Allarme delle opposizioni «Aziende verso il crac»

Pd, Progressisti, LeU e M5s contro la Giunta: «Subito un piano di salvataggio serio o saranno spazzate via gran parte delle imprese e cancellate intere comunità»

CAGLIARI. A lanciare l’allarme è stato il blocco delle opposizioni in Consiglio regionale. «La Sardegna – scrivono – è sempre più una pentola a pressione: sta per esplodere. Quanto finora messo in campo dalla Giunta di centrodestra non è bastato, non ha rallentato gli effetti devastanti della pandemia e non ha messo al sicuro le aziende. Serve molto di più. Non è catastrofismo e neanche sterile contrapposizione politica, sono le proiezioni economiche e sociali a confermarlo: 27 territori produttivi su 39 saranno spazzati via».

La constatazione. La Sardegna è sull’orlo del baratro, hanno denunciato dal Pd, con Cesare Moriconi e Roberto Deriu, ai Progressiti, Francesco Agus e Massimo Zedda, da LeU ai 5 stelle, con Eugenio Lai e Alessandro Solins. Cosa accadrà quando sarà vinta la guerra contro il Covid? Per il Fondo monetario internazionale e l’Istat, che hanno elaborato un’infinità di dati, purtroppo «la Sardegna è una delle regioni che, a causa della sua storica ed estrema fragilità, rischia di pagare uno dei prezzi più alti». Il rischio è altissimo: imprese azzerate, licenziamenti di massa, intere comunità cancellate».

La proposta. Per evitare questo disastro annunciato è indispensabile – ha detto Cesare Moriconi – un «immediato piano di salvataggio con il coinvolgimento del Consiglio regionale, dopo averlo discusso con le forze economiche e sociale. Non basteranno le risorse della Regione, che da sola non può farcela? Allora, sin da ora, sollecitiamo l’intervento dello Stato». È tutto scritto nella mozione che le opposizioni hanno presentato pochi giorni fa, chiedendo che sia discussa al più presto, ma senza quella chiusura che, in un recente passato, c’è stata da parte del centrodestra sull Recovery plan. «Oggi sono indispensabili – ha proseguito Moriconi – strumenti finanziari straordinari a sostegno delle imprese e del sistema economico. Dopo dieci mesi dalla sua approvazione, la legge Salva Sardegna è ancora ferma al palo e non ha dato le risposte attese, lasciando a bocca asciutta troppe aziende. A gennaio su 200 milioni disponibili solo il 30 per cento s’è tramutato in un aiuto reale». Secondo Moriconi sono proprio questi numeri a confermare «Finora è mancata una strategia».

Gli interventi possibili. Nella mozione c’è scritto: «È necessario puntare su prestiti per la ristrutturazione del debito delle aziende, con garanzie pubbliche al cento per cento e da restituire in non meno di 30 anni. Oppure prestiti d'onore a fondo perduto destinati alle piccole e piccolissime aziende». Infine, alla vigilia della stagione turistica, andrebbe rilanciata anche l’immagine della Sardegna come destinazione sicura.

Le contestazioni. Per le opposizioni la giunta Solinas, in questi mesi, «non ha verificato neanche l’efficacia degli ultimi aiuti e oggi la risalita potrebbe essere molto, troppo, nei territori già compromessi». Secondo Eugenio Lai (LeU) è fondamentale che ci sia invece «finalmente chiarezza sui tempi di risposta, perché gran parte dei precedenti ristori sono fermi». Per Francesco Agus (Progressisti) «è fondamentale muoversi in anticipo, perché quando si agisce in modo estemporaneo, l'insuccesso è dietro l'angolo». Alessandro Solinas (M5s) ha sottolineato la necessità di «accantonare leggi inutili, come quella sul maxi staff della Regione, e puntare su sostegni reali». Roberto Deriu (Pd) ha sottolineato: «Gli effetti della crisi hanno devastato in particolare la Sardegna centrale». Infine Massimo Zedda (Progressisti) ha lanciato anche quest’allarme: «Le grandi organizzazioni criminali sono pronte, anche in Sardegna, a spolpare quel poco che rimarrà». (ua)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes