La Nuova Sardegna

«Isola in crisi, non si può più sbagliare»

di Claudio Zoccheddu
«Isola in crisi, non si può più sbagliare»

Appello dei sindacati alla Regione sulla gestione dei fondi per la ripresa economica: «Ora programmazione e condivisione»

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SASSARI. Esisteva un mondo del lavoro precedente alla pandemia e ne esisterà uno successivo. Nella Terra di Mezzo dell’attualità, tuttavia, sono le incertezze a dettare le regole lavorative della convivenza con il virus. Una risma di novità che caratterizza il presente e illumina di insicurezze e paure una Festa del Lavoro che per molti, troppi, fa da sfondo a una condizione di animazione sospesa che rischia di cancellare migliaia di attività, migliaia di posti di lavoro, migliaia di famiglie. Un violentissimo tsunami che è ancora possibile arginare, a patto che l’elenco degli errori sia arrivato all’ultima pagina. Ne sono convinti i sindacati, anima del Primo maggio e sentinelle delle strategie politiche di ripartenza. Anche in Sardegna, dove il giudizio sulla giunta regionale non è per nulla positivo.

Cgil. «Per la seconda volta celebriamo il Primo Maggio in semi-isolamento, preoccupati per l’emergenza sanitaria – spiega il segretario Michele Carrus –. Ma la pandemia ha dimostrato, nei fatti, quanto il lavoro sia centrale nella quotidianità. E quando è mancato ha dimostrato quanto sia determinante per il funzionamento della società. Ripartire sarà faticoso, ma dobbiamo farlo in fretta, iniziando dalle risorse messe a disposizione dallo Stato e dall’Europa con il Recovery plan e i fondi strutturali. Sono opportunità che la Sardegna, già in forte ritardo di sviluppo prima dell’emergenza sanitaria, non può sprecare: per questo il sindacato ha espresso una forte critica verso l’operato della Giunta. Servirebbero invece idee e strategie da condividere con la più ampia rappresentanza del popolo sardo ma la maggioranza al governo appare affaccendata in beghe e interessi discussi in ambiti ristrettissimi. Serve un cambio radicale nei metodi e nell’azione del governo regionale. I fondi disponibili, i piani e i progetti per la ripartenza, sono una scommessa sul futuro che non possiamo permetterci di perdere, ed è questa la vera partita che si gioca adesso».

Cisl. «Il paradigma del lavoro è cambiato da tempo – spiega il segretario, Gavino Carta – ma la pandemia ha disegnato un’economia che deve essere al servizio delle persone, della salute, dell’ambiente. Dobbiamo investire su queste direttrici, i fondi a disposizione non mancano, presto avremo risorse superiori anche a quelle dal Piano Marshall. Il problema non sono i soldi ma i piani per sostenere le imprese e le famiglie. La programmazione europea si muove verso il digitale, l’ambiente e l’inclusione sociale mentre in Sardegna la Festa del Lavoro ci consegna un’isola invischiata in problemi irrisolti e ritardi accumulati. Abbiamo bisogno di politiche sociali, di idee, di progettualità, di capacità di programmazione. Lo chiediamo ad un giunta regionale che nel 2019 ha fatto registrare residui passivi per 2,12 miliardi, cresciuti sino a 3,8 nel 2020. Per non parlare della gestione del Just tansition found, 200 miliardi di euro destinati nel febbario del 2020 all’area di Taranto e al Sulcis, ma la Regione si è mossa nelle ultime settimane per commissionare un sondaggio sulle manifestazioni d’interesse. È necessario che in Sardegna si apra un confronto sulla programmazione e che le parti sociali entrino nelle cabine di regia. Basta perdere battaglie».

Uil. «Stiamo portando avanti la campagna “Zero Morti sul lavoro”, perché nonostante la Pandemia la gente continua a morire sul posto di lavoro –spiega la segretaria, Francesca Ticca –. Poi c’è una condizione generale di grande disagio, perché sono stati rimessi in discussione i diritti acquisiti dei lavoratori. Per non parlare di chi il lavoro lo ha perso o di chi adesso lavora in nero, temi che in Sardegna viviamo anche per colpa di un’idea di sviluppo che scoraggia le donne e i giovani. Su questi temi la Regione deve fare una riflessione, riportando i diritti dei lavoratori in cima all’agenda politica. E l’enorme disponibilità di risorse che ci viene garantita dall’Europa è solo un punto di partenza, perché si possono avere tanti soldi senza sapere come spenderli. Per questo serve una capacità di programmazione che non tenga conto solo degli interessi degli amici o delle lobby, perché adesso i sardi leggono questo dalla politica regionale. I fondi messi a disposizione per la ripresa sono l’ennesimo treno che ci passa davanti e che rischiamo di perdere, come abbiamo perso tutti gli altri».

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