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Quei 200 detenuti in regime di 41 bis

Quei 200 detenuti in regime di 41 bis

La presenza nelle carceri isolane sottolineata come fattore di rischio dalla Dia

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SASSARI. La presenza di organizzazioni mafiose nell’isola non ha caratteristiche di capillarità, ma ci sono segnali che non vanno sottovalutati: «Le consorterie mafiose tradizionali in questo contesto d’area non mirano al controllo “militare” del territorio - si legge nell’ultima relazione semestrale della Dia al Parlamento -, quanto piuttosto a sfruttare le opportunità di riciclaggio nonché a ricercare accordi funzionali con organizzazioni autoctone per inserirsi nella gestione del mercato degli stupefacenti».

È esattamente quello che è avvenuto con l’organizzazione smantellata dall’operazione Platinum: collegamenti tra famiglie della ‘ndrangheta e personaggi locali per mettere in piedi e alimentare affari illeciti che spaziano dalla droga, alle estorsioni al riciclaggio. Con investimenti in attività “presentabili”: «Il turismo in Sardegna invoglia le consorterie a ricercare forme di investimenti, soprattutto nel settore ricettivo e immobiliare che in alcune aree territoriali possono essere particolarmente significativi sul piano della redditività - si legge ancora nella relazione della Dia -. È infatti emerso come organizzazioni criminali di origine campana si siano dedicate, talvolta con la complicità di amministratori pubblici, all’acquisizione del controllo di beni immobili nelle località turistiche del cagliaritano e nell’area costiera del sassarese».

Ma cosa sta cambiando in un’isola dove «le caratteristiche tipiche del territorio e l’isolamento geografico hanno, sino ad oggi, ostacolato il radicamento delle organizzazioni di tipo mafioso»? Una spiegazione arriva da un fenomeno che la stessa Direzione investigativa antimafia definisce così: «un interesse ad intraprendere queste attività criminali potrebbe essere manifestato dai nuclei familiari dei detenuti mafiosi ristretti negli Istituti dell’isola, che si avvicinano ai loro congiunti per evitare il cosiddetto “pendolarismo per ragioni di colloquio”».

Persone accusate o condannate di reati di tipo mafioso sono detenute un po’ ovunque nell’isola. A Uta (Cagliari), a Bancali (Sassari), a Badu ‘e Carros (Nuoro) circa 200 in reparti 41 bis, a Massama (Oristano) e Tempio in reparti di alta sicurezza.

«Il problema - aveva dichiarato sei mesi fa Maria Grazia Caligaris, di Socialismo diritti riforme - non è la sicurezza dei cittadini o i pericoli di infiltrazioni mafiose, che può essere gestito, quanto la fisionomia di un’isola che mentre si propone al mondo come meta naturalistica e culturale delle vacanze valorizzando archeologia, storia e lingua si ritrova a essere classificata come la terra del regime 41bis».

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