La Nuova Sardegna

L’indole aggressiva di Shahid nascosta dietro modi gentili

di Giusy Ferreli
L’indole aggressiva di Shahid nascosta dietro modi gentili

In pubblico si mostrava cortese, ma con la compagna diventava violento   Lorenzo, figlio maggiore di Paola: «Grandi responsabilità mi attendono»

3 MINUTI DI LETTURA





TORTOLÌ. Quale granitica forza d’animo si celi dietro un ragazzo, costretto suo malgrado a diventare uomo dalle tragiche circostanze della vita, lo si può intuire osservando Lorenzo Farci. Basta vedere con quale compostezza il primogenito di Paola Piras, brillante studente di 23 anni, si rivolge a chi cerca di chiedergli un'intervista: «Mi capirà e mi scuserà se in questo momento non voglio dire nulla su quanto accaduto alla mia famiglia. Ora devo pensare ad affrontare le grandi responsabilità che mi attendono», dice Lorenzo. Augura buon lavoro al cronista, saluta educatamente ma non va via e rimane sotto casa. Un buffetto affettuoso al fratello più piccolo e le parole scambiate con il nonno Giancarlo che siede nel marciapiede di viale Monsignor Virgilio dove, poco a poco, si radunano diverse persone. Sono amici e familiari arrivati di fronte alla pizzeria “Sa buttega” che ha la saracinesca abbassata con la scritta “chiuso per lutto” e dove una mano pietosa ha lasciato un mazzo di fiori colorati per salutare Mirko. Lorenzo li saluta uno ad uno, riceve le condoglianze e ringrazia. Sua zia Stefania, sorella minore di Paola, non si muove da casa. La donna, che ha affidato ad un toccante messaggio sui social lo strazio per l’uccisione del suo adorato figlioccio Mirko, non si vede.

Un cordone protettivo la circonda anche quando, per un attimo si affaccia al cancello della palazzina gialla teatro dell’omicidio per parlare con due carabinieri della stazione di Tortolì. Lei per prima si è chiesta con quale coraggio l'aggressore abbia potuto infierire su un ragazzo e su una donna inermi. D'altra parte nessuno, prima della denuncia di Paola del 20 dicembre, aveva immaginato quale indole si nascondesse dietro il volto tranquillo dell’aggressore.

“Chiamatemi Cristian”. Si faceva chiamare con questo nome il 29enne Masih Shahid, sostenendo che fosse più semplice da pronunciare e cristiano si professava. Chi ha conosciuto il giovane arrivato dal Punjab pakistano, non poteva sapere che quell'uomo, operaio in un cantiere nautico di Arbatax, curato nel vestire e misurato nei modi, aveva trascinato la donna in un vortice di violenza e soprusi. Era, ma solo apparentemente, una persona al di sopra di ogni sospetto che mangiava tranquillamente la pizza con la sua compagna.

Nessuno aveva capito che quella facciata di apparente normalità celava comportamenti violenti. Nessuno sapeva. Paola, d’altra parte non aveva confidato a nessuno le sue angosce, si era limitata a dire che Shahid era un po' geloso. Aveva rivelato i maltrattamenti subiti solo all’indomani della denuncia, presentata ai carabinieri quando l'uomo era arrivato, sull'uscio di casa, a stringerle le mani intorno al collo. Sino ad un mese fa, nonostante il divieto di avvicinamento Shahid abitava a pochi isolati dalla sua ex compagna. Ad aprile si era trasferito a Porto Frailis ma la lontananza non è bastata a scongiurare il rischio di un'aggressione che si è rivelata mortale. E sull'onda di un dolore che spezza il respiro si cercano le parole giuste per raccontare la tragedia. Le parole le trova Chiara Fanni, amica di Stefania e tra le prime, all'alba di tre giorni fa, a venire a conoscenza della sorte di Mirko: «Un ragazzo meraviglioso è stato sottratto non solo alla sua famiglia ma all’intera comunità. Io sono una madre a da madre non saprei quale parole usare per consolare Paola». Chiara ha lavorato nella pizzeria di Stefania dove Mirko, studente all'alberghiero, ha fatto qualche stagione. Ora anche lei si aggrappa ai ricordi custoditi gelosamente nello smartphone. Tantissimi i video e le foto. «Ecco qui quando era addetto all’asciugatura dei bicchieri», dice la donna mostrando uno scatto che ritrae il ragazzo, di spalle, intento ad eseguire il compito nel locale della zia. Sembra strano ma, anche in questo momento di disperazione profonda il volto aperto e franco di Mirko riesce nel miracolo di strappare un sorriso. Tale era la sua contagiosa vitalità. Il sorriso svanisce e la realtà si fa incombente: «Nessuno – dice Chiara – ce lo restituirà».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative