Pinna: «Non sono stato io» Giudizio in corte d’assise
Prima udienza il 28 giugno, nessuna indicazione sul corpo di Fabio Serventi La parte civile: «Speravamo almeno nella restituzione dei resti alla famiglia»
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CAGLIARI. Il corpo della vittima Fabio Serventi non si trova, la madre Marcella Bellisai e Michele Serventi continueranno a reclamarlo come consolazione estrema del loro dolore. Il suo presunto assassino Andrea Pinna (35 anni) andrà invece davanti alla Corte d’Assise presieduta da Giovanni Massidda il 28 giugno per rispondere di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere, come richiesto dal pm Rossana Allieri e come deciso dal gup Giuseppe Pintori a conclusione dell’udienza preliminare. Pinna appare inchiodato da prove che l’accusa ritiene granitiche, fra cui numerose conversazioni telefoniche intercettate, mentre sullo sfondo della vicenda avvenuta a Pardaxius il 21 marzo dell’anno scorso restano le figure misteriose dei mandanti.
Nel corso delle due udienze davanti al giudice Pintori l’imputato ha negato di essere coinvolto nel delitto ma si è comunque scusato con la famiglia di Fabio Serventi, la cui madre ha cercato con ogni mezzo di sapere dove sia finito il corpo del figlio. Ieri Pinna - difeso dall’avvocata Teresa Camoglio - ha accettato di rispondere alle domande del pm Allieri e dei legali di parte civile Patrizio Rovelli e Fabrizio Rubiu, lasciando ampi spazi di contraddizione nelle sue risposte. La sostanza del suo esame è comunque chiara: lui non ha ucciso Fabio Serventi, lui non sa nulla del cadavere e neppure del perché qualcuno l’abbia ammazzato, probabilmente con una coltellata.
I difensori di parte civile hanno chiesto alla Procura una rogatoria internazionale per ricostruire i tabulati telefonici del presunto assassino e della vittima, sperando che il contenuto degli smartphone possa fornire indizi sull’origine del delitto e sul mondo criminale che sarebbe rimasto nell’ombra: «Speravano che l’esame di Pinna potesse servire almeno a recuperare i resti del ragazzo ucciso - ha detto l’avvocato Rovelli - purtroppo non è stato così». Gli ultimi attimi della vita di Fabio Serventi, agricoltore incensurato, sono stati ricostruiti dagli investigatori. Sono le 19.30 del 21 marzo quando il giovane rientra a casa del nonno paterno, dove viveva dall'estate precedente. Sale in camera a fare una doccia, poi il nonno distingue il rumore di un'auto nella via sottostante e lo sente andare via. Non lo rivedrà mai più, perché Fabio scompare e con lui una Vespa 50 che teneva nel cortile sotto casa. I carabinieri lo cercano, sentono i testimoni, il ciclomotore ricompare ed è nelle mani di Andrea Pinna. Si scopre che l'amico Pinna aveva venduto la Vespa a un altro giovane. Emerge che Pinna ha raccontato il delitto, dice di averlo fatto per soldi, cinquemila euro, un debito di droga che doveva essere saldato. Nelle conversazioni anche i dettagli sulla coltellata all'addome ("dal basso verso l'alto") che ha mandato Fabio all'altro mondo. Scatta l'arresto per omicidio volontario. (m.l)
Nel corso delle due udienze davanti al giudice Pintori l’imputato ha negato di essere coinvolto nel delitto ma si è comunque scusato con la famiglia di Fabio Serventi, la cui madre ha cercato con ogni mezzo di sapere dove sia finito il corpo del figlio. Ieri Pinna - difeso dall’avvocata Teresa Camoglio - ha accettato di rispondere alle domande del pm Allieri e dei legali di parte civile Patrizio Rovelli e Fabrizio Rubiu, lasciando ampi spazi di contraddizione nelle sue risposte. La sostanza del suo esame è comunque chiara: lui non ha ucciso Fabio Serventi, lui non sa nulla del cadavere e neppure del perché qualcuno l’abbia ammazzato, probabilmente con una coltellata.
I difensori di parte civile hanno chiesto alla Procura una rogatoria internazionale per ricostruire i tabulati telefonici del presunto assassino e della vittima, sperando che il contenuto degli smartphone possa fornire indizi sull’origine del delitto e sul mondo criminale che sarebbe rimasto nell’ombra: «Speravano che l’esame di Pinna potesse servire almeno a recuperare i resti del ragazzo ucciso - ha detto l’avvocato Rovelli - purtroppo non è stato così». Gli ultimi attimi della vita di Fabio Serventi, agricoltore incensurato, sono stati ricostruiti dagli investigatori. Sono le 19.30 del 21 marzo quando il giovane rientra a casa del nonno paterno, dove viveva dall'estate precedente. Sale in camera a fare una doccia, poi il nonno distingue il rumore di un'auto nella via sottostante e lo sente andare via. Non lo rivedrà mai più, perché Fabio scompare e con lui una Vespa 50 che teneva nel cortile sotto casa. I carabinieri lo cercano, sentono i testimoni, il ciclomotore ricompare ed è nelle mani di Andrea Pinna. Si scopre che l'amico Pinna aveva venduto la Vespa a un altro giovane. Emerge che Pinna ha raccontato il delitto, dice di averlo fatto per soldi, cinquemila euro, un debito di droga che doveva essere saldato. Nelle conversazioni anche i dettagli sulla coltellata all'addome ("dal basso verso l'alto") che ha mandato Fabio all'altro mondo. Scatta l'arresto per omicidio volontario. (m.l)
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