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Nervi tesi in maggioranza La Lega chiede un vertice

Nervi tesi in maggioranza La Lega chiede un vertice

L’Udc contro l’assessore Nieddu, il Psd’Az scivola sulle “carenze” della Satta Il Carroccio vuole pubbliche scuse dagli alleati: così non si può andare avanti

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CAGLIARI. Alla maggioranza di centrodestra sono saltati i nervi fino al punto che la Lega ora pretenderebbe pubbliche scuse da buona parte degli alleati. Messa sotto pressione dagli attacchi interminabili e martellanti delle opposizioni, in Consiglio regionale, sul maxi staff del governatore e degli assessori, stavolta la coalizione non ha retto allo stress. Però, a sorpresa, non se l’è presa con gli avversari: nel giro di poche ore, ha dato vita a una doppia clamorosa lotta intestina.

La faida. All’inizio il battibecco in aula è stato fra la Lega e l’Udc, poi fra la stessa Lega e il Psd’Az. Perché, in entrambe le occasioni, gli alleati avrebbero messo in cattiva luce due assessori del Carroccio. Quali? Il primo è stato Mario Nieddu, sanità, criticato dal leader dell’Udc, Giorgio Oppi, perché «non sa fare quello che dice di fare, prendendo così in giro troppe persone». È stata poi la volta di Valeria Satta, affari generali e personale, contestata dalle opposizioni per non essere stata mai presente al dibattito, nonostante la legge sullo staff riguardi il suo assessorato, e poi difesa in maniera frettolosa da Franco Mula, capogruppo del Psd’Az, con queste parole: «Anche se mancano gli assessori, c’è sempre la vicepresidente della Giunta, Alessandra Zedda, e la sua presenza autorevole supplisce alla carenza di qualche altro che magari non può essere in Aula». In entrambi i siparietti, la Lega s’è sentita tradita dai due alleati, tanto da far dire al capogruppo Dario Giagoni: «È finito il tempo della nostra sopportazione». Per la verità lo scontro con l’Udc è stato meno duro di quello con i sardisti. Perché nel primo caso l’incidente è rientrato dopo qualche chiarimento volante, «c’è stata solo un’incomprensione», anche se Nieddu replicherà in serata: «Non mi sembra che questi soloni e scienziati, prima del mio arrivo, abbiano dato grande prova di sé». Nel secondo caso, invece, l’impatto è stato molto più duro. La parola «carenza», pronunciata da Mula, che però pare volesse intendere «assenza», ha offeso la sensibilità della Lega. Il gruppo è uscito dall’aula e poi s’è riunito in gran segreto. Dal conclave è uscito con due richieste perentorie: Mula dovrà scusarsi con l’assessora e soprattutto, come ribadito dal coordinatore Eugenio Zoffili, «è necessario un vertice» – dovrebbe essere oggi – perché, come trapelato sempre dal Carroccio, «così non è più possibile andare avanti».

Il retroscena. La verità è che la legge sullo staff comincia a essere un macigno anche per buona parte del centrodestra. La Lega, ad esempio, vorrebbe discutere di aiuti alle imprese. In aula lo ha ribadito, sollecitando all’assessore al bilancio – Giuseppe Fasolino, rientrato dopo una lunga assenza – «l’immediata ricerca di nuovi contributi». Poi c’è l’Udc, che vorrebbe discutere d’altro, a cominciare dalla sanità: finora ha rispettato i patti, ma non lo farà all’infinito. Anche Forza Italia starebbe per mettersi di traverso. Oggi, come accade di solito, spetterà a Solinas rappacificare la sua maggioranza, travolta da un’evidente crisi esistenziale. (ua)

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