Tirrenia, c’è uno spiraglio per evitare il fallimento
di Alessandro Pirina
Il giudice rinvia l’udienza al 24 maggio. Onorato chiede l’aiuto del governo
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SASSARI. Il miglio verde di Tirrenia si allunga di altri 17 giorni. I giudici di Milano hanno deciso di concedere un ulteriore rinvio fino al 24 maggio prima di pronunciarsi sull’istanza di fallimento avanzata dal pm Roberto Fontana. Il tribunale ha ritenuto opportuno dare un altro po’ di tempo a Cin, e dunque al gruppo Onorato, per trovare un accordo di ristrutturazione del debito. Ma se entro quella data non verrà trovata l’intesa con i commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria la società - hanno fatto presente i suoi legali ieri in aula - dichiarerà lo stato di insolvenza per l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria. Per arrivare a un chiarimento definitivo con i commissari Cin ha chiesto che venga convocato un tavolo interministeriale intorno a cui dovranno sedersi il Mise, il Mef, il ministero dei Trasporti e la presidenza del Consiglio. Un tavolo che sembrava doversi riunire già ieri, ma poi è stato rimandato alle prossime ore. Insomma, il gruppo Onorato continua a provare a gestire la situazione per evitare che una sentenza del giudice decreti il fallimento di Tirrenia.
Braccio di ferro. Ieri, per tutta la mattina, prima che si svolgesse l’udienza in tribunale, la compagnia ha diramato una serie di comunicati e lettere indirizzati ai piani alti della politica. Prima al ministro Giancarlo Giorgetti per arrivare a una intesa in extremis, poi direttamente al premier Mario Draghi per invitare il governo a utilizzare il Golden power per evitare che i 6mila dipendenti di Tirrenia perdano il posto di lavoro. A dare manforte alla posizione del gruppo Onorato è poi sceso il sindacato maggiormente rappresentativo tra i marittimi, la Federmar-Cisal, che ha annunciato che senza la firma dei commissari e del Mise avrebbe proclamato uno sciopero immediato, bloccando tutte le navi del Gruppo. Non si è fatta attendere la replica dei commissari che - sempre tramite una nota stampa - hanno annunciato che «il Mise ha autorizzato la stipulazione dell'accordo di ristrutturazione con Cin nella versione sottoposta al comitato di sorveglianza» ma «Cin ha respinto la proposta rivoltale conformemente alle prescrizioni ministeriali, diffidando i commissari straordinari alla sottoscrizione dell'atto unilateralmente integrato dalla stessa Cin con clausole inaccettabili per l'amministrazione straordinaria». Una presa di posizione contestata duramente da Cin che, con un’altra nota stampa, l’ha bollata come «contraria alla realtà dei fatti», «clamorosamente smentita da evidenze documentali già in possesso della magistratura e degli organi ministeriali» e nel contempo ha chiesto la convocazione di un tavolo interministeriale «che possa mediare e accompagnare la definizione dell'accordo con Tirrenia in amministrazione straordinaria».
Accordo a un passo. Entrambe le parti, insomma, sembrano ammettere che l’accordo sui 180 milioni di debito sia stato raggiunto, con una riduzione a 160 milioni, di cui 23 da versare a breve e il resto a rate. Il nodo resta quello della par condicio dei creditori, perché a detta di Cin - così com’è - l’accordo non garantirebbe né creditori né dipendenti. Di qui la richiesta di un tavolo interministeriale, di fatto accolta dal giudice che ha rinviato la sua decisione al 24 maggio.
Reazioni. I sindacati si sono detti scettici sulla convocazione del tavolo interministeriale che, accusa la Fit Cisl «si terrebbe lasciando il sindacato alla porta. È auspicabile una specifica convocazione che apra un percorso negoziale, capace di delineare gli scenari e le soluzioni per tutelare le migliaia di lavoratori di Tirrenia Cin». «Meglio una ulteriore proroga che una sentenza che dichiari il fallimento – dice Arnaldo Boeddu, Filt Cgil –. Ma mi auguro che questa sia l’ultima e il tribunale accolga la ricostituzione del debito. Ma anche l’armatore deve assumere un atteggiamento più responsabile». «Siamo stanchi dello stato di incertezza sul caso Tirrenia – ha aggiunto il sindaco di Porto Torres, Massimo Mulas –. Chiedo a Onorato un atto di responsabilità: per il bene della compagnia è arrivato il momento di uscire dalla partita e consentire il rilancio di un gruppo cruciale nel sistema dei trasporti sardi».
Braccio di ferro. Ieri, per tutta la mattina, prima che si svolgesse l’udienza in tribunale, la compagnia ha diramato una serie di comunicati e lettere indirizzati ai piani alti della politica. Prima al ministro Giancarlo Giorgetti per arrivare a una intesa in extremis, poi direttamente al premier Mario Draghi per invitare il governo a utilizzare il Golden power per evitare che i 6mila dipendenti di Tirrenia perdano il posto di lavoro. A dare manforte alla posizione del gruppo Onorato è poi sceso il sindacato maggiormente rappresentativo tra i marittimi, la Federmar-Cisal, che ha annunciato che senza la firma dei commissari e del Mise avrebbe proclamato uno sciopero immediato, bloccando tutte le navi del Gruppo. Non si è fatta attendere la replica dei commissari che - sempre tramite una nota stampa - hanno annunciato che «il Mise ha autorizzato la stipulazione dell'accordo di ristrutturazione con Cin nella versione sottoposta al comitato di sorveglianza» ma «Cin ha respinto la proposta rivoltale conformemente alle prescrizioni ministeriali, diffidando i commissari straordinari alla sottoscrizione dell'atto unilateralmente integrato dalla stessa Cin con clausole inaccettabili per l'amministrazione straordinaria». Una presa di posizione contestata duramente da Cin che, con un’altra nota stampa, l’ha bollata come «contraria alla realtà dei fatti», «clamorosamente smentita da evidenze documentali già in possesso della magistratura e degli organi ministeriali» e nel contempo ha chiesto la convocazione di un tavolo interministeriale «che possa mediare e accompagnare la definizione dell'accordo con Tirrenia in amministrazione straordinaria».
Accordo a un passo. Entrambe le parti, insomma, sembrano ammettere che l’accordo sui 180 milioni di debito sia stato raggiunto, con una riduzione a 160 milioni, di cui 23 da versare a breve e il resto a rate. Il nodo resta quello della par condicio dei creditori, perché a detta di Cin - così com’è - l’accordo non garantirebbe né creditori né dipendenti. Di qui la richiesta di un tavolo interministeriale, di fatto accolta dal giudice che ha rinviato la sua decisione al 24 maggio.
Reazioni. I sindacati si sono detti scettici sulla convocazione del tavolo interministeriale che, accusa la Fit Cisl «si terrebbe lasciando il sindacato alla porta. È auspicabile una specifica convocazione che apra un percorso negoziale, capace di delineare gli scenari e le soluzioni per tutelare le migliaia di lavoratori di Tirrenia Cin». «Meglio una ulteriore proroga che una sentenza che dichiari il fallimento – dice Arnaldo Boeddu, Filt Cgil –. Ma mi auguro che questa sia l’ultima e il tribunale accolga la ricostituzione del debito. Ma anche l’armatore deve assumere un atteggiamento più responsabile». «Siamo stanchi dello stato di incertezza sul caso Tirrenia – ha aggiunto il sindaco di Porto Torres, Massimo Mulas –. Chiedo a Onorato un atto di responsabilità: per il bene della compagnia è arrivato il momento di uscire dalla partita e consentire il rilancio di un gruppo cruciale nel sistema dei trasporti sardi».
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