Quando la Deledda preparava la “carta da musica”
L’antico pane carasau , celebrato nelle novelle di Grazia Deledda rivive grazie alle sapienti mani di Dina Mastio nel 150esimo anniversario della nascita della scrittrice nuorese. Anche il premio...
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L’antico pane carasau , celebrato nelle novelle di Grazia Deledda rivive grazie alle sapienti mani di Dina Mastio nel 150esimo anniversario della nascita della scrittrice nuorese. Anche il premio Nobel, che ha ambientato molte delle sue opere nel paese di Galtellì, conosceva l'arte del fare il pane e lo racconta in un suo scritto. «Finché sono stata signorina, mi è toccato di fare il pane in casa. Questo voleva nostra madre, e questo bisognava fare: non per economia, che grazie a Dio allora si era ricchi, più ricchi di quanto ci si credeva, ma per tradizione domestica: e le tradizioni domestiche erano, in casa nostra, religione e legge. Dura legge, quella di doversi alzare prima dell'alba, quando il sonno giovanile ci tiene stretti stretti nelle sue braccia di velluto e non vuole assolutamente abbandonarci». Così scrive Grazia Deledda che prosegue : «Ebbene, sì, devo confessare che fin dall'età di dodici anni avevo stabilito di sposarmi per non fare più il pane in casa. Ma passato il primo momento la faccenda prendeva il suo ritmo quasi di festa. Bisogna poi dire che questa faccenda non era di tutti i giorni né di tutte le settimane, perché il pane biscotto che ha il nome caratteristico ma appropriato di «carta di musica» dura interi mesi senza guastarsi, specialmente d'inverno». Sono passati tanti anni ma su carasau a Galtellì si fa ancora così. (g.f.)
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