La Nuova Sardegna

Il racconto

Cuba in ginocchio per l’embargo, il reportage dall’isola: «La popolazione al buio e senza carburante»

di Argentino Tellini
Cuba in ginocchio per l’embargo, il reportage dall’isola: «La popolazione al buio e senza carburante»

Trump sogna una ribellione ma la popolazione, seppure allo stremo, resiste

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Argentino Tellini, collaboratore della Nuova Sardegna, che vive buona parte dell’anno a Cuba, racconta la difficile situazione che sta vivendo lo Stato centroamericano in seguito all’embargo di Trump.

«Ni una gota de petrolio», nemmeno una goccia di petrolio. È il ritornello delle strade di Cuba. Dal 30 marzo sull’isola non arriva combustibile. L’ultima nave a trasportarlo è stata la russa “Anatoly Kolodkyn”, inviata al porto di Matanzas. Dal Venezuela, ex alleato storico dell’isola, più niente dal blitz del 3 gennaio delle truppe speciali statunitensi, ordinato da Donald Trump e dal segretario di Stato Marco Rubio, di origini cubane. Un’azione preparata da mesi e con molte complicità interne, che ha permesso la cattura dell’ex presidente Nicolas Maduro e in cui hanno perso la vita 32 cubani della scorta presidenziale. Un fatto mai digerito dalle autorità cubane e dalla gran parte della popolazione.

Ora in Venezuela a comandare è una donna di fiducia di Trump: Delcy Rodriguez, ex vice presidente, che ufficialmente non si dimostra ostile a Cuba, ma che nella realtà da quando si è insediata non ha inviato più nulla all’ex Paese alleato, Cuba è quindi sotto assedio da un bloqueo economico statunitense che dura da quasi 70 anni e che strangola l’economia, ma anche da nemici latino americani guidati dal presidente argentino ultra liberista e filo statunitense Javier Milei. A cui si è aggiunto ultimamente il nuovo presidente colombiano Abelardo Gabriel de la Espriella, che come primo atto ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche proprio con Cuba.

Un atto che segue un indirizzo preciso trumpiano: indebolire e isolare ulteriormente il governo cubano di Diaz Canel e accrescere le difficoltà del popolo, che vive uno dei momenti peggiori dopo la Rivoluzione. Le scorte energetiche latitano e la gente ha a disposizione poche ore di corrente al giorno. In questa situazione crescono gli apagones, i blackout delle centrali termoelettriche che mandano in tilt il sistema nazionale.

Negli ospedali si compiono miracoli per garantire le emergenze. Nonostante questo Trump minaccia ritorsioni e sequestri di navi a chiunque si permetta di rifornire petrolio a Cuba. Coinvolte nell’embargo anche Visa e Mastercard: impossibile da due mesi ogni transazione con queste carte di credito. Un colpo terribile a una delle più importanti fonti di sostentamento di Cuba: il turismo. Si sono arrese alle ritorsioni persino catene alberghiere come la spagnola Mella, che ha chiuso numerose strutture. Gli arrivi sono quindi stati decapitati. Una delle poche eccezioni la compagnia privata italiana Neos, che ultimamente ha ripristinato i voli tra Italia e Cuba. Il prezzo del gasolio e della benzina vola. Trump spera in una ribellione interna per riprendersi l’isola. Probabilmente medita persino un’invasione. Molto pericolosa. Anche geopoliticamente.

L’esercito cubano e i suoi vertici sinora si sono dimostrati a prova di bomba: impenetrabili e incorruttibili: uno dei pilastri dello Stato, insieme naturalmente al Partito comunista cubano, organo reggente della Costituzione e radicato in ogni barrio. L’opposizione interna? Esiste, come il malcontento causato anche da stipendi molto bassi, che fa compiere a gran parte dei cubani sacrifici inimmaginabili. L’opposizione però non ha un disegno politico preciso, alimentata nei social soprattutto dai siti internet della Florida e di Miami, quasi tutti finanziati dal governo americano. Il presidente Diaz Canel comunque le settimane scorse ha ammesso errori e ritardi e ha annunciato riforme sul lavoro, salari, proprietà privata e banche. In politica estera continua la linea di distensione ed equilibrio che sinora non ha raggiunto gli effetti desiderati. La Cina ha mandato molto riso e aiuti, i messicani altra merce. Di petrolio, però, nemmeno l’ombra. Anche se dal 2028 Cuba si pone l’obiettivo di essere autonoma energeticamente, grazie a progetti di parchi fotovoltaici da eseguire proprio con l’aiuto dei cinesi. La popolazione è quasi allo stremo, ma resiste.

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