura. In realtà Porto Torres, Olbia e di recente Golfo Aranci hanno strutture e traffici interessanti, così come Santa Teresa è fondamentale nei collegamenti con Corsica e Francia.
Tempi di pandemia. Dopo anni di costante crescita i traffici sui porti sardi hanno subito una battuta d’arresto nel 2020 a causa della pandemia: «La forbice positiva rispetto al 2019 registrata nei mesi di gennaio e febbraio - spiega l’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna - è andata di colpo ribaltandosi fino a raggiungere il –99 per cento nei principali scali isolani».
In questo panorama distroso hanno continuato a funzionare i trasporti merci: «I porti sardi, come del resto tutti quelli italiani, hanno comunque garantito la piena operatività, senza il minimo rallentamento - spiegano ancora dall’Autorità di sistema portuale -. Il settore merci ha potuto proseguire ininterrottamente anche durante la primavera, permettendo il costante approvvigionamento di beni per l’Isola e, allo stesso tempo, l’export di prodotti delle principali filiere alimentari e del settore della raffinazione».
Il calo delle tonnellate merce in entrata ed in uscita dall’Isola si è attestato, a fine 2020, ad un –17 per cento rispetto all’anno precedente. Il tonnellaggio relativo al trasporto su gommato registra addirittura una crescita del 3,9 per cento rispetto al 2019.
L’incognita. Rimane in Sardegna l’incognita sul futuro della continuità territoriale che interessa anche il settore merci. Al momento la confusione è alta, con bandi per le singole rotte pubblicati, alcuni andati deserti, altri in attesa di scadenza. C’è comunque un sistema di collegamenti e di traffici che rimane attivo anche al di là delle dinamiche della continuità territoriale. La comparsa sul mercato sardo di operatori come Grendi in Gallura è segno di una vivacità che è rimasta anche in temi di Covid e che attende solo di riprendere forza. Con vecchi e nuovi operatori. Una presenza costante è quella della Grimaldi, leader nel settore: «Trasportiamo ogni anno milioni di camion sulle nostre navi - dice Emanuele Grimaldi -: 250mila tra Germania e Svezia, 200mila tra Svezia e Finlandia. E poi Sicilia e sud Italia».
Sono le autostrade del mare e la Sardegna, stavolta, è al centro di uno degli incroci
La situazione. Sulla nave che fa rotta tra Civitavecchia e Barcellona, come su centinaia di altre che collegano i porti del Mediterraneo, dell’Europa e del mondo tante formiche operose hanno continuato a muoversi ordinate, incessanti. Percorrendo in lungo e in largo quelle “autostrade del mare” che sono diventate una parte fondamentale dello scheletro sui cui poggia la struttura dei collegamenti e degli approvvigionamenti di beni. Le autostrade del mare sono una rete di rotte marittime proposta dalla Commissione europea nel 2001. Hanno la non trascurabile caratteristica di garantire un aiuto importante alla riduzione delle emissioni in atmosfera: «Grazie alle Autostrade del Mare sono state risparmiate 680mila tonnellate di Co2 equivalente alle emissione annue di una città di 1 milione di abitanti». È una stima del 2018, fatta dal ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, ma ancora attuale.
Corsie sull’acqua. Per Domenico De Rosa, amministratore delegato del Gruppo Smet e presidente della commissione Autostrade del Mare di Alis (Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile) «a fronte dell’arrivo di navi con maggiore capacità, vedremo nuove linee aprirsi» anche se il limite resta quello «delle infrastrutture portuali inadeguate a ricevere quelle giga-navi e i volumi ulteriori che dalla strada passeranno al mare. È impensabile restare bloccati nei terminal per volumi di merce in crescita perché sono linee miste passeggeri e merci».
L’isola al centro. La Sardegna. La Sardegna ha una posizione privilegiata, al centro dei traffici mediterranei, piattaforma naturale che può fungere da snodo strategico. Ma molto bisogna fare ancora, soprattutto sul piano infrastrutturale. Dei sette scali portuali sardi (Porto Torres, Olbia, Golfo Aranci, Santa Teresa di Gallura, Oristano, Portovesm e Cagliari) non tutti hanno le caratteristiche per inserrisi con efficacia nel circuito delle autostrade del mare. Alcuni perchè fuori dai percorsi di interesse commerciale, altri per carenze infrastrutturali. «È indispensabile che la Sardegna diventi un punto strategico del sistema delle autostrade del mare», ha detto nel luglio dello scorso anno in occasione di un confronto con la Regione la deputata sarda del Pd, Romina Mura. In realtà Porto Torres, Olbia e di recente Golfo Aranci hanno strutture e traffici interessanti, così come Santa Teresa è fondamentale nei collegamenti con Corsica e Francia.
Tempi di pandemia. Dopo anni di costante crescita i traffici sui porti sardi hanno subito una battuta d’arresto nel 2020 a causa della pandemia: «La forbice positiva rispetto al 2019 registrata nei mesi di gennaio e febbraio - spiega l’Autorità di sistema portuale del mare di Sardegna - è andata di colpo ribaltandosi fino a raggiungere il –99 per cento nei principali scali isolani».
In questo panorama distroso hanno continuato a funzionare i trasporti merci: «I porti sardi, come del resto tutti quelli italiani, hanno comunque garantito la piena operatività, senza il minimo rallentamento - spiegano ancora dall’Autorità di sistema portuale -. Il settore merci ha potuto proseguire ininterrottamente anche durante la primavera, permettendo il costante approvvigionamento di beni per l’Isola e, allo stesso tempo, l’export di prodotti delle principali filiere alimentari e del settore della raffinazione».
Il calo delle tonnellate merce in entrata ed in uscita dall’Isola si è attestato, a fine 2020, ad un –17 per cento rispetto all’anno precedente. Il tonnellaggio relativo al trasporto su gommato registra addirittura una crescita del 3,9 per cento rispetto al 2019.
L’incognita. Rimane in Sardegna l’incognita sul futuro della continuità territoriale che interessa anche il settore merci. Al momento la confusione è alta, con bandi per le singole rotte pubblicati, alcuni andati deserti, altri in attesa di scadenza. C’è comunque un sistema di collegamenti e di traffici che rimane attivo anche al di là delle dinamiche della continuità territoriale. La comparsa sul mercato sardo di operatori come Grendi in Gallura è segno di una vivacità che è rimasta anche in temi di Covid e che attende solo di riprendere forza. Con vecchi e nuovi operatori. Una presenza costante è quella della Grimaldi, leader nel settore: «Trasportiamo ogni anno milioni di camion sulle nostre navi - dice Emanuele Grimaldi -: 250mila tra Germania e Svezia, 200mila tra Svezia e Finlandia. E poi Sicilia e sud Italia».
Sono le autostrade del mare e la Sardegna, stavolta, è al centro di uno degli incroci
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