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vaccinI a domicilio per i fragili 

Primi 300 kit ai medici di famiglia che minacciano lo stato di agitazione

Primi 300 kit ai medici di famiglia che minacciano lo stato di agitazione

CAGLIARI. Ai primi trecento medici di famiglia l’Ats-Ares ha consegnato, in queste ore, le dosi che avevano prenotato per la campagna vaccinale a domicilio. È il segnale che dopo gli scontri con la...

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CAGLIARI. Ai primi trecento medici di famiglia l’Ats-Ares ha consegnato, in queste ore, le dosi che avevano prenotato per la campagna vaccinale a domicilio. È il segnale che dopo gli scontri con la Regione potrebbe essere stato raggiunto l’armistizio definitivo? Forse, ma non del tutto. Perché, invece, dall’Fmmig – è il sindacato più rappresentativo della categoria – continuano ad arrivare segnali d’altro tipo. L’ultima dichiarazione del segretario nazionale Silvestro Scotti è stata di fuoco: «Ci hanno coinvolto. Abbiamo firmato un accordo con il ministero della salute e poi con le Regioni, ma alla fine ci hanno lasciato comunque in tribuna. Basta, così non si può andare avanti, siamo pronti a dichiarare lo stato di agitazione». Fra qualche giorno la decisione finale sulla possibile e clamorosa protesta spetterà al Consiglio della Federazione. Comunque all’orizzonte sembrano esserci solo nubi, confermate ancora da Scotti in un’intervista al Quotidiano sanità: «Chi di dovere ha voluto puntare più sugli hub per conquistare il consenso politico, lasciando però noi di fatto con le mani in mano ma facendoci poi passare come quelli che non hanno voglia di fare nulla».

Il portale. Dopo le iniziali difficoltà e diversi problemi tecnici, la pagina web dell’Ats-Ares per la prenotazione dei vaccini sembra essere entrata a regime. Tant’è che, dopo le ultime forniture arrivate in Sardegna, l’Azienda regionale ha confermato: «La distribuzione fra i medici di famiglia è cominciata. Ai primi 300 (in totale sono però 1.200) sono state consegnate le fiale Moderna, con l’obiettivo di accelerare le vaccinazioni a domicilio dei pazienti molto fragili», dove la Sardegna è invece ancora molto indietro.

Ruolo fondamentale. Permettere al sicuro i soggetti più a rischio, l’unica strada possibile – e questo lo sanno tutti – non può che essere il pieno coinvolgimento dei medici di famiglia. A ribadirlo, in questi giorni, è stata anche l’associazione che su Facebook ha dato voce alle denunce di chi, invece, si sente ancora emarginato. «Solo chi ci ha in cura, ogni giorno, sa meglio di chiunque altro quali sono le nostre reali esigenze», hanno scritto diversi pazienti a sostegno della rivolta dei medici di famiglia.

La protesta. Due giorni fa era stata la Fimmg sarda a protestare con uno spazio acquistato su La Nuova: «I medici di base sono stati sempre considerati una categoria importante in questa battaglia contro la pandemia». Proprio per questo la Federazione aveva firmato convinta l’accordo con la Regione. Però – ancora dal comunicato – «la realtà successiva non è stata purtroppo quella che auspicavamo». Per concludere: «Il nostro impegno ora come allora è garantito senza limiti e senza riserve» ma «non intendiamo svolgere un ruolo marginale o di riserva con l'assegnazione di dosi minime di vaccini». (ua)



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