Natalità sempre più giù Draghi suona la sveglia
di Silvia Sanna
Nell’isola neanche un figlio per coppia, il premier: «È questa la priorità»
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SASSARI. Vorrebbero due figli, ma quasi sempre si fermano a uno, anzi meno di uno e mezzo: è questa la media dei figli per coppia in Italia, uno dei dati più bassi in Europa che in Sardegna scivola ancora più giù. Nella nostra Regione per il secondo anno consecutivo siamo allo zero virgola, con un indice di denatalità galoppante che si traduce in neppure un figlio per coppia: 0,95 è l’ultima media sarda nell’anno del Covid, che ha provocato un autentico tracollo delle nascite:-6,9% in Sardegna a fronte del -3,8% nazionale. E allora le parole pronunciate dal premier Mario Draghi agli Stati generali della natalità, celebrati alla vigilia della giornata internazionale delle famiglie, sono un balsamo in una regione che invecchia sempre più velocemente. Perché il presidente del Consiglio ha suonato la sveglia alla politica tutta dicendo che la questione demografica «è essenziale per la nostra esistenza. Ma questa essenzialità sinora non è stata percepita». Anzi, ha aggiunto Draghi, «si è guardato alle donne che decidevano di avere figli come un fallimento, e all'individualismo come una vittoria. Ora, con il superamento di queste barriere ideologiche, bisogna continuare ad investire sul miglioramento delle condizioni femminili. E mettere la società - donne e uomini - in grado di avere figli». Il presidente del Consiglio ha spiegato che la prima arma a disposizione sarà l’assegno unico universale per ogni nuovo nato, una iniziativa elogiata anche da Papa Francesco che ha sollecitato «una politica che promuova la natalità». E anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito come la famiglia meriti politiche di sostegno «nella consapevolezza del ruolo che svolge anche al fondamentale fine della ripresa della natalità». Un’attenzione che include naturalmente i giovani che «hanno diritto di attuare i loro progetti di vita, assicurando così anche l'avvenire del Paese».
L’isola delle culle vuote. Sedicimila nascite in meno in un anno in Italia, 404mila a fronte di 420mila. E addirittura più di 170mila parti in meno negli ultimi 12 anni, -30%. La Sardegna fa pure peggio con 5,1 nati per 1000 abitanti, il dato più basso in assoluto e una quarantenne su quattro che non ha figli. In tutte le province l’indice di natalità è sotto l’1 tranne Nuoro che si ferma però a 1,07. Una generazione poco numerosa di figli unici, considerata l’età avanzata delle primipare – 32,8 anni in Sardegna, 31,3 è la media nazionale – con in crescita la quota di neomamme over 40. Quelle che decidono di avere un figlio tardi perché aspettano di offrirgli stabilità economica. Donne lungimiranti alle quali è difficile dare torto considerato che nella nostra isola 1 bimbo su 3 vive in condizioni di povertà relativa, a differenza della maggior parte dei coetanei in Italia: significa che non ha la possibilità di accedere a servizi importanti, spesso essenziali, per la sua crescita personale. Povertà materiale ed educativa molto grave che rappresenta il primo freno per moltissime donne.
I giovani. Dal premier Draghi, così come da Papa Francesco e dal presidente Mattarella, è stata sottolineata la necessità di investire sui giovani, per uscire dal purgatorio della precarietà che limita tutte le scelte della vita: chi a malapena riesce a badare a se stesso non è invogliato a creare una famiglia e a mettere al mondo dei bambini. Anche su questo fronte la Sardegna deve cambiare passo: il 27,1 dei ragazzi tra 15 e 29 anni non studia e non lavora. E la percentuale sale sino al 28,4 per quanto riguarda le ragazze. Significa che 1 su 4 sta a casa senza fare niente e senza prospettive, una situazione in cui avere un figlio è l’ultimo dei pensieri.
L’isola delle culle vuote. Sedicimila nascite in meno in un anno in Italia, 404mila a fronte di 420mila. E addirittura più di 170mila parti in meno negli ultimi 12 anni, -30%. La Sardegna fa pure peggio con 5,1 nati per 1000 abitanti, il dato più basso in assoluto e una quarantenne su quattro che non ha figli. In tutte le province l’indice di natalità è sotto l’1 tranne Nuoro che si ferma però a 1,07. Una generazione poco numerosa di figli unici, considerata l’età avanzata delle primipare – 32,8 anni in Sardegna, 31,3 è la media nazionale – con in crescita la quota di neomamme over 40. Quelle che decidono di avere un figlio tardi perché aspettano di offrirgli stabilità economica. Donne lungimiranti alle quali è difficile dare torto considerato che nella nostra isola 1 bimbo su 3 vive in condizioni di povertà relativa, a differenza della maggior parte dei coetanei in Italia: significa che non ha la possibilità di accedere a servizi importanti, spesso essenziali, per la sua crescita personale. Povertà materiale ed educativa molto grave che rappresenta il primo freno per moltissime donne.
I giovani. Dal premier Draghi, così come da Papa Francesco e dal presidente Mattarella, è stata sottolineata la necessità di investire sui giovani, per uscire dal purgatorio della precarietà che limita tutte le scelte della vita: chi a malapena riesce a badare a se stesso non è invogliato a creare una famiglia e a mettere al mondo dei bambini. Anche su questo fronte la Sardegna deve cambiare passo: il 27,1 dei ragazzi tra 15 e 29 anni non studia e non lavora. E la percentuale sale sino al 28,4 per quanto riguarda le ragazze. Significa che 1 su 4 sta a casa senza fare niente e senza prospettive, una situazione in cui avere un figlio è l’ultimo dei pensieri.
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