La Nuova Sardegna

la richiesta dell’assassino durante l’udienza di convalida 

«Vorrei scontare la pena in Pakistan»

Masih trasferito a Uta: oggi il Gip dovrebbe convalidare il fermo

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LANUSEI. «Vorrei tornare in Pakistan, in carcere. Qui non conosco nessuno e ho difficoltà»: è stata, più o meno in questi termini, la richiesta che ieri ha fatto, durante l’udienza di convalida del suo fermo, e prima di essere trasferito nel carcere di Uta, Shahid Masih, l’operaio di 29 anni di origine pakistana in custodia cautelare per l’omicidio di Mirko Farci e il tentato omicidio della mamma di Mirko. Il giovane, davanti al gip di Lanusei, Francesco Alterio, oltre a chiedere di poter scontare la custodia cautelare nel suo paese d’origine – una richiesta informale e che stando alle norme non trova alcun fondamento o spiraglio giuridico – ha fatto alcune dichiarazioni spontanee. Confermando, in sostanza, quanto aveva già raccontato al sostituto procuratore Giovanna Morra poche ore dopo essere stato fermato dai carabinieri. Masih ha ammesso di essere entrato in casa Piras poco prima dell’alba di martedì, e di aver preso un coltello nell’appartamento sottostante, ma non ha spiegato per quale motivo lo abbia fatto e quali fossero le sue intenzioni iniziali. «Una confessione parziale e lacunosa, poco credibile e confusa» l’hanno definita gli investigatori. Secondo questi ultimi il giovane operaio fin dall’inizio ha cercato di attenuare le sue responsabilità sostenendo di essere stato attaccato dal giovane Mirko. Entro oggi il gip deciderà se convalidare il fermo e disporre per l’operaio pakistano la misura della custodia cautelare in carcere così come richiesto dalla Procura. Masih è stato poi trasferito dal carcere di San Daniele, dove ha trascorso i primi giorni di isolamento previsti dalle norme anti-Covid, a quello di Uta. (v.g.)

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