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«L’assassino studiava la casa da una panchina»

«L’assassino studiava la casa da una panchina»

Un giardiniere la sera prima dell’omicidio lo ha visto seduto di fronte alla palazzina dell’ex compagna

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TORTOLì. «Era lì, era seduto proprio lì, in quella panchina azzurra, la sera prima dell’omicidio. Saranno state forse le 16, o qualcosa del genere. Era da solo, stava seduto davanti alla casa Piras, nella panchina di fronte. L’ho riconosciuto, aveva la mascherina». Tshirt sportiva nera con una scritta bianca, jeans celeste chiaro, un giardiniere di professione, tortoliese doc, racconta ai presenti che lui, il giovane pakistano, lo aveva visto proprio la sera prima del delitto mentre era seduto su una panchina azzurra sul marciapiede davanti alla casa di Paola Piras e del figlio Mirko. «Era lì, seduto proprio in quella panchina, e guardava la casa», spiega, fumando una sigaretta davanti al bar di Marco Littarru.

Giusto a pochi metri di distanza, sullo stesso marciapiede, la palazzina a due piani dove alle 5.45 di martedì è stato ucciso a coltellate il giovane Mirko Farci, e ridotta in fin di vita con 18 coltellate la mamma Paola Piras, porta ancora i segni della tragedia avvenuta. Al secondo piano, nel balcone dell’appartamento dove vivevano lo studente ucciso e l’adorata mamma, c’è ancora lo stendino con la biancheria appesa. Sono gli scampoli di una vita strappata troppo presto allo studio, allo sport, ai sogni e agli amici.

«Paola Piras l’ho vista la sera prima – racconta Marianna Perino, titolare della parruccheria e centro degradè Joelle – sembrava solo un pochino triste, ma niente di più. Qui la conosciamo tutti, così come il povero Mirko. Che tristezza, quanto dolore. Era un ragazzo dolcissimo e gentile. Mirko è il figlio di tutti, non doveva finire così. Non è giusto».

«Mirko? Era come un figlio per noi – racconta Marco Littarru, desulese di origine ma da 21 anni titolare del bar “Punto d’incontro” a Tortolì a pochi metri da casa Piras – Mirko veniva sempre qui. Veniva sempre a guardare la partita perché era tifoso della Juventus e poi a giocare a pallone con mio figlio. Mirko è nato qua dentro praticamente. È venuto anche pochi giorni fa, era tranquillissimo come sempre, passava, salutava, sorridente. Un pezzo di pane, un pezzo di pane, per noi Mirko era come un figlio. Mirko sicuramente avrà difeso la madre, ma cosa poteva fare un ragazzino magro, delicato e docile docile? Non avrebbe fatto male a una mosca». (v.g.)

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