Più morti che nati nel 2020 cala anche l’aspettativa di vita
ROMA. Nel 2020 la Lombardia ha registrato il 25% di morti in più, con picchi che raggiungono anche il 36% nelle province più colpite dal Covid: Bergamo, Cremona e Lodi. È il bilancio, tanto atteso...
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ROMA. Nel 2020 la Lombardia ha registrato il 25% di morti in più, con picchi che raggiungono anche il 36% nelle province più colpite dal Covid: Bergamo, Cremona e Lodi. È il bilancio, tanto atteso quanto drammatico, dell'anno della pandemia, di quel 2020 che ha messo in ginocchio non solo l'Italia ma il mondo intero. Il report annuale dell'Istat sugli indicatori demografici dipinge un Paese ferito dal virus, con una speranza di vita calata a 82 anni e un tasso di natalità che si avvicina inesorabilmente a un figlio per coppia.
Per il settimo anno consecutivo, l'Italia registra un calo demografico, spalmato su tutte le regioni, ad eccezione del Trentino Alto-Adige che fa segnare un +0,4 per mille. Al 1° gennaio 2021 i residenti sono 59 milioni e 259 mila, 384 mila in meno rispetto allo scorso anno. Il fenomeno colpisce maggiormente il Mezzogiorno (-7 per mille) rispetto al Centro (-6,4) e al Nord (-6,1). I decessi totali sono stati 746 mila, il 18% in più di quelli rilevati nel 2019. A influire, inevitabilmente, anche il Covid che ha avuto effetti su tutte le componenti del ricambio demografico, facendo registrare un saldo negativo tra nascite e morti pari a 342mila unità.
Per il settimo anno consecutivo, l'Italia registra un calo demografico, spalmato su tutte le regioni, ad eccezione del Trentino Alto-Adige che fa segnare un +0,4 per mille. Al 1° gennaio 2021 i residenti sono 59 milioni e 259 mila, 384 mila in meno rispetto allo scorso anno. Il fenomeno colpisce maggiormente il Mezzogiorno (-7 per mille) rispetto al Centro (-6,4) e al Nord (-6,1). I decessi totali sono stati 746 mila, il 18% in più di quelli rilevati nel 2019. A influire, inevitabilmente, anche il Covid che ha avuto effetti su tutte le componenti del ricambio demografico, facendo registrare un saldo negativo tra nascite e morti pari a 342mila unità.
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