La Nuova Sardegna

Il dolore della zia Stefania: «Un vuoto incolmabile»

di Giusy Ferreli
Il dolore della zia Stefania: «Un vuoto incolmabile»

È stata la prima ad arrivare sulla scena del delitto e ha visto l’assassino scappare: «Vorrei credere nella giustizia ma ogni risultato sarà una magra consolazione»

3 MINUTI DI LETTURA





TORTOLÌ. Ha sentito le urla provenire dalla casa della sorella, ha soccorso Paola e Mirko riversi a terra e visto l’aggressore fuggire. Una prova terribile che avrebbe distrutto chiunque ma non lei. Stefania Piras è una donna piegata dal dolore ma non spezzata. In un momento in cui la sua esistenza è stata sconvolta dalla furia omicida di un uomo, trova la forza per rivolgersi a tutte le persone, e sono tantissime, che hanno voluto testimoniare in diversi modo la loro vicinanza. Usa i canali social Stefania e sono parole meditate le sue. Che vanno dritte al cuore perché spiegano in maniera semplice il tumulto che le percorre l’anima. «La solidarietà e la vicinanza di tutti voi, il calore che ci dimostrate spero possano aiutarci a sopportare questo distacco così prematuro ed innaturale. Mirko – scrive la donna – era per me il figlio che non ho avuto, e lascerà nella mia vita un vuoto che mai potrà essere colmato». Stefania racconta che era giovanissima quando sua madre, Lucia, venne a mancare: «Subito dopo arrivò lui a riportare la gioia di vivere ed i sorrisi nella nostra famiglia. Oggi la vita ha deciso di mettermi davanti un ennesima durissima prova, la più dura di tutte, quella che mai nessun genitore o zio dovrebbe provare». La dolcezza del ricordo di un ragazzo, benvoluto da tutti per la sua bontà d'animo e i suoi modi gentili, lascia il posto alle domande senza risposta. «Continuo a domandarmi come si possa compiere un atto così efferato. Continuo a pensare come possa un essere, che non si può considerare umano, incrociare lo sguardo di un ragazzino e di una donna che implorano pietà e continuare a infliggergli ripetute pugnalate mortali, girare i tacchi ed andar via come se nulla fosse accaduto». La donna diventa lucida e implacabile quando mette sotto accusa il sistema: «Vorrei poter affermare di credere nella giustizia, ma così purtroppo non è, anche perché qualsiasi risultato si otterrà sarà per noi una magrissima consolazione. Il nostro amato ragazzo, proprio ad un mese esatto dal compimento del suo ventesimo anno di età, ha lasciato questa terra e tutti noi a piangere per un delitto che si poteva, anzi che si doveva evitare». Per Stefania, che chiede a quanti credono in Dio una preghiera per la sorella che lotta per la vita e agli altri pensieri positivi, quanto accaduto ai sui cari è l’ennesima dimostrazione del fallimento del sistema. Quel sistema che ora dovrà impegnarsi a tutelare le vittime e i loro familiari.

Lorenzo Farci, fratello maggiore di Mirko, è un ragazzo di 23 anni che si è da poco laureato brillantemente in Statistica a Milano, dove studia per la magistrale, ed è tornato precipitosamente a Tortolì alla notizia della tragedia. È arrivato nel tardo pomeriggio di martedì e da subito ha dovuto affrontare non solo il dolore per la perdita del fratello ma ha dovuto prendere in mano una situazione pesantissima. Da una parte c'è sua madre, che lotta tra la vita e la morte in un letto d’ospedale, di cui presto potrebbe diventare curatore, dall’altro ci sono tutti gli adempimenti che un procedimento penale alle prime battute impongono. Ieri ha bussato alla porta di un legale, l’avvocato Marcello Caddori, per farsi rappresentare in questa vicenda. Il primo passo da parte del legale, la nomina di un consulente di parte. Si tratta del medico legale Guglielmo Benvenuti che parteciperà all'esame autoptico previsto per questa mattina alle 10 in una della camere settorie del cimitero di Quartu.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative